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pubblicato giovedì, 13 aprile 2017 da Mariantonietta Barbara in Mondolibri
 
 

Intervista a Lodovica San Guedoro, candidata al Premio Strega 2017

La scrittrice Lodovica San Guedoro
La scrittrice Lodovica San Guedoro

Gli scrittori, si sa, non sono gente normale. Eclettici, istrionici, presi dal proprio mondo interiore, profusi in un faticoso lavoro che non è detto risponderà alle proprie e altrui aspettative. Alcuni di loro ce la fanno, alcuni emergono, per vari motivi, al di sopra della massa numerosa e indistinta di scribacchini (massa cui io stessa appartengo). Mi sono imbattuta, recentemente, nella possibilità di intervistare una delle autrici presentate al Premio Strega 2017. È Lodovica San Guedoro e il libro è Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…, edito da Felix Krull (libro candidato, tra l’altro, al Premio Viareggio 2017). L’autrice era stata candidata anche al Premio Strega 2016 con il libro L’allegro manicomio. Le lascio subito la parola.

Intervista a Lodovica San Guedoro

Che emozioni prova con questa seconda candidatura allo Strega?
Ahi, ahi, non so più cosa sono, non so più cosa faccio… Quando, come un benigno lampo a ciel sereno, è piombata su di me la scheda di presentazione di Dacia Maraini, ero stupefatta, incredula. E allorché, a poca distanza, è esploso l’altro lampo, quello di Maria Rosa Cutrufelli, lo sono stata di nuovo. Questo si spiega non solo col grande prestigio di queste due scrittrici, ma anche con lo stato d’animo che ha preceduto le due clamorose sorprese: ero proprio a terra. Dopo mesi di intensa diplomazia e diabolico attivismo per aggiudicarci due Amici della domenica, a pochi giorni dalla chiusura delle candidature, a pochi giorni dal fatale termine del 31 marzo, non eravamo riusciti a stringere un bel nulla e sembravamo destinati a restar fuori. Lorenzo Pavolini, che pure aveva definito il romanzo «suggestivo», non poteva impegnarsi per mancanza di tempo, Ginevra Bompiani, che aveva avuto fervide, ammirate parole per la passione dell’editore e la sua dedizione all’autrice, aveva comunque deciso di non intervenire allo Strega. Le stesse Maraini e Cutrufelli avevano risposto in precedenza di essersi già impegnate con altri autori. Ci sono voluti giorni e giorni perché la gioia, lentamente, discretamente, sommessamente, penetrasse nelle mie vene. E realizzassi davvero che, dacché avevo temuto di essermi giocata un’occasione, tornavo in ballo con due insperatissime candidature «forti». Un prodigio. Ma, come ho letto di recente da qualche parte, lo Strega è proprio un grande gioco e i colpi di scena ne sono parte integrante.

Conosce gli altri autori? Se fosse uno dei giurati chi sceglierebbe (a parte se stessa naturalmente)?
Fingerei di non essere Lodovica San Guedoro per poter scegliere Lodovica San Guedoro. Celie a parte, Lei mi mette in imbarazzo. Colpa ne ha la mia idea della Letteratura che è probabilmente antiquata. O superata?

Qual è il momento più difficile da superare durante la stesura di un romanzo?
Durante la stesura di Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé… la difficoltà maggiore è stata incorporarvi di continuo la gran mole di dettagli autobiografici, di fatti realmente avvenuti, di sentimenti davvero provati, un materiale necessario, ma condizionante. Sentivo spesso che le frementi ali dell’immaginazione erano sovente raffrenate. Eppure il romanzo, come prodotto finito, «vola». Il lettore non nota lo sforzo. E poi ci sono state le quattro revisioni. L’ultima è sempre la più ingrata. Non sei più uno scrittore, un creatore, ma un certosino, un correttore di bozze, un mulo di fatica, perdi la percezione dell’opera, hai occhio solo per le virgole e i lapsus, un occhio maniacale.

Quanto conta nel processo creativo e di revisione il rapporto con l’editore?
Conta immensamente. Avere alle spalle un editore appassionato e devoto come il mio è importantissimo. E rarissimo. Un editore che t’incoraggia, ti sprona e ti solleva da tante cure superflue, ispira forza e pace interiore.

Lei sembra un’autrice che, come si suol dire, «ci mette la faccia». Quanto conta nel mondo della scrittura di oggi essere presenti online, essere visibili?
Devo essere io a dirlo? Purtroppo è un triste dato di fatto. Ne deriva un frastuono generale, in cui non si distinguono più le singole voci e i libri stessi paiono diventare cose secondarie e trascurabili.

L’umiltà è una virtù che molti scrittori oggi sembrano aver perduto. Quanto conta per un autore mettersi costantemente alla prova per crescere?
Evidentemente l’umiltà non permetterebbe loro di avanzare. Un autore è in primo luogo un soggetto vivente e, se non vive, ha poco da scrivere. Racconterà storie di seconda mano, storie già digerite e marcite. Storie catalogate, omologate, pot-pourri di frasi vuote, già scritte migliaia di volte, che il trucco dell’attualità non riesce a far splendere di più, che la ricerca di parole sempre più stravaganti e abnormi per dire le stesse cose non potrà rendere più interessanti. Manco a parlare di stile. Se se ne parla, tuttavia, è per comprovato abuso.








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Mariantonietta Barbara

 
Editore digitale con il marchio Lazy BOOK e web writer, ha vissuto in Puglia, a Roma e in Veneto, dove risiede. Ha scritto per diverse testate di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.