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pubblicato venerdì, 24 marzo 2017 da Roberto Russo in I nostri libri
 
 

Intervista a Svetlana Tomin, autrice del saggio «Jelena Balšić e le donne nella cultura medievale serba»

Svetlana Tomin, Jelena Balšič e le donne nella cultura medievale serba
Svetlana Tomin, Jelena Balšič e le donne nella cultura medievale serba

Jelena Balšić e le donne nella cultura medievale serba è il titolo del libro che inaugura la collana «Techne minor» della Graphe.it edizioni. Il «minor» è riferito solo alla «lunghezza» del saggio, non certo ad altri aspetti dello studio. Il testo è disponibile in cartaceo e digitale.

Autrice del saggio, tradotto in italiano grazie a Dragana Parlac, è la professoressa Svetlana Tomin, docente di letteratura serba medievale presso il Dipartimento di Letteratura serba della Facoltà di Filosofia di Novi Sad (nel nord della Serbia), come anche di Studi di genere presso la rete accademica interdisciplinare ACIMSI.

Ma chi è Jelena Balšič? Perché merita di essere studiata? Lo abbiamo chiesto direttamente autrice, che ringraziamo per la disponibilità.

Intervista a Svetlana Tomin, autrice del saggio «Jelena Balšić e le donne nella cultura medievale serba»

Da che cosa è nato in lei l’interesse per le donne medioevali?
Mi ha sempre incuriosito il fatto che nonostante il grande interesse che suscita, questo tema non sia stato sufficientemente studiato né conosciuto.
Del resto, sappiamo tutti quanto il Medioevo sia stato poco o affatto benevolo con le donne. Molto spesso le ha dipinte sotto una luce estremamente negativa – come portatrici del male e della rovina o, addirittura, come incarnazione stessa del diavolo. Sono numerose le testimonianze in tal senso nella letteratura e nei detti popolari. Tuttavia la constatazione più calzante è che la donna nel Medioevo è stata rappresentata sia come simbolo o del male, sia del bene assoluti. Un po’ come un’immagine in bianco e nero senza sfumature. Emblematico è il leggendario confronto tra l’imperatore Teofilo e la poetessa Cassianì: «Tutto il male viene dalle donne», aveva detto il sovrano che, prontamente, sentì rispondersi: «Maestà, dimentica però che anche tutto il bene viene dalle donne».
Si tratta della visione della donna come Eva, rea di aver portato la rovina nel genere umano, e viceversa, come Maria, grazie alla quale il mondo è stato salvato.
Così tra i testi che ci sono pervenuti troviamo dei veri e propri sermoni misogini ma anche esempi diametralmente opposti. Per lo più vi si lodano il timore di Dio, la misericordia e la beneficenza: insomma le caratteristiche «femminili» ben accette nel sistema cristiano dei valori.
Nella letteratura serba medievale la rappresentazione di donne sagge e intelligenti è rara anche se rimane il fatto che gli scrittori sapevano a volte sottolineare le loro capacità diplomatiche, la conoscenza letteraria e l’erudizione.
In altri termini sono stata sollecitata dalla convinzione che fosse ingiusto che le donne, le quali avevano contribuito allo sviluppo della cultura con un ampio spettro di attività, venissero molto spesso rappresentate da una prospettiva negativa. Ovviamente mi interessava approfondire anche i motivi di questo fenomeno.

Qual è l’importanza di Jelena per la cultura del suo tempo?
Jelena intratteneva una corrispondenza con il suo padre spirituale, Nikon il Gerosolimitano, usanza questa diffusa tra le nobili. Nikon nel 1442 aveva composto per lei Gorički zbornik [Codice di Gorica], in cui aveva incluso sia la loro corrispondenza epistolare, sia i testi da lei commissionati di geografia, geometria, cosmografia, agiografia, diritto monastico e diari di viaggio.
Le lettere di Jelena permettono di conoscere il largo spettro dei suoi interessi culturali e delle questioni che interessavano il mondo dotto del tempo.
Come si registra per molte altre nobildonne dell’epoca anche di aree geografiche diverse, Jelena era fortemente interessata a tematiche religiose e spirituali, pur non essendo una monaca né intenzionata a prendere i voti. A questi temi si è dedicata nella quiete del monastero da lei costruito sull’isola di Gorica nel lago di Scutari, dove morì nel 1443.
Jelena si presenta non solo come interessata alla cultura, ma anche anche come statista e mecenate: organizzò, infatti, una rivolta contro Venezia e andò a trattare personalmente con il doge. Sopravvisse a due mariti e al figlio, viaggiò, dichiarò guerra, condusse trattative, costruì un monastero e scrisse il testamento con il quale lasciò la sua biblioteca alle chiese.

