0
Posted martedì, 23 gennaio 2018 by Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Addio a Nicanor Parra, tra i più importanti poeti ispanoamericani

Nicanor Parra (1914-2018)
Nicanor Parra (1914-2018)

È morto il poeta cilena Nicanor Parra, una delle voci più importanti e influenti della poesia ispanoamericana della seconda metà del Novecento. Avrebbe compiuto 104 anni il prossimo settembre.

La poesia di Nicanor Parra

Con Nicanor Parra finisce un secolo di poesia latinoamericana che ha visto grandi nomi, scuole e sentimenti. L’immenso lavoro di Parra, tanto a livello sociale quanto letterario, è rispecchiato nel lavoro di numerosi scrittori, dalla Beat Generation a Neruda fino a centinaia di giovani poeti. Nel 2011 Nicanor Parra è stato insignito del Premio Cervantes come riconoscimento per tutta la sua carriera. L’anno seguente ha vinto il Premio Iberoamericano di Poesia Pablo Neruda.

Parra è noto per aver tirato fuori la poesia da quell’Olimpo culturale in cui molti autori volevano lasciarla cioè fuori dalla portata dei «comuni» mortali, per avvicinarla al popolo, e trasformarla in un’arma attraverso la quale la sensibilità sociale poteva essere espressa in maniera forte e simbolica. La sua idea di antipoesia è diventata molto comune. Si tratta di un modo di intendere la poesia in maniera volutamente colloquiale e spesso provocatoria. È una tendenza viva ancora oggi, e ha messo le ali al suo attivismo. Nicanor Parra era un provocatore nato: pensava che la poesia potesse essere utile a qualcosa in quest’epoca in cui sembra impossibile credere nel potere della poesia.

La sua opera è ampia. In Italia lo troviamo nel catalogo Einaudi con le sue Antipoesie e in quello di Medusa con Le montagne russe.

«Ultimo brindisi»: una poesia di Nicanor Parra

Omaggiamo Nicanor Parra con una sua poesia, dal titolo Ultimo brindisi (traduzione di Gianni Darconza).

Che lo vogliamo o no
abbiamo solo tre alternative:
ieri, il presente e il domani.
E neppure tre
perché come dice il filosofo
ieri è ieri
ci appartiene solo nel ricordo:
alla rosa che si è già sfogliata
non si può tirar fuori un altro petalo.
Le carte da giocare
sono solamente due
il presente e il giorno di domani.
E neppure due
perché è un fatto ormai assodato
che il presente non esiste
se non nella misura in cui si fa passato
ed è già passato…,
come la gioventù.
Riassumendo
ci rimane solo il domani
io sollevo il mio calice
per quel giorno che non arriva mai
perché è l’unica cosa
di cui realmente disponiamo.

Via | El País
Foto | Javier Ignacio Acuña Ditzel from Santiago, Chile (Don(‘t) Nica) [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.