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pubblicato domenica, 4 giugno 2017 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

Amare la scrittura

Amare la scrittura
Amare la scrittura

Perché ci si iscrive a un corso/laboratorio di scrittura? Per semplice curiosità, per mettersi in gioco, per affinare capacità già esistenti o per scoprire se si possiede talento, per saperne di più o addirittura per sconfiggere la noia. Ma lo si fa anche per dar modo a una passione di concretizzarsi, nella speranza di realizzare un sogno: quello di vedere il proprio nome stampato sulla copertina di un libro.

Insegno scrittura narrativa, l’anno scolastico è appena terminato e gli otto mesi di lezioni si sono conclusi con un reading di lettura che non ha emozionato soltanto gli allievi, ma anche me. I loro progressi mi hanno inorgoglita, e la passione che ho visto nascere in classe non morirà durante l’estate oramai alle porte, ne sono quasi certa.

In un’aula, tra perfetti sconosciuti, si ascoltano consigli, ci si abbevera di frasi riuscite d’altri scrittori o del compagno di banco, si prendono appunti su tecnica e regole, si compiono radiografie sul proprio scrivere, si viene giudicati oppure osannati. Pian piano, quando la durata del corso lo permette, nascono piacevoli condivisioni, alleanze, amicizie, gruppi e sottogruppi, e ci si sveglia la mattina con una nuova idea, il foglio bianco attrae in modo differente e in modo differente si legge, cercando la frase che non funziona o appuntandosi quella fantastica che avremmo voluto scrivere noi.

Mi occupo da tempo di corsi e laboratori, ma sia che si tratti di numerosi incontri in classe o poche e mirate lezioni on line, posso dire con tutta onestà che non esiste corso o laboratorio di scrittura che trasformi dal niente in scrittori di best seller, no. Non si tratta di una bacchetta magica né di una chiave in grado di aprire le porte dell’editoria. Ma, se ci si lascia guidare e se si è sufficientemente aperti all’esplorazione, accade il piccolo miracolo quotidiano della semplice curiosità che diviene pian piano attrazione, e poi esigenza, necessità, addirittura urgenza. Si impara ad avere nuovi occhi, si assapora meglio il quotidiano, si ascoltano con maggiore attenzione le parole, si annusa l’aria in cerca di profumi evocativi, si toccano gli oggetti consapevoli delle storie che possono raccontarci. E di storie, si diventa affamati.

Ecco, questo sì, può accadere quando ci si ciba di scrittura e si interagisce con altri che intendono farlo. Ma, soprattutto, si ricomincia a notare le piccole cose, doni che giornate qualunque elargiscono e che non vedevamo più. Il profumo di terra bagnata, le nuvole che in cielo paiono buffi disegni, lo sguardo malinconico di un passeggero sul treno, il profumo del pane appena sfornato, le evoluzioni di una rondine o il sorriso di uno sconosciuto. Le si nota, se ne scrive, ci distolgono da pensieri molesti, almeno per un attimo.

Non è detto che il proprio nome finisca sulla copertina di un libro, a volte accade a volte no. Ma ciò che è certo, ciò che la mia classe di narratori seriali ha scoperto, è che pur essendoci molti modi di approcciarsi alla scrittura, quello più efficace è rappresentato dal volerle bene più di quanto ne vogliamo al nostro ego, alla nostra vanità.

Questo sì, può portarci a diventare veri scrittori, e spesso neppure chi pubblica da tempo lo è fino in fondo.

Foto | Susanna Trossero




Susanna Trossero

 

Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.