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pubblicato mercoledì, 26 aprile 2017 da Roby in Mondolibri
 
 

Libri sul rapporto madre-figlia o madre-figlio

Libri sul rapporto madre-figlia o madre-figlio
Libri sul rapporto madre-figlia o madre-figlio

Ce lo insegnavano già gli antichi greci con il mito di Edipo, che inconsapevole ma non troppo, uccideva il padre Laio e sposava sua madre Giocasta: il rapporto con la madre, colei che ci ha portato nella pancia per nove mesi e poi dato alla luce, è tutt’altro che semplice da gestire. Freud si rese conto che molti se ne facevano influenzare per tutta la vita (io pure ne conosco alcuni che… beh, lasciamo perdere), ma a volte, anzi, spesso, questa relazione – tolta la fase adolescenziale in cui tutto appare insormontabile – è benefica e duratura, ci plasma e arricchisce come persone: la cosa importante è saper prendere le distanze, una volta adulti, dagli errori che hanno fatto i nostri genitori e cercare di essere, a nostra volta, genitori migliori di quelli che ci hanno cresciuto. Oggi, visto che comunque parliamo di regali per la Festa della Mamma, vogliamo alleggerire molto questo argomento, perciò per i libri sul rapporto madre-figlia o madre-figlio, lasciamo perdere i trattati di psicoanalisi e scegliamo sullo scaffale solo romanzi che ci facciano piangere, ridere, ma soprattutto immedesimare…

Otto libri sul rapporto madre-figlia o madre-figlio

«Il ballo» di Irène Némirovsky

Figlia adolescente e madre anaffettiva che sacrifica l’affetto per la propria figlia sull’altare del riconoscimento sociale, sono i protagonisti di questo romanzo breve degli anni Trenta. Una famiglia ebrea scappata dalla Russia a Parigi, decide di dare un ballo per integrarsi senza badare a spese; la figlia attende con ansia l’evento, ma la madre le vieta di parteciparvi, così, quando la manderà a spedire gli inviti, lei si vendica gettandoli nella Senna tutti tranne uno: quello indirizzato alla sua insegnante di pianoforte che sarà, dunque, l’unica ospite della serata.

«La cucina color zafferano» di Yasmin Crowther

Romanzo intenso che racconta di un rapporto irrisolto, non solo tra madre e figlia, ma tra una donna e la sua famiglia d’origine in un Paese difficile come l’Iran, dal quale fu rinnegata per un peccato non commesso. È un lutto, purtroppo, il motore dell’azione: quando la figlia di Maryam, Sara, perde il bambino che portava in grembo, le due affrontano i propri non detti compiendo un viaggio in quella terra lontana con l’obiettivo di sciogliere tutti i nodi che si sono lasciate indietro.

«Mai senza mia figlia» di Betty Mahmoody e William Hoffer

Sempre di Iran e di scontri di culture si parla in questo celeberrimo libro di oltre trent’anni fa. Betty, americana, è sposata con un medico iraniano che vive da venti anni negli Usa e hanno una figlia di pochi anni. Un giorno lui decide di partire per Teheran per far conoscere moglie e figlia alla famiglia, ma quella che doveva essere una vacanza di due settimane si trasforma in una prigione senza via d’uscita per Betty e la piccola, mentre anche il marito, da persona dolce e aperta che era, diventa un padrone autoritario e dispotico. Durerà diciotto mesi l’odissea di Betty che, aiutata da un venditore di camicie di larghe vedute, riuscirà a raggiungere l’ambasciata americana in Turchia e, così, a rimpatriare.

«L’amore molesto» di Elena Ferrante

La critica lo definisce uno dei migliori romanzi italiani degli ultimi anni, il cui successo è stato certamente amplificato anche dall’omonimo film di Martone che fotografa una Napoli tra l’inquietante e l’affascinante. Il libro comincia con la dichiarazione da parte di Delia, della morte di sua madre Amalia, proprio il giorno del suo compleanno. Sarà questo evento a spingerla ad affrontare a posteriori un rapporto conflittuale che riuscirà a chiarirsi, pur nell’assenza del soggetto interessato, solo riuscendo a scoprire la verità sulla sua fine, come un risarcimento estremo di quello che non sarebbe più potuto cambiare.

«Paula» di Isabel Allende

Un’esperienza autobiografica intrisa di dolore e sofferenza è quella narrata dalla grande scrittrice cilena in questo libro che ripercorre l’anno intercorso fra l’entrata in coma e la morte della figlia, ammalata di porfiria. Una storia vera come autentico è lo strazio che si respira in queste pagine che descrivono la vicenda più terribile che possa capitare a un essere umano: la perdita di un figlio. Ma per l’autrice è stata anche un’esperienza catartica: scrivere l’ha aiutata a uscire dal tunnel buio in cui si era rifugiata, a riscoprire il valore degli affetti che aveva intorno e a riaprirsi alla vita.

«Lettera a un bambino mai nato» di Oriana Fallaci

Monologo drammatico e intimo quello scritto dalla grande giornalista nostrana nel 1975, pur contravvenendo agli ordini del direttore che sull’aborto le aveva ordinato un’inchiesta e non un libro. Poco si sa della donna protagonista, tranne che è emancipata, perfettamente a suo agio nel proprio ruolo nella società, combattiva e intelligente… poi la scoperta imprevista di essere incinta, il tormento, l’analisi lucida e la decisione di far scegliere al nascituro se venire alla luce o no. Anche se sei la Fallaci, però, sarebbe stato difficile approfondire con tale forza questi contenuti senza averli provati sulla propria pelle: sembra ormai accertato che il libro fu il risultato – anche qui, certamente, catartico – di un aborto spontaneo occorso all’autrice che non avrebbe più avuto figli.

«Oleandro bianco» di Janet Fitch

E torniamo a vedere le cose dal punto di vista di una figlia: stavolta si tratta di Astrid, che a dodici anni resta sola perché la madre Ingrid, poetessa magnetica e volitiva, viene arrestata per l’omicidio dell’ultimo dei suoi amanti, avvelenato proprio con un estratto di oleandro bianco. La ragazza si trova, quindi, nelle mani dei servizi sociali che la sballottano da una famiglia di affidamento all’altro, costretta a subire soprusi, a sopportare la fame e la povertà mentre dentro di sé ricostruisce la figura di questa madre perduta: troppo bella, troppo intrigante ed evidentemente troppo pericolosa…

«Mia madre e altre catastrofi» di Francesco Abate

Concludiamo con un libro dedicato alla madre, ma scritto da un figlio maschio, rapporto che – come dicevamo all’inizio – ha fatto riempire d’inchiostro migliaia di fogli da parte di psicologi e dottori vari. Qui però, fortunatamente, si ride e tanto, perché non manca il dialogo tra i due soggetti, che pure hanno un linguaggio tutto loro e probabilmente un modo molto personale – e molto forte – di volersi bene. Dall’infanzia all’età adulta madre e figlio si parlano, si amano, litigano (lei non disdegna, a volte, di usare il battipanni), si studiano, si annusano e si educano l’un l’altro crescendo insieme nella relazione che è la più ingarbugliata di tutte.

Foto | Pixabay




Roby