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pubblicato martedì, 9 gennaio 2018 da Roberto Russo in Premi letterari
 
 

Premio Nonino 2018: vincono Ismail Kadare, Giorgio Agamben e P(our)

Premio Nonino 2018
Premio Nonino 2018

È stato assegno il Premio Nonino 2018, nelle sue varie sezioni. Per quel che riguarda il Premio Internazionale Nonino 2018 il vincitore è Ismail Kadare, mentre il Premio Nonino 2018 a «un maestro del nostro tempo» va a Giorgio Agamben. Il collettivo P(our) – «progetto benefico internazionale che si pone l’obiettivo di creare una comunità globale di bartender, baristi, sommelier, birrai, distillatori e produttori di vino che possa stimolare e reinventare il mondo del, attraverso nuove idee, conoscenze, ispirazioni, esperienze, valori» – si aggiudica il Premio Nonino Risit d’Aur Barbatella d’oro 2018.

Ad assegnare i premi, come da tradizione, è stata la giuria presieduta da V. S. Naipaul, Nobel per la Letteratura 2001. La cerimonia di premiazione avrà luogo sabato 27 gennaio 2018 presso le Distillerie Nonino a Ronchi di Percoto (Udine).

Premio Nonino 2018: Kadare e Agamben

Il Premio Internazionale Nonino 2018 va a Ismail Kadare, perché è « Poeta, romanziere, autore di saggi e sceneggiatore nato in Albania. Aedo innamorato e critico del suo popolo, tra realtà storiche e leggende, che rievocano grandezze e tragedie del passato balcanico e ottomano, ha creato grandi narrazioni. Esule a Parigi dal tempo della dittatura “per non offrire i suoi servigi alla tirannide”, ha rifiutato il silenzio, che è la metà del male, immergendo spesso il suo raccontare in mondi immaginari, divenendo testimone degli orrori perpetrati dal totalitarismo e dai suoi inquisitori. Ha fatto della tolleranza religiosa uno dei cardini della sua opera». Il premio a Kadare sarà consegnato da Claudio Magris.

Giorgio Agamben verrò premiato da Antonio R. Damasio come «Maestro del nostro tempo». Questa la motivazione: «Le sue indagini, sempre in cerca delle fonti, spaziano dal linguaggio alla metafisica e dall’estetica all’etica. Giorgio Agamben si definisce un epigono, considerate le sue intense esperienze con il fiorire del libero pensiero; costruisce sull’esempio di Michel Foucault, delle sue idee e intuizioni, una biopolitica e crea il concetto dell’Homo Sacer, un essere umano la cui vita è sacra, il che significa che può essere ucciso ma non sacrificato; traccia un’evoluzione, da un uomo antico che “poteva” a un uomo moderno che “vuole”, e si pone al di sopra sia delle leggi umane sia di quelle divine, aprendo la strada a un’età di olocausti».

Continua quindi il comunicato: «Per rendersi visibili, le società devono lottare fra due opposti principi: quello dei diritti legali e quello dell’anomia. Agamben spesso traduce la sua filosofia in pura poesia immersa nella natura; ascoltate la sua mirabile descrizione tratta dal suo ultimo libro, Autoritratto nello studio: “L’erba è Dio. Nell’erba – in Dio – sono tutti coloro che ho amato. Per l’erba e nell’erba e come l’erba ho vissuto e vivrò”».

Foto | Facebook




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.