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pubblicato martedì, 27 giugno 2017 da Luigi Milani in Mondolibri
 
 

Intervista a Maria Ausilia Gulino, autrice del saggio «La canzone italiana d’autore»

Maria Ausilia Gulino, autrice del saggio «La canzone italiana d’autore»
Maria Ausilia Gulino, autrice del saggio «La canzone italiana d’autore»

Di recente sulle pagine di GraphoMania abbiamo recensito La canzone italiana d’autore, un saggio molto interessante e ben scritto su uno di quegli argomenti che si pensa di conoscere abbastanza, finché non ci si trova invece a scoprire che ne sappiamo pochino. Almeno rispetto a Maria Ausilia Gulino, autrice del saggio in questione. Le abbiamo rivolto qualche domanda, non solo in merito al suo ottimo libro.

Intervista a Maria Ausilia Gulino

Com’è nata l’idea di scrivere un saggio sulla canzone d’autore italiana e quanto tempo hai impiegato a scriverlo, visto e considerato che abbracci molti altri argomenti, sia pure tutti attinenti al mondo della canzone?
Il saggio prende spunto da uno studio che risale agli anni dell’università. Mi ero appassionata all’argomento grazie al mio professore di Storia della musica, Enrico Failla, con cui ho realizzato la tesi di laurea. Da allora ho continuato a leggere diverse riviste musicali e libri, perché volevo capire in che modo testo e musica potessero trovare il perfetto equilibrio. Nel frattempo il mio prof. è venuto a mancare, così ho pensato di dare una sorta di soddisfazione di tipo morale, provando a entrare nel controverso dibattito contemporaneo. Certo non sono un critico, però da ascoltatrice sin dalla nascita, ho voluto dire la mia e dare un contributo alle diverse ipotesi. Da qui il verdetto: canzone d’autore è solo quella dove testo e musica nascono insieme, proprio come nella mousiké di stampo greco. Sono certa che Failla sarebbe stato d’accordo con me. Non saprei definire un tempo esatto, credo sia stato frutto di quasi dieci anni, con lunghe pause.

La canzone d’autore in Italia sembra un po’ in affanno, a parte gli inossidabili Ligabue, Vasco Rossi, Battiato e, da ultimo, l’emergente ma talentuoso Brunori Sas: è solo un effetto collaterale della generale crisi del disco o siamo davanti a un mutamento epocale?
Secondo me siamo arrivati a un momento di vera e propria stasi. Manca l’originalità. In un mondo dove la musica non si ascolta ma si consuma, riuscire a trovare chi ha talento è veramente difficile. Poi bisogna anche dire che non siamo pronti al cambiamento: gli italiani, eterni abitudinari, non riescono a slegarsi dalle canzoni del passato. Cerchiamo sempre dei Modugno, dei Vasco, dei De André ecc. e alle nuove proposte guardiamo con diffidenza e anche pregiudizio. I giovani invece si accontentano di ciò che offre il mercato: ho come l’impressione che non abbiano scelta. La situazione è come quella della Letteratura: oggi in libreria troviamo un testo di Dante Alighieri accanto a quello di Fabio Volo, magari editi dalla stessa casa editrice ma con prezzi assai differenti: chiaramente il libro di Volo costa di più.

Alla luce della tua esperienza d’insegnante, come vedi la situazione della cultura nel nostro Paese?
La vedo male purtroppo. Il consumismo ci divora, dal punto di vista della cultura come anche dei sentimenti. Non riusciamo a pensare, a fermarci. In classe se spieghi più di dieci minuti i ragazzi si annoiano, quindi devi trovare strategie per evitare la disattenzione, e a quel punto non resta altro che arrendersi alla nuova contemporaneità che ci vuole superficiali, perché mancano delle regole ferree e punti di riferimento autentici. Trovo paradossale come un paese come il nostro, l’Italia, che trabocca di cultura in ogni dove, finisca sempre per trasmettere altro tipo di valore, che punta all’esteriorità: che senso ha studiare tanti anni quando basta calciare un pallone ad esempio per ottenere fama e gloria? I tempi sono veramente cambiati. Bisogna prenderne atto.

Concludiamo questa breve intervista tornando all’oggetto del tuo saggio: che musica ascolti e quali sono i tuoi cantautori preferiti?
Non ho un genere preferito, sono lunatica, passo dal rock gotico (Nightwish per esempio) a quella di nicchia come Baustelle, da Domenico Modugno (il mio preferito in assoluto e cantautore per eccellenza) a Richie Sambora (il chitarrista di Bon Jovi). La musica classica, Chopin e Vivaldi nello specifico, non mi abbandona mai, è una specie di porto sicuro. Mi piace ricordare anche Fausto Papetti, che ha segnato positivamente la mia infanzia.


Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.








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