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pubblicato sabato, 22 luglio 2017 da Mariantonietta Barbara in Poesia e dintorni
 
 

Trasformarsi in un gatto, sulle orme di George Turberville

A una dama, poesia di George Turberville
A una dama, poesia di George Turberville

Sono convinta che sia anche grazie alla nostra passione per i gatti se scopriamo scrittori, pensatori, artisti, fotografi di cui non conoscevamo l’esistenza. Potrei quasi azzardarmi a sostenere che i gattari si scambiano scampoli di cultura grazie alla loro spropositata passione per i felini.

Se procediamo per stereotipi, pur essendo il gatto animale attivissimo, tendiamo a immaginare un cane al parco col suo padrone, mentre corrono insieme e giocano con una palla. La relazione umano-felino si gioca invece spesso insieme ai libri, a tazze di tè caldo, caminetti accesi, divani comodi e copertine avvolgenti. Il proprietario del felino, più che altro lo osserva quando, preso dai suoi soliti raptus, corre di qua e di là, prima di sprofondare ancora tra i cuscini.

Luoghi comuni? Forse, ma tanto ricchi di fascino. Credo che noi proprietari di gatti pagheremmo per poter provare, in alcuni momenti della nostra vita, la loro capacità di dormire beati, senza mai smettere di stare all’erta, di legarsi senza mai dipendere, di giocare senza mai perdere il controllo.

Avanti, non vi piacerebbe mettervi nei panni di un gatto almeno per qualche minuto? Sareste in buona compagnia e non solo degli egiziani o della integerrima professoressa di Harry Potter. Altri, prima di noi, hanno immaginato di prendere nuove sembianze, sembianze animalesche, nel bene o nel male.

George Turberville, i gatti e la sua dama

Certo, George Turberville, poeta inglese nato nella prima metà del Cinquecento, l’avrebbe fatto solo per amore di una dama, pronto a difenderla dai topi. Non credo che nessuno di noi, oggi come oggi, uomo o donna, rincorrerebbe un ratto per devozione (e poi dopo Ratatouille ci stanno pure un po’ simpatici).

Forse noi, oggi, più sfacciatamente, ci proporremmo per delle fusa, per dormire ai suoi piedi, per farci accarezzare lungo tutta la schiena. E chissà se il destinatario del nostro amore si scandalizzerebbe o coglierebbe al volo il seduttivo messaggio.

A una dama

Signorsì, io sarei al suo cospetto
se la mia dama mi chiamasse
per difenderla dall’orribile topo
nascosto nel salottino e nell’atrio:
se la bestia tiene alla sua vita, meglio sarebbe
non farsi vedere nella cucina.
Nessuno potrebbe toccare le pere nel cesto
quando lei va a coricarsi.
Fermo immobile starebbe il topo,
e così pure il ratto stridulo.
Questo io farei,
se mi trasformassi in un gatto.

Foto | Pixabay


Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.








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