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pubblicato domenica, 12 novembre 2017 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Grandi libri scritti per scommessa

Alcuni grandi libri scritti per scommessa
Alcuni grandi libri scritti per scommessa

Scommessa, sfida o provocazione. Nulla come un po’ di sana competizione tra amici per dimostrare il molto che si può fare se c’è l’opportunità di vincere un po’ di soldi e, ovviamente, la fama. Si tratta di qualcosa di comune, lo sappiamo, e lo è anche tra coloro che scrivono.

Alcuni grandi libri scritti per scommessa

Era il 1816 quando un gruppo formato da Shelley, Byron, Mary Shelley e John Polidori si dette appuntamento a Villa Diodati, in Svizzera, per una sfida tutta letteraria: chi sarebbe stato capace di scrivere il miglior romanzo horror? Dopo una notte tra candele e racconti ricchi di fantasia, Mary Shelley scrisse Frankenstein, o il moderno Prometeo, dimostrando di essere la migliore narratrice tra così tanti poeti.

Il caso di Dostoevskij non è diverso. Non che Fëdor Dostoevskij abbia scritto Il giocatore come risultato di una scommessa vera e propria… ma per la sua dipendenza dal recarsi in luoghi dove si giocava e puntare denaro che, in realtà, non aveva. Sfiancato dai debiti, scommise che avrebbe terminato Il giocatore in pochi mesi. Nel caso in cui non l’avesse fatto, avrebbe perso i diritti d’autore di tutte le sue opere, che non erano poi roba da niente. Il risultato è un’opera maestra della letteratura che mostra i rischi del gioco come pochi.

Tolkien e C. S. Lewis erano grandi amici e facevano parte del gruppo letterario degli Inklings. Un giorno si sfidarono: dovevano scrivere un’opera in un genere letterario che non avevano mai trattato. Sorteggiarono il tema con il lancio di una moneta: a Lewis toccò una storia di viaggi spaziali, mentre Tolkien ne doveva scrivere una sui viaggi nel tempo. Il risultato fu che Lewis produsse la cosiddetta trilogia spaziale (composta dai romanzi Lontano dal pianeta silenzioso, Perelandra e Quell’orribile forza) mentre Tolkien un bel nulla. Che smacco!

La sorella di Agatha Christie, Madge, la sfidò a scrivere un libro giallo che fosse pubblicabile. Christie, che in quel tempo era infermiera volontaria nella I Guerra Mondiale, accettò la sfida, e scrisse Poirot a Styles Court, il suo primo romanzo.

Tra storia e leggenda

Poi finiamo in quella zona che è a metà tra storia e leggenda. Si narra che una volta, durante un pranzo tra scrittori, qualcuno lanciò la sfida di scrivere un romanzo con solo sei parole. Hemingway si sarebbe alzato e avrebbe detto: «Vendesi scarpe da neonato, mai usate». Vinse a mano bassa! E il suo è considerato il racconto più breve del mondo.

Via | Electric Lit
Foto | Pixabay




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.