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Posted domenica, 10 dicembre 2017 by Roberta Barbi in Punti di vista
 
 

Come usare il computer e rivelare la propria personalità

Come usare il computer
Come usare il computer

Un’insegnante chiese a un suo studente dodicenne perché secondo lui fosse utile usare il computer per ricostruire dei testi. Il ragazzo rispose: «Perché il computer non mi interrompe mentre sto pensando, come invece fa lei». (Citato in Hewer 1997)

Più che come usare il computer, la domanda che ci poniamo oggi è: come faremmo a non usarlo, cioè come potremmo espletare tutti i nostri doveri quotidiani senza questo preziosissimo aiuto tecnologico? Saremmo certamente perduti. Dal momento che questa macchina «infernale» ha preso così potere nelle nostre vite, è normale che il mondo della ricerca abbia iniziato a indagare un po’ sulle nostre abitudini di approccio al pc.

Dimmi come usi il computer e ti dirò chi sei

Ovviamente ognuno di noi si avvicina a un monitor con obiettivi diversi: c’è chi – come me – con il computer ci lavora, chi ci gioca, chi lo usa per lo svago e il tempo libero navigando tra chat e social network, per le prenotazioni di soggiorni vacanze e tavoli al ristorante, per lo shopping… e chi per tutte queste cose insieme, finendo per passare con mouse e tastiera più tempo che con i propri figli e con la propria moglie.

Ma quando dico che il modo in cui lo usiamo può essere rivelatore della nostra personalità, intendo come usare il computer in senso stretto: ad esempio chi lavora su più programmi contemporaneamente senza chiudere nessuna finestra può essere definito un soggetto in multitasking, ma anche un disorganizzato; chi, mentre scrive, salva in continuazione perché teme non sia sufficiente il salvataggio automatico di Word (tra l’altro basta impostarlo sull’intervallo di tempo desiderato), è fondamentalmente un insicuro al pari di chi aggiorna più volte la propria bacheca Facebook o il proprio stato su Whatsapp nella stessa giornata, ma può anche essere considerato un esibizionista.

E il browser?

Nell’era in cui la privacy, grazie alla rete, sembra andata a farsi benedire, anche la scelta di un browser sembra dirla lunga sulla nostra personalità. Chi sceglie Chrome – ed è la maggior parte – è omologato, ha fretta e quindi bisogno di cose immediate e semplici da usare, preferibilmente tutte simili, dalla schermata mail a quella per la ricerca immagini. Peccato, però, che questa sbrigativa maggioranza ignori il piccolissimo dettaglio di stare di fatto vendendo a Google praticamente tutti i dati personali, mettendo in mano a una società potentissima e senza scrupoli la propria esistenza non solo virtuale (non vi eravate mai chiesti come mai il giorno del vostro compleanno il suddetto motore di ricerca vi faccia gli auguri??!!).

Sono ormai poche sacche residue di utenza, ma c’è ancora chi utilizza per essere accompagnato in rete Internet Explorer, diventando, così, obiettivo preferito per truffe e interminabili catene di Sant’Antonio. Diverso, invece, è l’utente che adopera Firefox o altri sistemi più sofisticati e al tempo stesso più sicuri: si tratta di un surfer consapevole e accorto, difficile da ingannare, uno che approfondisce prima di agire.

Pure il desktop la sa lunga

Sembra che anche analizzare che tipo di desktop si usa abitualmente aiuti a far luce sulla psicologia individuale: chi si siede davanti una schermata semivuota e scarna di icone, infatti, risulta una persona equilibrata, sicura di sé, efficiente e produttiva; al contrario, chi appena si districa tra file e programmi che avrebbe bisogno di una catena di schermi per contenerli tutti, è una persona confusionaria e gioviale, allegra e un po’ sopra le righe. Un discorso a parte, inoltre, potrebbe essere fatto per l’immagine che fa da sfondo: una foto di cui si è l’autore o un selfie denotano una personalità narcisista ed egocentrica; le foto dei figli o degli affetti sono proprie, in genere, chi ha ben chiare le priorità della vita o, al contrario, ha bisogno di ricordarle; un’immagine predefinita tipo quelle di Windows indica, invece, solitudine, poco interesse verso l’altro e scarso spirito critico.

Come usare il computer per scrivere e per leggere

Ma la ricerca è andata oltre. All’Università di New York, infatti, è stato messo a punto un software in grado di riconoscere una persona in base al suo modo di scrivere al pc. In pratica è stato individuato un algoritmo che tiene conto della velocità di battitura e della presenza o meno di indugi sui tasti, e attraverso questi due e altri pochi parametri è in grado di individuare un utente tra un insieme di utenti schedati. Un po’ aleatorio, obietterete, perché ovviamente la velocità di battitura dipende molto dal dispositivo al quale si viene messi davanti, ma a quanto pare quegli scienziati pazzi di NY stanno procedendo nella direzione che mira a stabilire attraverso la scrittura al pc addirittura lo stato d’animo dello scrivente.

Fantascienza? Speriamo, altrimenti qualunque computer potrebbe potenzialmente venire a conoscenza di informazioni su di noi al pari dei grandi colossi dell’informatica come Google o Microsoft che citavamo prima. E a quel punto i blade runner sarebbero dietro l’angolo.

I cari, vecchi sms

Qualcosa di simile, poi, è stato teorizzato in psicologia sul modo che abbiamo di scrivere un messaggio con lo smartphone. Pare che coloro i quali fanno tutto con una mano, cioè tenerlo e contemporaneamente digitare con il pollice, siano individui socievoli e determinati, ma non così aperti come sembrano; coloro i quali, invece, utilizzano entrambe le mani sarebbero più sensibili e timidi, con scarsa fiducia verso il prossimo. Mah. E io che ho sempre pensato di tenere il telefonino con una mano e di scrivere con l’altra perché ho il pollice troppo grosso…

Letture online

Chi lo sa dove ci condurranno queste prime ricerche in materia di social life, ma ora vorrei concludere questo lungo post su come usare il computer parlando di una cosa che ci sta particolarmente a cuore qui: come leggere romanzi usando il computer. Per prima cosa c’è da dire che la lettura in rete, per sua stessa natura, è una lettura non lineare come quella che si mette in atto leggendo un libro (ossia dall’inizio alla fine) bensì una lettura ipertestuale, che, cioè, attraverso i link rimanda ad altre pagine che vengono aperte una sull’altra contemporaneamente. Questa sorta di matrioska di testi certo non agevola la lettura di un romanzo tradizionale, per il quale forse il mezzo più adatto è l’eReader, una sorta di tablet che però custodisce la sacralità della lettura di una volta, quella che i nostri avi hanno imparato qualche migliaio di anni fa e che, ancora una volta, risulta essere – almeno per il cervello e la memoria – la migliore.

Foto | Pixabay




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.