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pubblicato domenica, 19 marzo 2017 da Graphe.it in Racconti e testi
 
 

Un albero davvero speciale. Racconto per la festa del papà

Un albero davvero speciale: un racconto per la festa del papà
Un albero davvero speciale: un racconto per la festa del papà

Auguri a tutti padri per la festa del papà! E quando diciamo tutti, intendiamo proprio tutti. Non ci piace fare distinzioni: la paternità è qualcosa che abbraccia il legame biologico, è vero, ma va anche oltre.

Per l’odierna festa del papà vi proponiamo un racconto dolce-amaro che abbiamo intitolato: Un albero davvero speciale. Il racconto è tratto dal libro Due compleanni e una città di Alessandro Petruccelli e narra della presenza del padre nella vita dei figli in modi che forse non sono immediatamente comprensibili.

Un albero davvero speciale

La guerra era finita da circa un anno e sebbene i morti fossero stati raccolti dappertutto e portati via, Damiano, rincorrendo una farfalla, ne trovò uno sotto un mucchio di foglie e di frasche. Il padre di Damiano avvertì i carabinieri e quelli che lo vennero a prendere, leggendo la medaglietta che il cadavere portava appesa al collo, dedussero le generalità e dissero che si chiamava Carlo, aveva venticinque anni ed era un soldato tedesco. Il bambino ascoltò e per non dimenticare il posto in cui lo aveva trovato ci piantò la mazza che aveva in mano. La mazza era d’olmo, mise radici, cacciò foglie e rami e diventò una pianta. Più volte il padre tentò di tagliarla ora per farne un palo per il pergolato ora per farne un giogo per le mucche, ma Damiano si oppose. Intanto anche Damiano era cresciuto e, divenuto giovane, dopo il servizio militare, emigrò. Aveva fatto la domanda per l’Inghilterra e per la Germania, ma arrivò per prima la richiesta da quest’ultima. Damiano, senza pensarci due volte, fece la valigia e partì. Il lavoro che gli fu assegnato fu quello di fare le pulizie in una grande officina meccanica. Erano passati quattro anni che svolgeva questa attività, quando in un giorno di festa, passeggiando per le vie di Francoforte, incontrò una ragazza che, tenendo il cofano alzato, esaminava senza sapere che fare il motore della sua macchina. Damiano, un po’ per la familiarità che aveva con i mezzi meccanici un po’ per la bellezza della ragazza che lo attirava, subito si offrì.

– Posso vedere io? – chiese.

– Perché, è capace? – osservò la ragazza sorpresa e fiduciosa.

– Un poco.

Damiano salì in macchina, tentò di mettere in moto, ma subito scese.

– Non c’è niente da fare – affermò.

– È un guasto grave? – chiese la ragazza.

– No. Manca la benzina.

– La benzina? Non è possibile!

– È possibile, eccome: infatti non ce n’è una goccia.

– La spia non segna rosso.

– La spia non funziona.

La ragazza scoppiò a ridere. E più rideva più era bella.

– A te non viene da ridere?

– Sì, sì – accondiscese il giovane emigrato e anche lui si mise a ridere.

Si avviarono insieme in cerca di un distributore. Strada facendo, si scambiarono alcune notizie. La ragazza si chiamava Luisa, era impiegata in un ufficio di assicurazioni e si dilettava a dipingere. Damiano, oltre al suo nome e al suo lavoro, disse che in Italia abitava a mezza via tra Napoli e Roma. In questo modo si era fatto sempre capire in quanto aveva imparato che queste due città gli stranieri le conoscono tutti.

– Proprio tra Napoli e Roma è morto mio padre – esclamò Luisa.

– Come?

– Durante la guerra.

– Era soldato?

– Io avevo appena un anno, quando ricevette la chiamata alle armi. Ci hanno detto che a ucciderlo è stata una bomba a mano.

– Anche mio zio è morto così. Mi dava sempre le ciliegie.

– Perché, quanti anni hai?

– Ventisette – rispose Damiano.

– Io ventidue.

– Speriamo che non ci siano più guerre.

Intanto erano arrivati al distributore. Comprarono una lattina di benzina e ritornarono alla macchina.

– Da qualche mese – confessò Luisa – mi accade un fatto strano. Quasi ogni notte, mio padre me lo sogno tutto sorridente, seduto sotto un albero.

– Di che albero si tratta?

– Non so come si chiama.

– È grande o piccolo?

– Non molto grande, piuttosto alto e diritto e con bei rami.

– Come sono le sue foglie?

– Piccole e molto verdi.

– Per caso è un olmo?

– Forse, ma io gli olmi non saprei riconoscerli.

– Tuo padre si chiamava Carlo? – chiese Damiano con il cuore che gli batteva forte.

– E tu come lo sai? – chiese a sua volta Luisa tutta meravigliata.

– Quando è morto aveva venticinque anni?

– Sì.

– Allora è lui – affermò il giovane emigrato e raccontò.

In Damiano e Luisa presto nacque l’amore e si sposarono in un giorno d’agosto. Nell’ora in cui i due sposi stavano davanti all’altare, dall’olmo che Damiano aveva piantato spirò un venticello che riempì di frescura tutta la contrada.

Foto | Pixabay




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)