Quali sono secondo lei le straordinarie donne medioevali la cui figura dovrebbe essere approfondita?
Oltre a Jelena Balšić, ricorderei Elena d’Angiò, l’imperatrice Elena e la principessa Milica. Sopratutto la principessa Milica si distinse con la guida saggia dello Stato in tempi particolarmente duri durante l’espansione ottomana nei Balcani.
Uno dei segmenti del lavoro di queste donne è stata l’attività edilizia come benefattrici, di cui ancora oggi rimangono a testimonianza i monasteri di Gradac, Krka, Matejca, Ljubostinja e altri.
A tal proposito, si hanno degli indicatori dello status femminile in ambito sociale e non soltanto nella sfera privata. La traslazione delle reliquie dei santi, che spesso si possono collegare proprio all’impegno delle donne, era occasione per varie donazioni. Così, per esempio, la traslazione delle reliquie di San Luca fu organizzata dall’imperatrice Mara Branković, moglie del sultano Murat II.
L’organizzazione di queste traslazioni dimostra la consapevolezza dell’importanza delle reliquie dei santi, ma anche dell’atto stesso della loro traslazione come della parte integrante di un programma più ampio dell’istituzione del culto dei santi. Mara fu la più meritevole tra le donne che svolsero l’attività diplomatica visto che prese parte nelle trattative tra turchi e ungheresi e tra turchi e veneziani. È giustamente considerata uno dei personaggi più interessanti della storia balcanica del XV secolo.
Tra le varie forme di creatività femminile spicca il ricamo ecclesiastico ritenuto eccellente monumento dell’arte applicata medievale. In numerose nobildonne si registra un connubio molto interessante tra quest’arte e l’attività scrittoria, non desta quindi meraviglia che tra le scrittrici e ricamatrici più significative spicchi la figura della monaca Jefimija. I suoi ricami sono stati realizzati su un supporto durevole pensati come dono per i monasteri, cosicché oggi non solo fanno parte del patrimonio letterario, ma anche di quello artistico.
Oltre ai testi che lodavano i santi, le donne in Serbia scrivevano soprattutto lettere e rilasciavano bolle ai monasteri.

Cosa può dire questa monografia all’uomo contemporaneo?
La creatività femminile nel medioevo merita attenzione non soltanto perché non è stata studiata a sufficienza, ma anche perché la conoscenza delle eminenti figure femminili del passato ci dimostra che le donne hanno dato dei contributi notevoli ogniqualvolta le circostanze lo rendessero possibile. Così era nel Medioevo, così è oggi. Mi viene in mente anche il detto del tutto contemporaneo: «Dietro ogni donna di successo c’è la madre che le tiene i bambini!».
In tal senso questo argomento è molto attuale. Bisogna tenere presente che le donne medievali che svolgevano attività culturali e spirituali, appartenevano ai più alti strati sociali – si trattava di principesse, imperatrici, regine – che avevano accesso ai libri, viaggiavano e potevano permettersi di comunicare con le persone dotte. Loro hanno avuto l’opportunità di ricevere un’istruzione e di sfruttare il proprio potenziale creativo. Si trovavano nella posizione di far sentire la propria voce. Se parliamo della posizione della donna nella società in generale, tutt’oggi sono valide ed echeggiano le parole di Virginia Woolf che, nel suo Una stanza tutta per sé, dice: «Una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé per poter scrivere».

È possibile fare oggi una sorta di pellegrinaggio sui luoghi di Jelena Balšić?
Senz’altro. Jelena prima di sposarsi in Serbia, visse alla corte di Kruševac che fu la città capitale prima di Belgrado. Successivamente visse in Montenegro con il primo marito e governò questi territori dopo la sua morte. In seguito visse a Ključ, una città della Bosnia, recandosi spesso a Dubrovnik dove il suo secondo marito, Sandalj, aveva un palazzo.
Credo, tuttavia, che il sito più importante legato a Jelena sia l’ambiente incantevole del lago di Scutari con le sue isolette sulle quali sono ancora attivi piccoli monasteri ortodossi. Si tratta di vere e proprie oasi di pace e di silenzio intrise di preghiera e circondate da una natura meravigliosa. Questa parte del lago appartiene al Montenegro e vi è la possibilità di effettuare visite turistiche in barca. Su una di queste isolette di nome Gorica, oppure Brezovica, Jelena trascorse gli ultimi anni della sua vita. Lì si trova il suo sepolcro, nel monastero edificato per sua volontà.

Si ringrazia Gaetano Passarelli per la collaborazione e Dragana Parlac per la traduzione.








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Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.