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pubblicato venerdì, 23 giugno 2017 da Giorgio Podestà in Zibaldone
 
 

Ricordando Alan Turing nell’anniversario della nascita

Alan Turing (1912-1954)

Alan Turing (1912-1954)

Non vi è dubbio che Alan Turing, di cui oggi ricorre l’anniversario della nascita, sia stata una delle più brillanti menti di tutto il Novecento.

I suoi studi diedero il la alle scienze informatiche e la celebre macchina, che proprio da lui prese il nome, viene oggi considerata uno dei primissimi prototipi del computer moderno. Fondamentale, come non ricordarlo, fu anche il suo lavoro di crittoanalisi che, durante la seconda guerra mondiale, permise di svelare i messaggi in codice dei tedeschi.

Nonostante tutti i suoi meriti, il suo infaticabile lavoro al servizio della patria, Alan Turing subì un trattamento spaventoso e disumano che, come ben sapete, lo portò poi dritto al suicidio.

Tutto ebbe inizio quel 31 marzo 1952, quando il grande matematico venne arrestato per omosessualità. Un reato punito allora con il carcere. A quanto pare il fermo ebbe luogo poco dopo un furto avvenuto in casa dello stesso Turing. Messo alle strette da una serie di domande, l’uomo ammise piuttosto candidamente di essere gay. Del resto Alan Turing non vi vedeva nulla di male, ma il clima ancora pesantemente omofobo del Regno Unito non permetteva certo di essere troppo ottimisti.

Così in quattro e quattr’otto lo scienziato che aveva contribuito a salvare l’umanità dagli orrori senza fine di Hitler si vide costretto a scegliere tra il carcere o la castrazione chimica. Spaventato dal dover passare così tanti mesi in prigione, Turing optò allora per la seconda possibilità. Tuttavia la cura ormonale, con tutte le tristi conseguenze che possiamo oggi facilmente immaginare, lo condusse direttamente tra le braccia della morte. Il 7 giugno del 1954 il matematico infatti si avvelenò con una mela al cianuro.

In questi ultimi anni il governo britannico ha ufficialmente chiesto scusa per il trattamento inflitto a Turing e ha anche emesso un francobollo a sua memoria. Ci sentiamo di dire tuttavia che nessun “Royal Pardon” o celebrazione ufficiale potrà mai lenire il dolore, il sopruso, la vergogna di una condanna così ingiusta e disumana.

Foto | Di Jon Callas from San Jose, USA (Alan Turing) [CC BY 2.0], attraverso Wikimedia Commons


Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).








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