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pubblicato giovedì, 16 marzo 2017 da Roby in Mondolibri
 
 

I migliori libri sul rapporto padre-figlio o figlia

Alcuni libri sul rapporto padre-figlio
Alcuni libri sul rapporto padre-figlio

Questo è uno di quei post particolarmente difficili da scrivere per me, perché quando si parla di rapporto padri-figli mi sento davvero toccata nel profondo. Tutti noi abbiamo un punto debole e oggi vi svelo il mio: una relazione mai definitivamente chiarita, fatta di formalità, incomprensioni – tante – qualche litigio e poche, pochissime parole. Capire chi l’abbia iniziato e voluto così è difficile come scoprire se è nato prima l’uovo oppure la gallina, ma questa mia piccola e dolorosa esperienza personale, mi viene utile per introdurre l’argomento di oggi: i migliori libri sul rapporto padre-figlio o, come nel mio caso, padre-figlia.

Per me, in questo come in molti altri casi, leggere è stato terapeutico: mi ha consolato, a volte distratto, spesso risarcito di emozioni e affettuosità che mi sono sempre mancate. Oh, se solo mio padre amasse leggere e parlare la metà di quanto tutto questo piace a me! Magari basterebbe il libro giusto, quello che racconta un po’ più di me o un po’ più di lui, per comunicare, anche se con un linguaggio speciale e altamente metaforico, tutte le cose che in faccia non riusciamo a dirci. E anche la distanza, a quel punto, sarebbe colmata. Di seguito qualche suggerimento utile.

7 libri sul rapporto padre-figlio (o padre-figlia)

«Nel nome del padre» di Gianni Biondillo

Un libro che tratta un argomento quanto mai attuale e sempre troppo trascurato, quello dei diritti di un padre separato. Qui in particolare è narrata la storia di Luca, che dopo essersi fatto reciprocamente a pezzi con la compagna Sonia a discapito della figlioletta Alice, ora – come da manuale – ha estrema difficoltà a vederla e a viverla, perché la sua ex si approfitta fin troppo subdolamente di un vuoto legislativo apparentemente incolmabile. Così Luca si ritrova solo e ubriaco la notte di Natale a meditare di farla finita…

«Gli sdraiati» di Michele Serra

L’autore, giornalista adeguatamente prestato alla letteratura, si confronta con il periodo dell’adolescenza di un figlio, probabilmente più per questioni anagrafiche che di scelta narrativa. Se leggere è terapeutico, forse scrivere lo è ancora di più, tanto che qui Serra non dà lezioni di vita, né propone la propria ricetta per “maneggiare con cura” l’età più difficile, ma si limita a descrivere – senza risparmiare nulla a nessuno – la differenza tra padri cinquantenni e figli adolescenti, parlandone in termini di “eretti” e “sdraiati”. Due razze alternative l’una all’altra, che vivono anche secondo fusi orari diversi, ma che possono incontrarsi in occasioni sporadiche e impensabili, come quella di una gita in montagna da sempre promessa e inaspettatamente realizzata. Su GraphoMania c’è la recensione a Gli sdraiati di Michele Serra.

«Non ti muovere» di Margaret Mazzantini

Secondo me è il migliore libro dell’autrice – incoronato anche da un indimenticabile film – che sceglie di raccontare il potere taumaturgico dei figli nei confronti dei genitori. Timoteo è un uomo come tanti: brillante chirurgo con moglie e figlia, una vita apparentemente normale che è solo l’anta dell’armadio dietro al quale si nasconde uno scheletro, quello di Italia, una giovane di borgata che Timoteo ha creduto di usare come oggetto sessuale, rimanendone poi, invece, inspiegabilmente innamorato. Lei resta incinta, ma poi muore per setticemia in seguito all’aborto che sceglie in solitudine per salvare a lui vita e reputazione. Questa vicenda lascerà in Timoteo un vuoto e un’immobilità che solo la paura di un altro lutto, quello per la figlia arrivata in fin di vita al suo ospedale dopo un incidente con il motorino, riuscirà a scuotere, facendolo tornare alla vita e alla famiglia con una consapevolezza e una maturazione nuova.

«Via Gemito» di Domenico Starnone

È un rapporto con il proprio padre ricostruito a posteriori, quello narrato dal figlio. Federì si considera il più grande pittore napoletano di tutti i tempi, ma è costretto dalle condizioni economiche a mettere da parte la sua arte e a lavorare come ferroviere. Ciò provoca in lui una profonda frustrazione che sfoga – anche materialmente – sulla propria moglie e il proprio figlio, considerati neppure troppo nascostamente i responsabili delle sue rinunce.

«Prima di perderti» di Tommaso Giagni

Un esordiente giovanissimo già alle prese con un tema drammatico: quello del suicidio del padre. Giuseppe si è gettato dal balcone e Fausto cerca la pace dandosi una spiegazione di questo gesto: il padre non era altro che un frustrato che aveva abbandonato i propri sogni e si era adagiato a vivere all’ombra del proprio ambiente per non perderne i privilegi. Fausto è diverso, è un lottatore, ed è proprio una specie di duello, soprattutto verbale, quello che si troverà a intraprendere con il fantasma di Giuseppe che si ritrova davanti mentre stava lì lì per disperderne le ceneri alla periferia della sua amata città, Roma…

«Aspetta primavera, Bandini» di John Fante

E proseguiamo con un grande della letteratura internazionale. Secondo volume della saga dedicata al suo più celebre personaggio, Fante inquadra la vicenda attraverso gli occhi del figlio quattordicenne Arturo, che assieme alla propria famiglia vive la triste condizione di immigrato italiano in Colorado. Ma mentre lui la supera dedicandosi al baseball e innamorandosi della compagna di scuola Rosa, il padre Svevo, operaio sommerso dai debiti e costretto all’inattività dalla rigidità dei lunghi mesi invernali, sprofonda sempre più nella follia, nell’alcol e nel gioco d’azzardo. La situazione si complica quando a sbattergli in faccia i suoi fallimenti arriva anche la suocera, Donna Toscana…

«Shining» di Stephen King

Parlare di un padre che sprofonda nella sua follia, mi ha fatto venire in mente Jack, il mitico insegnante di letteratura licenziato, che accetta il lavoro di guardiano invernale dell’Overlook Hotel (curioso che anche questa vicenda si ambienti nel terribile inverno del Colorado) portandosi appresso nei mesi di isolamento la moglie Wendy e il figlioletto Danny. Ma si porterà appresso soprattutto la propria follia, alimentata dalle mancate aspirazioni da scrittore e amplificata dal silenzio ovattato della natura coperta da una spessissima coltre di neve.

Il re dell’horror, poi, ricama il racconto con il filo del soprannaturale, inserendo fantasmi reali e visioni psicotiche, ma soprattutto coinvolgendo nella linea della trascendenza anche il figlio di cinque anni, a quanto pare portatore di uno strano dono, quello della luccicanza – lo “shining”, appunto – che risulta, quindi, essere una specie di medium tra l’aldiqua e l’aldilà. Ed è qui che il racconto intraprende anche il delicato percorso di romanzo sul rapporto padri-figli, anche se in queste pagine il tema è portato allo scontro estremo, alla sfida finale per la sopravvivenza.

Foto | Pixabay








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Roby