0
pubblicato domenica, 24 settembre 2017 da Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Horace Walpole, «padre» del romanzo gotico

Horace Walpole (1717-1797)
Horace Walpole (1717-1797)

Il castello d’Otranto, il suo romanzo più noto e amato, venne presentato e pubblicato la prima volta nel 1764 come la traduzione di un manoscritto italiano del tardo Cinquecento. Solo in un secondo tempo, visto l’enorme successo del libro, Horace Walpole (1717-1797) se ne assunse la paternità.

Chi fu Horace Walpole

Considerato il capostipite del romanzo gotico, Horace Walpole fu una figura singolare e affascinantissima della cultura d’oltremanica. Il suo celebre epistolario, che vide la luce mentre il giovane scrittore era in viaggio in Francia e in Italia in compagnia dell’amico del cuore Thomas Gray (il Grand tour era allora di rigore per i rampolli di buona famiglia), è un esempio impareggiabile di quel suo talento irresistibilmente mosso, dalle sfumature squisite ma imprevedibili, dove politica, mondanità, letteratura si fondono in un paesaggio che, ancora oggi a distanza di quasi tre secoli, seduce anche il lettore più distratto e facile alla noia.

Figlio dell’aristocrazia britannica (il padre fu più volte ministro, prima sotto re Giorgio I, poi sotto il figlio Giorgio II), Horace Walpole legò indissolubilmente il suo nome alla villa di Strawberry Hill sulle rive del Tamigi che divenne una delle dimore più note e celebri di tutta l’Inghilterra. Simbolo di quel Neo-gotico che, come un’ondata misteriosa e irresistibile, travolse in quegli anni la Gran Bretagna. Un impegno che assorbì Walpole per quasi quarant’anni. Un lavoro costante che trasformò la villa in una sorta di castello dove un caminetto venne addirittura plasmato sulla tomba dell’Arcivescovo di Canterbury, mentre il paravento (l’ingegno e la fantasia dello scrittore non conoscevano a quanto pare davvero limiti) nacque su disegno nientemeno che del celebre coro di Rouen.

L’incipit de «Il castello d’Otranto»

Questo l’incipit de Il castello d’Otranto, opera più famosa di Horace Walpole, nella traduzione di Mario Prayer:

Manfredi, principe di Otranto, aveva un figlio e una figlia: quest’ultima, una vergine di rara bellezza, aveva diciotto anni e si chiamava Matilda. Corrado, il figlio di tre anni più giovane, era un fanciullo pallido e malaticcio, di natura tutt’altro che promettente; eppure era il prediletto del principe, che non aveva mai mostrato alcun segno d’affetto per Matilda. Manfredi aveva combinato per suo figlio un matrimonio con Isabella, figlia del marchese di Vicenza, la quale era già stata consegnata dai suoi tutori nelle mani di Manfredi, così che le nozze potessero venire celebrate non appena la salute cagionevole di Corrado lo avesse permesso.

Foto | John Giles Eccardt (floruit 1740-1779) (Info : Pic) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons


Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).








Potrebbe interessarti anche…