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pubblicato mercoledì, 15 marzo 2017 da Claudio Gurgone in Mondolibri
 
 

Chi era Lovecraft, maestro della letteratura horror

Howard Phillips Lovecraft (1890–1937)
Howard Phillips Lovecraft (1890–1937)

Non è facile scrivere riguardo ai propri autori preferiti, perché si ha il timore di non essere oggettivi ed è altrettanto difficile scrivere degli autori «di culto». In questi casi non si sa se sia meglio rivolgersi a coloro i quali ancora non li conoscono oppure ai loro fan, che però sono sempre molto ben informati su qualunque minimo dettaglio riguardi loro beniamini e formano delle «sette» agguerrite. Quando uno dei propri autori preferiti è anche, come in questo caso, uno degli autori «di culto» della letteratura horror più apprezzati al mondo, il compito di dedicare un articolo sembra ancora più arduo. Ma non me la sentivo di trascurare l’ottantesimo anniversario della scomparsa dello scrittore Howard Phillips Lovecraft.

Chi era Lovecraft

Lovecraft nacque a Providence, nel Rhode Island, il 20 agosto 1890. La sua esistenza non fu delle più felici e gli eventi negativi iniziarono presto a segnare la sua vita. Il padre morì quando il futuro scrittore era ancora molto giovane, probabilmente per le conseguenze della sifilide. Il piccolo Howard venne cresciuto dalla madre (che soffriva di problemi psichiatrici), da due zie e dai nonni. Crebbe nella grande casa di famiglia trascorrendo molto tempo in solitudine, con la sola compagnia di libri della biblioteca domestica e tormentato da ricorrenti incubi notturni. Divenne un avido lettore e appassionato di astronomia.

Purtroppo fu costretto a lasciare scuola secondaria poco prima del diploma a causa di un esaurimento nervoso e per gli anni successivi a questo episodio visse in volontaria reclusione nella casa familiare, leggendo molto e scrivendo poesie, soprattutto nelle ore notturne. Le difficoltà economiche incontrate nel frattempo dalla famiglia non aiutarono certo i suoi già fragili nervi.

La passione per la scrittura

Quando giunse il momento di iniziare una attività che potesse essere remunerativa, decise di dedicarsi alla scrittura, inizialmente come giornalista e successivamente come autore di fiction, dopo essere stato notato e invogliato dal presidente della United Amateur Press Association (una associazione di piccoli editori) in seguito ad alcune lettere scritte dal giovane Howard a una rivista. Da allora la principale occupazione professionale di Lovecraft fu in ambito editoriale.

Lavorò come correttore di bozze, ghostwriter e revisore dell’opera di altri autori per conto degli editori che pubblicavano i cosiddetti «pulp magazines»: periodici molto venduti che proponevano racconti di generi popolari (horror, thriller, detective stories, fantascienza, avventura, etc…) e che venivano letti da un vasto pubblico di ragazzi e giovani adulti.

Gli stessi editori pubblicarono anche alcuni suoi racconti, sia autografi che scritti in collaborazione con altri. Tra le sue «collaborazioni» ritengo particolarmente interessante il racconto Imprigionato con i faraoni ambientato nell’antico Egitto e scritto a quattro4 mani con Harry Houdini. Lovecraft, in ogni caso non riuscì mai a guadagnare abbastanza da poter essere libero da preoccupazioni di carattere economico.

Uno sguardo alle sue opere

Le sue principali fonti di ispirazione furono Edgar Allan Poe, del quale fu un grandissimo ammiratore e con il quale condivise il triste fato di non vedere riconosciuto il proprio valore in vita, e Lord Dunsany. Alcuni suoi racconti, infatti ricalcano lo stile «onirico» di quest’ultimo (si pensi a La ricerca del perduto Kadath, La ricerca di Iranon per esemoio).

Scrisse anche delle poesie, molte delle quali con le stesse tematiche dei suoi racconti in prosa. Vennero poi raccolte e pubblicate in volume con titoli differenti. Compose versi d’occasione, destinati a circolare privatamente, soprattutto in occasione delle festività natalizie e dedicati ad amici (o ai loro gatti). Si cimentò anche con i versi satirici e, personalmente, trovo particolarmente divertente il poemetto Wasted Paper ( Carta Sprecata) una parodia dell’opera modernista The Waste Land (La terra desolata) di T.S. Elliot, che ovviamente un tradizionalista come Lovecraft non apprezzava affatto.

Il suo più grande apporto alla letteratura di genere è l’invenzione della tematica delle creature aliene sbarcate sulla terra, venerate come divinità dagli abitanti del pianeta e fondatrici di civiltà antichissime e creature ibride. Un ulteriore tratto originale e unificante della sua opera è rappresentato dalla «fusione» di questi temi con le tematiche tradizionali della letteratura horror (fantasmi, necromanzia, magia nera etc…).

Lovecraft, infatti viene ricordato più che altro per i racconti dell’«orrore cosmico» e sovrannaturale, raggruppati nel cosiddetto Ciclo di Cthulhu dal nome di una delle malvage e pericolosissime creature aliene che popolano il sinistro Pantheon di sua invenzione, pronte a distruggere il pianeta Terra (ma non solo) qualora se ne presenti l’occasione. Fu anche maestro di quel genere che potremmo definire proto-fantascienza, nel quale non mancò di infondere una punta di ironia, come in Herbert Webst, rianimatore.

L’universo lovecraftiano

Nell’universo lovecraftiano gli esseri umani si trovano spesso sulla soglia di misteriose dimensioni parallele che talvolta hanno punti di contatto con il nostro mondo, ma oltrepassare queste porte non è mai una buona idea: il destino riservato ai troppo audaci è solitamente la morte o la pazzia. In ogni caso è difficilissimo tornare nel mondo degli uomini, come si accorgerà, troppo tardi, il protagonista di La tomba. Vi sono alcune eccezioni, come il pittore Arthur Pickman, protagonista del racconto Il modello di Pickman ma, come il lettore potrà facilmente intuire, quest’ultimo era animato da forti, per quanto stravaganti, motivazioni personali.

