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Posted domenica, 11 febbraio 2018 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

I libri classici odiati da grandi scrittori

I libri classici odiati da grandi scrittori
I libri classici odiati da grandi scrittori

Con il passare degli anni numerosi libri sono diventati classici. Nessuno sa esattamente quando un libro si trasforma in una grande opera meritoria di abitare sull’Olimpo dei classici, ma tutti sappiamo che quando un titolo compare tra «I cento libri fondamentali della letteratura» allora la sua consacrazione e avvenuta. E tutti sono d’accordo sulla sua classicità. Tutti? No, a dire il vero! A volte i libri classici hanno ricevuto forti stroncature da autori famosi che hanno usato tutto il loro acume critico per distruggerli.

Quando i libri classici non piacciono

Orgoglio e pregiudizio

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen è un classico della letteratura inglese fin da quando è stato pubblicato. Tuttavia, non è stato esente da critiche. Charlotte Brontë, altra grande autrice britannica, così ne scrive in una delle sue lettere a George Lewes:

Perché vi piace così tanto Miss Austen? Su questo sono perplessa.

Che cosa vi ha indotto a dire che avreste preferito scrivere «Orgoglio e pregiudizio» o «Tom Jones» più di uno qualsiasi dei romanzi di Waverley?

Non conoscevo “Orgoglio e pregiudizio” prima di aver letto quella vostra frase, e allora mi sono procurata il libro e l’ho studiato. E che cosa ci ho trovato? Un accurato e minuzioso ritratto di un volto ordinario; un giardino ben recintato e accuratamente coltivato, con confini ben delimitati e fiori delicati – ma nessun accenno a una fisionomia brillante, vivida – niente spazi sconfinati – niente aria aperta – nessuna collina azzurra – nessun torrente impetuoso. Non mi piacerebbe certo vivere con le sue dame e gentiluomini nelle loro case eleganti ma limitate. Queste osservazioni probabilmente vi irriteranno, ma correrò il rischio.

Altro grande scrittore a non essere ammaliato da Austen è stato Mark Twain che nel 1898 così scriveva:

Non ho nessun diritto di criticare i libri, lo faccio soltanto quando li odio. Ho spesso voglia di criticare Jane Austen, ma i suoi libri mi fanno così incazzare che non riesco nemmeno a camuffare la mia furia, e così lascio perdere ancora prima di iniziare. Ogni volta che leggo “Orgoglio e pregiudizio” mi viene voglia di dissotterrare Jane Austen e di colpirle il cranio utilizzando la sua tibia… è un vero peccato che le abbiano permesso di morire di morte naturale.

Ulisse

A Virginia Woolf, che non aveva peli sulla lingua quando doveva criticare, non piacque l’Ulisse di James Joyce. Di fatto, nel suo diario racconta quello che pensava quando arrivò a pagina duecento del libro di Joyce (traduzione di Giuliana De Carlo):

Dovrei essere immersa nella lettura dell’Ulisse, preparare la mia arringa pro e contro. Ne ho lette 200 pagine finora – neppure un terzo – e mi ha divertita, stimolata affascinata, interessata per i primi due o tre capitoli. Sino alla fine della scena del cimitero; e poi sono rimasta confusa, annoiata, irritata e delusa da questo studente a disagio, che si gratta i foruncoli. E Tom, il grande Tom [T. S. Eliot], lo mette sullo stesso piano di Guerra e pace! Per me è un libro ignorante, plebeo; il libro di un operaio autodidatta, e sappiamo tutti quanto sono disperanti, quanto egocentrici, assillanti, rozzi, declamatori e in sommo grado nauseanti. Se si può avere la carne cotta, perché mangiarla cruda?

Avrà cambiato idea al termine della lettura? Macché!

Ho terminato l’Ulisse e mi sembra un colpo mancato. Genio ne ha, direi, ma di una purezza inferiore. Il libro è prolisso. È torbido. È pretenzioso. È plebeo, non solo nel senso di ovvio, ma nel senso letterario. Uno scrittore di classe, voglio dire, rispetta troppo la scrittura per ammettere le trovate, le sorprese, le bravure. Mi ricorda continuamente un collegiale inesperto, pieno di spirito e di ingegno, ma talmente conscio di sé, talmente egocentrico che perde la testa, diventa stravagante, manierato, chiassoso, smanioso, desta pietà nelle persone benevole, e in quelle severe semplice noia; e si spera che gli anni lo guariscano; ma poiché Joyce ne ha quaranta sembra poco probabile.

Sulla strada

A volte è sufficiente anche una sola frase per esprimere il proprio pensiero. Aldous Huxley, per esempio, così commentò Sulla strada di Kerouac:

Dopo un po’ ho iniziato ad annoiarmi. Voglio dire, la strada mi è sembrata tremendamente lunga.

Ci sono libri classici che a voi proprio non piacciono?

Via | Literary Hub
Foto | Ruben & Sophie Bialon via Unsplash




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.