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pubblicato sabato, 20 maggio 2017 da Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Ricordando Honoré de Balzac

Honoré de Balzac (1799-1850)
Honoré de Balzac (1799-1850)

Nel cuore variegato di questo maggio dai cieli incerti, suggestivamente in bilico tra sole e pioggia, cade un anniversario importante. Una di quelle date, per chi ama come noi la lettura, da segnare indelebilmente in rosso sul calendario. Il 20 maggio 1799 nasceva, infatti, nella cittadina di Tours, nella valle turrita della Loira, un autore destinato a lasciare il segno, a dare nutrimento a intere generazioni non solo di lettori, ma anche di celebri scrittori che videro in lui il padre indiscusso del romanzo realista francese.

Honoré de Balzac (1799-1850), un nome che appena pronunciato evoca subito romanzi da divorare come Eugenia Grandet, Papà Goriot o La cugina Betta. Un’opera monumentale, la sua, riunita sotto un titolo vasto, sfaccettato, per certi versi ambiziosissimo: La commedia umana. Tuttavia dietro quella penna così sublime che ci restituisce ritratti precisi, scenari ogni volta illuminati da uno sguardo acutissimo, viveva un uomo dal cuore appassionato, tentato da mille avventure, ma assediato quasi quotidianamente da altrettanti prevedibilissimi disastri.

Chi era Honoré de Balzac

Grande romanziere, ma sfortunato uomo d’affari, spesso in fuga da creditori e con un debole per il lusso, i viaggi (fu in Prussia, Italia, Svizzera, Ucraina e Russia) e, non ultimo, le dame titolate. Notissimo il suo amore per la contessa polacca Evelyne Hanska che sposò solo pochi mesi prima di spegnersi a causa di una peritonite fatalmente degenerata in cancrena. Un carteggio famosissimo, il loro, tutto guizzi e infiammate improvvise, iniziato quasi per caso e tramutatosi in un amore destinato a bruciare a lungo, ostacolato (almeno in parte) dalla delicata posizione della contessa, rimasta vedova e con un cospicuo patrimonio da tutelare in nome della giovane figlia. In lei Honoré de Balzac trovò la musa indomita, lo sprone «acuminato» per continuare a scrivere, ad aggiungere nuovi e indimenticabili capitoli alla sua Comédie Humaine.

L’incipit di Eugenia Grandet

Di seguito l’incipit di Eugenia Grandet, uno dei suoi romanzi più celebri e amati, nella traduzione di Grzia Deledda:

In alcune provincie si trovano case la cui vista ispira una malinconia simile a quella dei chiostri più tetri, delle lande più desolate, delle rovine più tristi: in queste case vi sono forse qualche volta e il silenzio del chiostro, e l’aridità delle lande, e le rovine. Vita e movimento vi sono così tranquilli che un forestiero le riterrebbe inabitate, se d’un tratto non incontrasse lo sguardo smorto e freddo di una persona immobile, la cui figura, mezzo monastica, sporge dal parapetto della finestra al rumore di un passo insolito. Tale melanconia esiste anche in una casa di Saumur, in cima alla via montagnosa che mena al castello nella parte alta della città.

Foto | Louis-Auguste Bisson [Public domain], attraverso Wikimedia Commons


Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).








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