Alcuni temerari esseri umani, se vogliono, possono evocare le misteriose entità ultraterrene mediante quello che è diventato il più famoso dei «libri inventati» della storia della letteratura, ossia il famigerato Necronomicon, scritto dall’altrettanto immaginario mago arabo Abdul Alhazred, prima che questi venisse dilaniato da una creatura invisibile.

A volte sono le nuove tecnologie a mettere gli uomini in contatto con inquietanti realtà parallele, come in Dall’ignoto oppure il sottomarino che conduce un capitano della marina tedesca, protagonista del racconto Il Tempio, verso una misteriosa città sommersa.

Tra le tematiche macabre ricorrenti nell’opera del genio di Providence non possiamo dimenticarci del cannibalismo, talvolta fine a sé stesso, come in Il quadro nella casa oppure facente parte di culti ancestrali di antichissime e misteriose divinità e che sopravvivono perché tramandati di generazione in generazione in alcune famiglie dalla reputazione non certo immacolata, come accade in I ratti nei muri.

Le «tare ereditarie», spesso accoppiate all’endogamia, sembrano essere un’altra ossessione del nostro autore. Spesso i difettucci familiari vengono portati alle estreme (immaginarie) conseguenze in una specie di «rovesciamento» dell’evoluzione darwiniana, come accade in La paura in agguato.

Un altro topos tipico della letteratura fantasy, horror e d’avventura ricorrente nei suoi racconti sono gli immensi sotterranei nei quali i personaggi, spesso loro malgrado, si avventurano. Talvolta si incontrano veri e propri mondi ipogei come in Il tumulo.

Il solitario di Providence

Per anni gli appassionati della sua opera ci hanno tramandato l’immagine di uno scrittore isolato dal mondo esterno, tanto da venir soprannominato “Il solitario di Providence”. Se si escludono, però, gli anni giovanili, l’analisi dei suoi scritti personali invece ci ha trasmesso una realtà decisamente differente.

Howard amava visceralmente la sua Providence e il New England, ma viaggiò spesso in lungo e in largo nella parte occidentale degli Stati Uniti. Era ben inserito in un cospicuo gruppo di amici e ammiratori, molti dei quali scrittori, tra i quali vi era Robert E. Howard, autore della saga di Conan il Barbaro, mediante i quali si teneva in contatto tramite la posta e che condividevano reciprocamente, sempre mediante corrispondenza, i racconti da loro scritti, dando così vita alla prima vivace fandom di cui si abbia notizia.

Nel corso della sua vita non abbandonò mai totalmente la passione per l’astronomia, scrisse alcuni trattati sulla materia e basandosi i propri studi arrivò a ipotizzare la presenza di un decimo corpo celeste nel sistema solare.

Nella sua vita vi fu una parentesi matrimoniale della durata effettiva di due anni con Sonia Greene, una scrittrice ed editrice dilettante nonché imprenditrice. Purtroppo anche in questo caso la sorte non fu benevola con lo scrittore e la consorte. Infatti improvvise difficoltà economiche costrinsero la coppia a vivere separata: Sonia si spostava continuamente per motivi di lavoro e Lovecraft viveva in un piccolo appartamento a New York. L’ambiente della grande città non era sicuramente congeniale a una persona amante della tranquillità e della vita riservata come il nostro scrittore. Dopo aver rifiutato un trasferimento a Chicago in seguito a una proposta di lavoro da parte della rivista Weird Tales, lo scrittore tornò a Providence, dove si dedicò una volta alla scrittura dei suoi racconti senza però impegnarsi in maniera significativa perché venissero pubblicati.

Lovecraft morì a causa di un tumore intestinale 15 marzo 1937 e registrò nel suo diario personale l’evoluzione della malattia sino all’ultimo.

La fortuna postuma di Lovecraft

Molte delle sue opere furono pubblicate dopo la sua morte, sia in riviste che raccolte in volumi, incluse quelle inizialmente rifiutate dalle varie case editrici alle quali erano state spedite.

Sono stati pubblicati anche scritti di diversa natura, come trattati sulla scrittura del racconto breve e corrispondenza personale.

L’opera di Lovecraft acquisì notevole successo proprio nei decenni successivi alla morte dell’autore. Alcuni scrittori continuarono a usare il suo Pantheon di creature mostruose cambiando così i racconti e i romanzi del Ciclo di Cthulhu. Tra gli scrittori che hanno dichiarato di essere stati ispirati da lui vi è anche Stephen King.

L’influenza del genio di Providence non si limita, però, solo alla letteratura. Sono infatti numerosi i riferimenti alla sua opera nella musica, in generi che spaziano dall’heavy metal al jazz. Inoltre, alcuni dei suoi racconti sono stati trasformati in film, cortometraggi e graphic novel. Sono numerosissime le citazioni presenti nei videogiochi e addirittura in alcuni cartoni animati per ragazzi.

Chi volesse approfondire qualunque dettaglio inerente l’opera e l’influenza di questo scrittore può far riferimento ai numerosissimi siti ed e-zine (fanzine elettroniche) presenti in rete.

Foto | Wikimedia Commons




Claudio Gurgone

 

Vive a Torino, dove si è laureato in lingue e letterature straniere moderne. Alterna l’attività di traduttore con quella di insegnante. Disegna vignette per hobby ed è felice quando ha la possibilità di stare in mezzo ai libri e di occuparsi, in qualsiasi modo, di letteratura.