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pubblicato domenica, 2 aprile 2017 da Natale Fioretto in Poesia e dintorni
 
 

Addio a Evtušenko, l’ultimo dei grandi poeti russi

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko (1932-2017)
Evgenij Aleksandrovič Evtušenko (1932-2017)

Il poeta e romanziere russo Evgenij Aleksandrovič Evtušenko è morto. Nato a Zima, nella Siberia sudorientale, il 18 luglio 1932, Evtušenko è deceduto in un ospedale di Tulsa (Oklahoma, USA) per complicazioni dovute a un tumore.

L’ultimo dei grandi poeti russi: così è stato definito Evgenij Aleksandrovič Evtušenko con grande disappunto dell’interessato, che ha sempre avuto uno sguardo benevolo sulla letteratura russa. Sarebbe comunque riduttivo costringere la maestria di Evtušenko al solo campo della poesia, sebbene fu poeta sensibile e talentuoso. Egli infatti si espresse come prosatore, pubblicista, sceneggiatore cinematografico, regista, fu membro del Consiglio degli scrittori di Mosca e membro onorario dell’Accademia Americana delle arti e dell’Accademia Europea delle Arti e delle Scienze. Una personalità eclettica e magnetica, che ho avuto l’immenso piacere di conoscere durante un recital di poesia a Perugia quando ero ancora studente di letteratura russa.

Il bisogno di libertà e di poter investigare i più disparati campi di interesse gli procurarono non pochi problemi sia durante la dittatura di Stalin, l’uomo d’acciaio, sia ai tempi del “disgelo” quando la memoria di Stalin restava ancora solida in certi ambienti della politica sovietica.

Una poesia di Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

Non fu solo poeta civile, ma appassionato autore di poesie d’amore dedicate alla donna amata e alla madre e uomo capace di grandi sentimenti di comprensione. Un esempio è la poesia Se porti il bene o il male, davvero non so (da Nuovi poeti sovietici, a cura di A. M. Ripellino, Einaudi 1961):

Se porti il bene o il male
sarà il tempo a deciderlo.
Ma appena sto con te,
io divento peggiore.
Mi telefoni spesso,
e ogni volta in risposta,
per mio desiderio,
la vicina
ti ripete che non sono a casa.
E tu mi tormenti ogni giorno
con una lettera nuova.
Scrivi che senza di me
non puoi vivere nemmeno un’ora,
che io sono un tipo strano,
che non hai più forza,
che, ubriaco,
Vit’ka Sílin
ha chiesto la tua mano.
Trabocco
di dolore,
felicità,
irrequietezza…
Che cosa far con te?
Che fare con me stesso?!
Mi ingegno di osservare
i tuoi sogni a mente fredda.
Di escogitare un mezzo
per disinnamorarti.
Col nuovo abito azzurro,
cucito su misura,
adesso Vit’ka Sílin
sarà sulla tua strada.
Geloso e pervicace,
l’animo
tutto amore,
è aspirante-storico
e ha scoperto qualcosa.
Cammina fra le pozze
d’aprile, nella pioggia,
ma invano: tu non lo ami,
e tu non vuoi aspettarlo,
sei adesso all’«Ermitage»,
mi stai telefonando,
e sai
che ti diranno
che io non sono a casa.

Della sua sterminata produzione ricordiamo almeno le opere di cui sono disponibili le traduzioni in italiano: La stazione di Zimà (Feltrinelli, 1962); La centrale idroelettrica di Bratsk (Rizzoli, 1965); Non sono nato tardi (Editori Riuniti, 1962); Poesie (Garzanti, 1971) e la recente Condannato all’immortalità. Piccola antologia con inediti (Interlinea edizioni, 2008). Su GraphoMania c’è anche la sua poesia Era lei la neve.




Natale Fioretto

 

Natale Fioretto è docente di lingua italiana e di traduzione dal russo presso l’Università per Stranieri di Perugia. Si occupa da anni di metodologia dell’insegnamento della lingua italiana come L2. È appassionato di Valdo di Lione e Francesco d’Assisi.