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Posted venerdì, 17 novembre 2017 by Graphe.it in Racconti e testi
 
 

L’impresa. Un racconto

L'impresa. Un racconto di Silvia Bevione
L'impresa. Un racconto di Silvia Bevione

Impresa: «Azione o iniziativa di una certa importanza, difficoltà e durata». Recita così il mio vecchio e un po’ malandato vocabolario Zingarelli, per anni compagno di studi… Uno strumento obsoleto, direte voi, superato dall’inarrestabile rivoluzione tecnologica; eppure, a me riesce ancora a comunicare emozioni. A suscitare ricordi.

Sfogliandolo, mi imbatto nella parola «impresa», e mi domando: per definirsi davvero tale, un’azione deve necessariamente essere straordinaria o eroica? La vita di ogni giorno, con le sue difficoltà, i suoi dolori, ma anche le sue gioie e le sue speranze, non è già di per sé un’impresa?

«Se non vivi come pensi, finirai per pensare come vivi»: frase stimolante e allo stesso tempo severa, accusatoria. Era scritta su di un muro, a Milano, negli anni di fuoco del nostro Sessantotto. E da allora non l’ho più dimenticata.

Quante volte mi sono detta: cerca di essere ciò che sei realmente! Da lì, molte scelte coraggiose (azzardate?), a volte un po’ folli, sempre compiute tentando sfuggire alla banalità quotidiana in agguato.

Tante piccole, grandi imprese.

Una, però, che ricordo come speciale, ve la voglio raccontare.

Un’impresa speciale

Ora che, con gli anni, sono diventata lievemente claustrofobica e temo i luoghi chiusi, ripenso a quando, a bordo di un piccolo batiscafo non più grande dell’abitacolo di una Fiat 500, sono scesa nel lago di Lugano… a 330 metri di profondità.

Non da sola, naturalmente, ma accompagnata dallo scienziato Jacques Piccard: il grande esploratore svizzero protagonista di un’azione davvero straordinaria. Nel 1960, unico uomo al mondo, era riuscito a raggiungere con il suo sottomarino il punto più profondo della Terra: la Fossa delle Marianne, nell’oceano Pacifico, a 10.916 metri sotto il livello del mare. Il cosiddetto «abisso Challenger».

Va da sé che quando il famoso scienziato mi propose di accompagnarlo in un’esplorazione del lago svizzero, mi parve un’occasione da non perdere.

Nemmeno un momento mi fermai a considerare gli eventuali rischi. Non mi domandai se ce l’avrei fatta; se, al momento, avrei avuto paura. Dotata di quella certa arroganza giovanile che porta a sentirsi invulnerabili, affrontavo ogni sfida convinta che alla fine avrei vinto.

Quasi cinque ore durò l’immersione. Nel batiscafo si entrava dall’alto, attraverso un’apertura poco più larga del corpo di una persona. Subito dopo, lo sportello veniva chiuso ermeticamente al di sopra delle nostre teste.

Solo sentendo quel «clic», mi resi conto che sarei stata per ore prigioniera di una piccola macchina, sotto metri e metri d’acqua, senza alcuna possibilità di uscire.

Mi girava un po’ la testa: panico? Claustrofobia? Ormai ero in ballo e, come si dice, dovevo ballare…

Cominciammo a scendere: molto lentamente. Sentivo freddo e l’umidità gocciolava lungo le pareti stagne che rivestivano le fiancate. Cercai di guardare attraverso il grande cristallo che ci consentiva la visuale: cosa c’era nelle acque buie del lago, illuminate solo dai fari del nostro mezzo di trasporto?

Il fondale era un deserto pieno di spazzatura: un enorme deposito di lavatrici, frigoriferi, pneumatici di camion e di automobili. E poi, una grande quantità di plastica.

«Pesci e vegetazione non riescono più a sopravvivere nelle nostre acque – mi disse Piccard – purtroppo i laghi stanno morendo».

Anche nella risalita, il tempo sembrò passare troppo lentamente. Provavo sentimenti contrastanti: un certo sollievo per la conclusione dell’immersione e molta tristezza per il degrado che avevo visto.

Tornata in superficie, scrissi di quella lunga giornata sul fondo del lago e riportai le preoccupazioni degli esperti dell’ambiente.

Ma non seppi mai se il progetto suggerito da Piccard ai governi dell’epoca, per il risanamento dei laghi europei, fu davvero attuato.

L’impresa è un racconto di Silvana Bevione
allieva del corso di scrittura narrativa che Susanna Trossero tiene a Ostia – Roma
presso l’associazione Fo.Ri.Fo.

Foto | Pixabay




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)