0
pubblicato giovedì, 25 gennaio 2018 da Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Virginia Woolf: l’omaggio di Google per il suo 136° anniversario della nascita

Virginia Woolf nel doodle di Google
Virginia Woolf nel doodle di Google

Oggi è il 136° anniversario della nascita di Virginia Woolf: una data che non passa inosservata nemmeno a Google che celebra la scrittrice con un doodle.

Lo stile del doodle è molto simile a quello già usato per Grazia Deledda. L’omaggio di Google è stato realizzato dall’illustratrice londinese Louise Pomeroy e celebra lo stile minimalista di Virginia Woolf. Al centro campeggia il suo iconico profilo che è contornato da foglie cadenti (un tema frequente nelle sue opere). Per citare la Woolf stessa: «Gli alberi d’autunno brillano nella luce gialla della luna, al plenilunio, in quella luce che matura l’energia di chi lavora, e ammorbidisce le stoppie, e porta l’onda azzurra a baciare la riva» (Al faro, traduzione di Nadia Fusini per Feltrinelli).

Virginia Woolf oltre il doodle di Google

Adeline Virginia Woolf, nata Stephen, venne alla luce a Londra il 25 gennaio 1882. Con nove romanzi, undici racconti brevi e oltre una trentina di libri di altro tipo (saggi, diari, biografie, lettere), Virginia Woolf continua a essere una delle scrittrici più influenti della letteratura, l’autrice che più ha rivoluzionato la narrativa del secolo XX e che più ha difeso i diritti delle donne con i suoi testi. A tal proposito se c’è una frase che ben inquadra la figura di Virginia Woolf è quella che lei scrisse nel 1929 nel saggio Una stanza tutta per sé. Sentenziò Virginia Woolf: «Una donna deve avere soldi e una stanza suoi propri se vuole scrivere romanzi». Un testo che nel corso degli anni è diventato in uno dei più citati dal movimento femminista, visto che riassume le difficoltà delle donne a dedicarsi alla scrittura in un mondo dominato dagli uomini.

La scrittura lirica di Virginia Woolf ben descriveva l’introspezione dei suoi personaggi, portando alla luce le complesse emozioni che soggiacciono a eventi apparentemente banali, come, per esempio, il suono del Big Ben che scandisce il tempo che passa ne La signora Dalloway (1925) o la visita di una famiglia al mare che nasconde tensioni profonde in Gita al faro (1927).

Virginia Woolf si suicidò il 28 marzo 1942. La scrittrice indossò il cappotto, riempì le tasche di pietre e si inoltrò nel fiume Ouse, nelle vicinanze di casa sua. Il cadavere venne trovato il 18 aprile seguente. Il marito fece cremare i suoi resti e poi sparse le ceneri nel giardino della casa in cui vivevano.

Alcune frasi di Virginia Woolf

Vi proponiamo alcune citazioni di Virginia Woolf, sperando che vi appassionino e vi facciano leggere i suoi scritti.

  • Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so… Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe… Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi. (Lettera di addio al marito)
  • È concesso anche a un eroe morente chiedersi prima di morire come parleranno di lui gli uomini dopo la sua morte. (Gita al faro)
  • La bellezza del mondo ha due tagli, uno di gioia, l’altro d’angoscia, e taglia in due il cuore. (Una stanza tutta per sé)
  • Nell’ozio, nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla. (Una stanza tutta per sé)
  • Troppo spesso le parole sono state usate, maneggiate, rivoltate, lasciate esposte alla polvere della strada. Le parole che cerchiamo pendono accanto all’albero: con l’aurora le troviamo, dolci sotto le fronde. (La stanza di Jacob)
  • Un sorso di mare in una coppa perde il suo lume non altrimenti che una seta. (La stanza di Jacob)




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.