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pubblicato lunedì, 6 novembre 2017 da Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Marie Bregendahl, voce letteraria della natura danese

Marie Bregendahl (1867-1940)
Marie Bregendahl (1867-1940)

Un nome quello di Marie Bregendahl che evoca subito il grande Nord, le guglie appuntite delle immense cattedrali gotiche, i lunghi silenzi dei paesi immersi nel candore raggelato della neve. Una storia che prende il là infatti in una piccola fattoria dello Jutland, nella lontana Danimarca, dove Marie Bregendahl nacque nell’autunno del 1867. Una famiglia umile, dedita alla cura della terra, degli animali da latte e da cortile. Nulla in quel freddo giorno di novembre avrebbe fatto pensare a un destino fatto di carta e penna. Eppure Marie Bregendahl, ispirandosi proprio a quella realtà rurale, divenne uno dei grandi nomi della letteratura danese. Nelle pagine dei suoi romanzi, la scrittrice diede voce e dignità a quella realtà fatta di fatica, duro lavoro, scontri e battaglie con una natura spesso matrigna.

Chi è stata Marie Bregendahl

La grande acclamazione letteraria arrivò tardi nel 1912 con la pubblicazione di En Dødsnat (Una notte di morte), il romanzo in cui la Bregendahl raccontò la morte della madre avvenuta durante uno dei tanti parti. Una perdita drammatica, vista e raccontata attraverso gli occhi di un’adolescente. La vita della scrittrice del resto (le note biografiche parlano chiaro) non fu mai un letto di rose. Dopo il divorzio dal marito, il poeta Jeppe Aakjær, Marie Bregendahl dovette ancora una volta rimboccarsi le maniche, impiegandosi come governante presso alcune famiglie di Copenhagen. Sulle sue spalle il mantenimento e l’educazione anche dell’unico figlio. Fu solo in un secondo tempo che l’autrice, grazie ai primi riconoscimenti letterari, poté dedicarsi anima e corpo alla scrittura.

Un successo che le permise di viaggiare per l’Europa, visitare la Norvegia, la Germania e nel 1928 anche l’agognato giardino d’Europa: l’Italia. Ma viaggi a parte, fu sempre la vita dei contadini, degli umili a nutrire il suo talento di scrittrice, a fluire dalla sua penna in una serie di ritratti indelebili, parte viva, anzi vivissima di quel Naturalismo danese di cui ignoriamo quasi tutto. Tuttavia nelle sue storie affiora a tratti (e forse inaspettatamente) anche un elemento erotico, una tensione sottilmente sensuale che, in uno dei suoi ultimi romanzi a veder la luce Holger Hauge og hans Hustru (1934-1935), divenne addirittura il tema dominante. Il gran telaio su cui impavidamente, senza falsi rossori, Marie Bregendahl tessé tutta la sua storia.

Foto | Den Store Danske




Giorgio Podestà

 

Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).