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pubblicato mercoledì, 26 aprile 2017 da Graphe.it in I nostri libri
 
 

Intervista a Mirko Rizzotto, autore del saggio «Menandro il Conquistatore»

Mirko Rizzotto, autore del saggio «Menandro il Conquistatore»
Mirko Rizzotto, autore del saggio «Menandro il Conquistatore»

La collana I Condottieri, diretta dal professor Gaetano Passarelli, si arricchisce di un nuovo titolo: Menandro il conquistatore. Il re greco che soggiogò l’India. Si tratta di un grande protagonista del passato, purtroppo poco conosciuto. Questo libro ricostruisce per la prima volta in una biografia le sue vicissitudini, mettendo insieme le fonti più disparate.

Autore dello studio è il dottor Mirko Rizzotto a cui abbiamo rivolto qualche domanda.

Tre domande a Mirko Rizzotto su «Menandro il Conquistatore»

Lei inizia il libro a «gamba tesa», diciamo così. La prima frase, infatti, è «Vi fu un re greco più “grande” di Alessandro Magno». Realtà o iperbole?
Sul mito dell’invincibilità di Alessandro pesa l’ultima ribellione dei suoi soldati, che di fatto gli ha impedito di avanzare ulteriormente in India. Menandro è riuscito laddove Alessandro ha sostanzialmente fallito, conquistando l’intero territorio dell’India settentrionale fino al Gange. Le sue imprese furono accolte dagli scrittori greci e romani con comprensibile stupore. Bisogna inoltre considerare che Alessandro si trovò ad affrontare un insieme di staterelli molto frammentati e in conflitto reciproco, mentre Menandro dovette affrontare un impero unito e compatto guidato da un grande sovrano ed ex generale, Pushyamitra.

Il saggio viene pubblicato nella collana dedicata ai condottieri: può darci un giudizio su Menandro condottiero?
Fu un grande soldato, indubbiamente, capace di condurre tipi di guerra anche molto diversi tra loro, adattandosi ai nemici piuttosto differenti; adoperò tattiche di guerriglia contro Eucratide il Grande, re della Battriana, oppure vere e proprie battaglie campali contro gli Indiani di Pushyamitra, vincendo in entrambi i casi. Non era né un nobile né figlio di re, era un vero e proprio self-made man e seppe scalare con abilità il potere abbattendo tutti i nemici che si trovò pronti a insidiargli il trono.

«Le domande di re Menandro» è un testo incentrato sul Nostro che è un gioiello della letteratura orientale: ce ne parla?
Il Milindapanha o Le domande di re Menandro, di autore anonimo, è uno dei testi buddhisti più conosciuti e amati in oriente, anche se non compreso nel canone delle sacre scritture buddhiste. Composto nel I secolo avanti Cristo in lingua pali, è un dialogo filosofico tra Menandro e il saggio monaco Nagasena, che discute con il re, nel suo palazzo di Eutidemia (l’odierna Sialkot), cercando di dissiparne i dubbi esistenziali. Lo scritto, incantevole come pochi, è avvolto da un’atmosfera fiabesca ma fornisce al contempo molte informazioni preziose sulla vita di Menandro, che alla fine del testo si converte al Buddhismo. Secondo alcuni studiosi anglosassoni, come W. W. Tarn, si sarebbe basato su un vero e proprio dialogo di Menandro sostenuto a palazzo in lingua greca.




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