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pubblicato venerdì, 12 maggio 2017 da Nymeria in Mondolibri
 
 

Curiosità e tradizioni della Mongolia

Curiosità e tradizioni della Mongolia
Curiosità e tradizioni della Mongolia

In questo periodo ho letto i due titoli finora usciti in Italia della trilogia di Yeruldelgger di Ian Manook: Morte nella steppa e Tempi selvaggi. Questi gialli sono ambientati in Mongolia. Al di là dell’intreccio investigativo, la particolarità di questi romanzi è che dalla trama emergono prepotenti alcune delle particolari curiosità e tradizioni della Mongolia.

Tradizioni della Mongolia

La yurta

La prima, su tutte, è la Yurta, chiamata Ger o Gher dai mongoli: è l’abitazione mobile adottata da molti mongoli, anche all’interno di città come Ulan Bator. Le yurte di solito hanno uno scheletro di legno e sono coperte di tappeti di lana di pecora. La loro particolarità è che possono essere smontate e spostate a piacimento, cosa che si adatta perfettamente allo stile di vita nomande originario del popolo mongolo.

Al suo interno la yurta è dotata di letti, armadi, tavoli e zona cucina. In cima alla yurta c’è un’apertura che serve per far uscire il fumo del braciere. Ovviamente ci sono yurte più grandi e più piccole, più lussuose e meno lussuose. Collegata a questa tradizione, una delle cose che mi ha più affascinato nel romanzo è il modo in cui si va in visita in una yurta. Ci sono infatti determinati rituali da seguire per risultare civili ed educati. Per esempio per annunciare la propria visita, non si chiede «Permesso», ma si dicono frasi che tradotte vogliono dire «Tieni i cani».

Se si deve entrare in una yurta, bisogna rispettare alcune regole: si entra col piede destro, non bisogna mai appoggiare il piede sullo stipite, evitando anche di inciamparci o di urtarlo, sia in entrata che in uscita; possibilmente ci si muove sempre in senso orario; una volta entrati gli uomini vanno a sinistra e le donne a destra; non bisogna mai passare per i due pilastri centrali e neanche appoggiarsi ai pali; gli uomini devono stare sempre a testa coperta; non bisogna gettare rifiuti nel fuoco centrale.

Altra cosa importante è che se viene offerto il latte di giumenta fermentato chiamato Airag, non va mai rifiutato. Collegandomi al latte, un’altra tradizione che nei romanzi viene citata è quello della benedizione con la ciotola del latte della strada di chi lascia la yurta. Tradizione vuole anche che si porti sempre qualcosa in dono e che questo venga accettato reggendolo con entrambe le mani

Le feste, gli abiti, gli anziani

Un altro aspetto delle curiosità e tradizioni della Mongolia che viene sottolineato nel libro è il rapporto con la natura, la profonda spiritualità e lo sciamanesimo che permea la cultura mongola. Nonostante i tentativi di eradicare la cultura mongola, ancora oggi molte etnie mantengono intatte le loro tradizioni e credenze. Anche la cultura monastica sta riprendendo piede: nei luoghi di ritrovo dei monaci mongoli vengono eseguite le danze Tsam seguendo i calendari rituali. Tutto ciò si esplica poi con i festeggiamenti delle ricorrenze particolari che finiscono per coinvolgere tutto il paese:

  • Tsagaan Tsar, il Capodanno Lunare
  • Festa di Naadam, oggi un ricordo anche dell’indipenenza
  • Festival del Ghiaccio del lago di Khubsugul

A queste festività, si devono aggiungere poi i raduni dei kaaki dell’ovest, famosi per la caccia con le aquile e tutte le celebrazioni tipiche di ogni singola etnia, molte con una forte influenza sciamanica. A proposito poi dello Tsagann Tsar, una delle cose da non fare durante le celebrazioni è indossare un deel nero. Ma che cos’è il deel? Il deel è il tradizionale abito mongolo, è una lunga veste di tessuto che fa da base a tutti i vestiti. Viene anche talvolta utilizzato come coperta o tenda. Il deel è utile perché protegge chi lo indossa dal freddo e dal vento. Inoltre la particolarità è che le sue maniche a volte vengono arrotolate per formare una sorta di guanti.

Nei gialli di Ian Manook si parla anche del profondo rispetto tributato agli anziani, depositari delle antiche tradizioni, la cui saggezza può ancora guidare e consigliare le nuove generazioni.

I cavalli

Sempre dai romanzi di Yeruldelgger vediamo ancora una volta il forte legame del popolo mongolo con i cavalli. Non possiamo non parlare dei takhi o cavallo di Przewalski. A causa dei bracconieri, nel XX secolo questo cavallo ha rischiato di scomparire quasi del tutto. Ecco che allora la popolazione si attivò per cercare di preservare i pochi esemplari sopravvissuti. Adesso nel Khurstain Nuur e nelle zone a sud del Gobi, ci sono aree dedicate alla protezione di questi cavalli, tutti allo stato brado e riuniti in branchi.

Il cibo

Tra le tradizioni della Mongolia non non possiamo non citare il Boodog, un piatto tradizionale a base o di capra o di marmotta. In pratica dopo aver eviscerato l’animale, cercando di lasciare intatta la carne esterna, il corpo viene riempito di pietre roventi in modo che sia cotto alla brace sia dall’interno che dall’esterno. Il Boodog è un piatto tipico della cucina mongola, così come il tè col burro salato, un tè con una preparazione assai complessa.

L’inverno bianco

In Tempi selvaggi, poi, facciamo anche conoscenza con lo Dzuud, un termine mongolo che indica un inverno particolarmente freddo e nevoso. Così freddo che il bestiame muore di freddo e che è possibile perdersi nelle tormente di neve e morire congelati a pochi metri di distanza dalla propria yurta. Temperature che scendono a meno trenta gradi e che decimano il bestiame, persino gli yak con la loro pelliccia hanno problemi se la temperatura scende tanto, non solo perché non riescono a trovare foraggio, ma anche per il rischio di assideramento: considerando che un terzo della popolazione della Mongolia è dedito alla pastorizia, si tratta di un problema assai sentito.

Il blogtour per «Tempi selvaggi» di Ian Manook

Con questo articolo sulle tradizioni della Mongolia partecipiamo al blogtour organizzato da Fazi per la promozione del libro Tempi selvaggi, secondo titolo della saga di Yeruldelgger. A seguire il calendario con tutte le tappe del blogtour (cliccare sull’immagine per ingrandirla).

Curiosità e tradizioni della Mongolia: blogtour per «Tempi selvaggi» di Ian Manook

Foto | Pixabay


Nymeria

 
Nerd inside, come scopo nella vita sto cercando di leggere tutta la letteratura fantasy possibile e immaginabile.. Beh, poi ci sono anche i manga, i videogiochi, i telefilm, i film... ce la farò?








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