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pubblicato lunedì, 26 giugno 2017 da Graphe.it in I nostri libri
 
 

Tradimento e traditori nella Tarda Antichità: stralci dalla prefazione di Luca Montecchio

Tradimento e traditori nella Tarda antichità, a cura di Luca Montecchio
Tradimento e traditori nella Tarda antichità, a cura di Luca Montecchio

Arriva in libreria Tradimento e traditori nella Tarda antichità. Si tratta degli atti di un convegno omonimo curato da Luca Montecchio. Il libro, pubblicato da noi della Graphe.it edizioni, è disponibile in formato cartaceo ed eBook.

Al dottor Montecchio lasciamo, dunque, la parola, riportando alcuni stralci dalla sua introduzione

Tradimento e traditori nella Tarda Antichità

Quando il collega Raúl Gonzalez Salinero propose come tema di un convegno il «tradimento» e i «traditori» rimasi perplesso. In effetti, si trattava di questioni analizzate nel corso dei decenni senza, tuttavia, una siffatta puntualizzazione. Adesso si pensava di approfondire sotto diversi aspetti una questione spinosissima.

Nel corso della storia, infatti, le figure dei traditori sono sempre state viste come il fumo negli occhi ma, a giudicarle, sono coloro che hanno avuto ragione di loro, sconfiggendoli dapprima e emarginandoli quando non ancora uccisi.

Per renderci conto di quanto l’uomo abbia spesso considerato disdicevole e, addirittura, disgustosa la condotta dei traditori basterebbe pensare alla collocazione loro assegnata dal sommo Poeta nell’inferno.

Si pensi poi a Polibio, travolto dal suo dramma personale. Lo storico poteva vivere in prima persona due punti di vista, quello del greco e quello del transfuga, dunque tentò una via d’uscita, peraltro degna del suo livello culturale, in grado di giustificare il proprio modus operandi. Pur sentendosi pienamente greco sia per origini sia per cultura, non celò la propria ammirazione per Roma nell’organizzazione statale. Col passare del tempo, infatti, considerò un vantaggio per la Grecia l’assoggettamento da parte di una potenza che mostrava una superiorità migliore e financo tollerabile di quella macedone. Prese dunque una decisione stupefacente: divenne lo storico dell’Urbe. Certamente avrebbe potuto vivere – e forse visse – un grande travaglio interiore ma, è senz’altro plausibile, fu razionale nella soluzione di tale conflitto.

All’uopo risulta invero interessante un frammento dei suoi scritti, dove si sofferma proprio sul tradimento. “Chi infatti dev’essere propriamente considerato un traditore? La risposta è difficile”. Nondimeno sviluppa una spiegazione suggestiva e, a un tempo, convincente. Procedendo per via negativa, osserva: “Quelli che decidono liberamente di accordarsi con re o dinastie e di cooperare con loro” non sono propriamente traditori, né lo sono quelli che organizzano rovesciamenti di alleanze nella propria città o paese, oppure quelli che decidono di cambiare linea politica. Hanno torto quindi coloro che, come Demostene, accusano di tradimento le città del Peloponneso o della Beozia quando passarono dalla parte della Macedonia, abbandonando l’alleanza con Atene, perché confondono gli interessi di Atene con quelli delle altre città, dando un giudizio morale di un fatto politico. Mentre in politica la morale non è mai stata fattore decisivo.

In politica è consentito mantenere una certa alleanza finché i membri conservano una linea pienamente in accordo con gli interessi del singolo. Non costituisce alcuna forma di tradimento il venir meno agli iniziali propositi qualora prevalga una linea politica diversa, magari più oltranzista, come quella della lega achea guidata dalla fazione democratica estremista che avrebbe deciso di schierarsi contro i Romani. Se un politico greco di buon senso sceglie il campo dei Romani, non deve avere dubbi né provare alcun senso di colpa: non è un traditore, perché, ne facemmo cenno dianzi, il piano politico non va confuso con quello etico -morale. Il vero traditore, spiega lo storico greco, è solo “chi consegna la propria città […] per garantire la propria sicurezza o per procurarsi dei vantaggi personali” oppure chi lo fa “per nuocere ai propri avversari politici”, non chi lo fa alla luce di un calcolo politico destinato invece a favorire il destino della propria patria. In buona sostanza, chi non agisce per interesse personale ma guidato da un afflato sincero verso il popolo di appartenenza e spinge per cedere a chi, in quel momento, si dimostra più forte, non è traditore ma, al contrario, un patriota perché sa andare oltre la mera contingenza. Tradisce invece colui che è spinto da interesse individuale. Nella politica, quindi, il tradimento non esiste e lo scioglimento unilaterale dei vincoli di appartenenza o dei giuramenti fa parte di un agire legittimo. Anzi, talvolta può essere un segno di saggezza perché si è spinti dalla speranza (possibilmente ben fondata) di un futuro migliore per il proprio popolo. Polibio era ben consapevole di ciò che aveva fatto, eppure giustificava la propria le proprie scelte alla luce dei vantaggi e della linfa vitale che la Grecia avrebbe ricevuto da Roma.

