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pubblicato giovedì, 31 agosto 2017 da Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Charles Baudelaire a 150 anni dalla morte

Charles Baudelaire (1821-1867)
Charles Baudelaire (1821-1867)

Vi sono nomi così grandi e importanti che quando ci accostiamo a loro ci prende come una sottile, vaga inquietudine. Un timore reverenziale che quasi ci gusta il piacere di trovarci a tu per tu con questi uomini straordinari. Uomini che nella storia dell’umanità hanno saputo creare come uno spartiacque. Suddiviso il tempo in un prima e un dopo. Sì. Charles Baudelaire (1821-1867) è senza ombra di dubbio uno di questi essere misteriosi e indefinibili destinati a cambiare le cose. Un gigante letterario che ha fondato il simbolismo, rinnovato il genere lirico, attaccato le fondamenta di una società bigotta e perbenista.

Charles Baudelaire, poeta maledetto

Poeta maledetto per antonomasia, a lui hanno guardato i vari Verlaine, Rimbaud e Mallarmé. Ma la sua influenza è stata molto più vasta, molto più dirompente, spingendosi fino a giorni nostri, toccando con il suo genio mosso e sulfureo, impetuoso e affocato il nostro stesso sentire. Un modernismo che ancora ci nutre in profondità.

Les Fleurs du Mal, pubblicato dal poeta a Parigi nel 1857 con grande scandalo (ci fu anche un rumorosissimo processo) ci rivelano subito l’ideale di bellezza di Baudelaire, il volto di quel male che ha i suoi incanti irresistibili, la presenza di un mal de vivre che si incarna nell’angoscia oppure – immancabile – la morte che, come la bellezza, diventa per Baudelaire fonte di salvezza. Fiori del male che sono anche specchio luminosamente nero di una vita sregolata, appassionata, spesa tra alloggi precari e debiti da saldare. Un’esistenza sempre più assediata dalle difficoltà, contrassegnata dal lungo e difficile amore per la ballerina Jeanne Duval, l’oppio, la sifilide che divora impietosamente entrambi. Per il grande poeta non esistono altre porte da aprire o rifugi in cui rintanarsi: morirà, infatti, dopo essere stato colpito da paralisi e una straziante agonia a soli quarantasei anni, il 31 agosto del 1867.

Solo nel 1949, incredibile ma vero, la Corte di Cassazione francese riabiliterà la memoria e l’opera dell’indimenticabile poeta dell’Albatros.

Foto | Étienne Carjat [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Giorgio Podestà

 

Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).