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pubblicato venerdì, 7 luglio 2017 da Antonella Serrenti in Racconti e testi
 
 

Il momento di dirsi addio

Il momento di dirsi addio
Il momento di dirsi addio

L’ho capito davvero soltanto quando mi sono concessa qualcuno che mi proteggesse dai temporali, e tu, serpe incantatrice, mi hai costretta a pensare che essere vulnerabili non era un bene.

Mi hai fatto credere che i sentimenti che animano la parte profonda della mente non bisogna esprimerli: più opportuno lasciarsi travolgere in silenzio dall’abbandono delle emozioni.

Purtroppo ti ho ascoltata e ho perso l’anima con la quale avrei potuto completare la mia.

Maledetta bugiarda!

Sei sempre qui, sicura di te. Enigmatica e arrogante.

Non ti sei ancora stancata di starmi sempre addosso? Ne ho abbastanza di essere al centro della tua dissennata attenzione…

Il tuo tempo è finito!

Saper stare soli, hai insinuato, rappresenta una preziosa risorsa, ti svuota lo spirito ma ti riempie di libertà.

E così, il sentirmi come se mi fossi a poco a poco trasferita in te, tu la chiami libertà?

Io la chiamo inquietudine.

Voltandomi ti vedo parte della mia vita da sempre, da quando ero un embrione sperduto nel ventre materno, e vagavo in una luce senza colore e in una pace ingannevole; da allora siamo state inseparabili.

«Tu non mi impedirai di essere me stesso», disse Sosia a Mercurio, e come lui mi riapproprierò del mio Io, che ti piaccia o no!
Sei sempre stata la mia ombra, e fin da bambina per eludere la tua falsa compagnia mi rifugiavo nella lettura di qualunque libro mi capitasse tra le mani.

Ti maledico.

Con quel tuo considerevole ascendente (io lo conosco bene) riesci persino a oscurare la luce del sole in qualunque momento della giornata, algida e silenziosa, ambigua e bugiarda.

Sei come il vento di scirocco quando soffia forte contro le barche e le palme, e s’infila tra le strade, supera i tetti delle case, spolvera le piazze, scarica gli effluvi raccolti nella mia casa.

Spazzatura…

Non passa un giorno, senza che tu mi faccia perdere la capacità di valutare la vita in modo equilibrato…

Mi urli dentro, villana, e non ti plachi finché non mi vedi stretta nel mio abbraccio, rannicchiata da sola in un angolo della mia vita, come una bambola atterrita.

Non t’intenerisce neppure vedere il cuore che mi pesa nel petto e mi piega la schiena, provocandomi dolori tremendi.

Ma io riuscirò ad allontanarti dalla mia vita, a non perdere per la strada il meglio del tempo che mi resta, e sarà come imparare a camminare di nuovo.

Dovrai rassegnarti. Lasciarmi andare.

Per tutto questo tempo, mi hai fatto credere di essere ciò che non ero, mi hai persuaso a inventarmi e interpretare un ruolo, che oggi mi strappo di dosso come un vestito lurido.

Sì, perché tu sei maleodorante!

Non mi sono mai resa conto dell’arroganza e abilità con le quali mi hai fatto credere di essere la soluzione ai miei confusi e altalenanti stati d’animo. La tua capacità di mentirmi mi è sfuggita e ho rivestito di grandi verità i tuoi falsi insegnamenti.

Ah, certo, c’è qualcuno che pensa che tu sia diritto e indipendenza, puoi vantartene e forse ha ragione. Ma ogni tua vittima dovrebbe sapere che di te sono vitali solo piccole dosi, devi essere accolta con parsimonia, non ingurgitata più di una volta al giorno come una medicina, perché tu sei la più pericolosa delle malattie, non la cura.

Il mondo è pieno di gente che ha creduto in te, purtroppo. Ma non cantare vittoria, perché d’ora in poi spenderò il mio tempo a demolire le tue stupide teorie con chiunque abbia voglia di ascoltarmi.

Mi morderei le mani per avere ignorato i segnali di avvertimento (l’ho fatto anche quando sono stata in grado di riconoscerli) che mi svolazzavano intorno come farfalle, ma ero avviluppata da un qualcosa di misterioso e di attraente che vedevo in te.

Sì, il mistero mi ha ammaliata, con la sua verità superiore dove la ragione non trova niente con cui combattere; l’attrazione invece, per quella la sua forza che tende a spingere gli uni verso gli altri, mi ha circuita e persuasa a considerarti il giusto rimedio.

Quanto sono stata ingenua!

Sappi che d’ora in poi non starò più stretta nel mio abbraccio, rannicchiata da sola in un angolo della mia vita come una bambola atterrita per compiacerti, né mi lascerò affondare tra i cuscini del divano, lasciando lungo la strada il meglio della mia esistenza.

Hai fallito, e mi rammarico soltanto di non averlo compreso prima.

Non importa, quello spazio vuoto che sta qui, proprio sotto il petto, finalmente si è riempito e ho capito che non c’è niente di sbagliato nelle fragilità.

Abbiamo percorso troppa strada insieme ma non mi sono ancora congedata dalla vita, per te invece è arrivata l’ora di allontanarti dalla mia.

E adesso… dannata solitudine, vattene!

A non rivederci mai più!

Foto | Pixabay




Antonella Serrenti