Silla e Mario possono entrambi essere annoverati tra i traditores che interpretarono a modo loro le esigenze di una Res publica che stava vivendo un periodo di forte affanno. Periodo che poi fece scivolare Roma, tra guerre civili e torbidi, verso il principato.

Anche Catilina potrebbe essere considerato un traditore. Eppure, dopo aver letto il suo discorso, riportato da Sallustio, di incitamento contro la Repubblica, ci si potrebbe schierare dalla sua parte. Ora, Catilina non fu un traditore stricto sensu ma, senza dubbio, fu tra i personaggi più controversi della storia.

Ma poi che cosa è «tradimento»? E chi sono i «traditori»?

Bruto e Cassio sono due dei traditori di maggior spicco della storia romana, coloro che tramarono contro Cesare e lo uccisero. Appena perpetrato il cesaricidio, i due congiurati temevano, non a torto, per la propria vita. Ma anche i senatori, rimasti in senato, vennero letteralmente spiazzati da tale notizia.

Finalità e sviluppo

Un incontro che abbia come titolo Tradimento e traditori nella tarda antichità non poteva che avere un approccio interdisciplinare. La difficoltà, quindi, è stata quella di avvicinare studiosi di storia, di storia delle religioni, di diritto, insomma studiosi in grado di garantire al simposio un elevato livello di competenze al fine di giungere a conclusioni le più complete possibili. Da sempre uno storico non può essere solo uno storico, così un giurista e via dicendo. È ormai acclarato che si debba essere aperti a più discipline se si vuole tentare di cogliere l’essenza di quella in cui si è specializzati. Dunque la vera difficoltà di organizzare tale simposio è stata quella di conoscere e convincere persone conosciute nei rispettivi ambiti di mettersi in gioco in un convegno che, solo in apparenza, avrebbe trattato temi banali.

Quando, infatti, si trattano argomenti che inevitabilmente interessano giustizia, ambizione, morale, pericolosissima è la china cui ci si può avvicinare. D’altronde sempre quando si analizza approfonditamente l’animo umano si rischia di perdersi travolti dalla faziosità di cui anche il più esperto degli storici (o di studiosi di qualsiasi ambito) è preda. Obiettivo precipuo di questo Convegno di ricerca è stato quello di collegare e coordinare competenze diverse utili a ricostruire anche una storia della mentalità popolare nel mondo tardoantico, tenendo conto soprattutto delle fonti storiche o giuridiche in nostro possesso.

Struttura del convegno

Affrontare siffatti temi rese necessario un approfondimento che andasse a toccare diverse sfere della conoscenza. Pertanto si è pensato di procedere secondo il succitato principio dell’interdisciplinarietà il solo – ne facemmo dianzi cenno – che permetta di arrivare a conclusioni il più esaustive e soddisfacenti possibili in ogni campo e, dunque, anche nel campo delle scienze umane.

La sfera prettamente storica risulta essere senz’altro l’asse portante di siffatto convegno. Lo sfondo storico su cui si dipana la questione dei traditores e del tradimento è quindi inevitabilmente sviscerato per capire non solo le conseguenze dei vari tradimenti che si sono perpetrati nell’antichità tarda, ma anche la reazione imperiale di fronte a un atto giudicato estremamente vile.

Altra sfera fondamentale è quella inerente le questioni di diritto. Il tradimento è analizzato secondo le leges del momento e secondo il sentimento popolare che sempre viene tenuto nella giusta considerazione. In fondo, soprattutto nella tarda antichità, l’imperatore veniva eletto dalle truppe che pur sempre facevano parte del populus romanus e non certo dell’élite dello stesso.

Ulteriore campo che si è cercato di approfondire è quello religioso. Non si è trattato di coprire solo il lato della cristianità o quello del paganesimo, bensì anche quello del giudaismo. In modo da sviscerare ad ampio spettro i vari problemi che il tema del convegno ha posto.


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