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pubblicato lunedì, 12 febbraio 2018 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Introduzione, prologo, prefazione e preambolo: cosa sono e perché si usano

Introduzione, prologo, prefazione e preambolo: cosa sono e perché si usano
Introduzione, prologo, prefazione e preambolo: cosa sono e perché si usano

Quando si termina di scrivere un libro, sia esso un romanzo o un saggio, spesso sorge il dubbio se sia necessario aggiungere qualche tipo di informazione rilevante, opinione o approfondimento che possa essere di qualche utilità al lettore. A tal proposito ci sono varie possibilità: introduzione, prologo, prefazione o preambolo.

È esperienza comune saltare a piè pari l’introduzione o la prefazione e passare subito al primo capitolo del libro. Però se quel testo c’è nel libro avrà una sua importanza. Come fare, quindi, perché questi testi vengano letti?

L’aspetto importante è valutare se una introduzione o una delle sue varianti possano apportare qualcosa al lettore. Deve essere un valore aggiunto e non una dimostrazione che si hanno amici famosi, come spesso si capisce leggendo alcuni preamboli… Inoltre, punto fondamentale di tutti questi testi è quello di non svelare la trama o i punti chiave del libro in sé. Può capitare, infatti, che chi è chiamato a scrivere questi testi introduttivi sia così entusiasta (diciamo così…) che arrivi a svelare troppi dettagli del libro che ci si appresta a leggere e magari anche di altri!

Che differenza c’è tra prologo, preambolo, prefazione e introduzione?

Prologo

Si tratta di un testo che prepara il lettore per la storia che si appresta a leggere. Si offrono informazioni necessarie per comprendere meglio il romanzo: un evento storico, alcune parole sul mondo in questione o anche un testo narrativo vero e proprio. La cosa importante è che funzioni come apertura, come se fosse il primo capitolo del libro.

Preambolo

Solitamente è scritto da qualcuno che non è l’autore del libro: una figura autorevole, uno scrittore o un esperto della materia di cui tratta il testo. Nel preambolo si è soliti parlare della relazione tra chi è stato incaricato di scriverlo e il libro o lo scrittore. L’aspetto fondamentale è una sorta di vicinanza con il testo che ne giustifichi la presenza.

Prefazione

Siamo dinanzi a un testo che spiega come è nato il libro. Illustra l’obiettivo, lo sviluppo oltre a ringraziare coloro che hanno collaborato per la stesura di alcune parti. La prefazione di solito è presente nei saggi e non nei romanzi.

Introduzione

In questo caso si parla del tema trattato nel libro. Può offrire qualche informazione supplementare o fornire la prospettiva dello scrittore al momento di iniziare il lavoro. Anche l’introduzione è più frequente nei saggi che nei romanzi. Un caso classico è l’introduzione della tesi di laurea. Pur essendo la prima cosa che si legge (o che si dovrebbe leggere) in libro, l’introduzione è l’ultima a dover essere scritta. Non si può introdurre un lavoro che ancora non esiste! Pertanto prima si scrive tutto il testo, poi nell’introduzione se ne dà contezza: «Lo studio è stato scritto per questo motivo, è strutturato in tot capitoli [e si riassume brevemente ogni capitolo], quindi siamo giunti alla conclusione che…». Infine un accenno alle prospettive che lo studio in questione può aprire e i ringraziamenti, doverosi.

E l’antefatto?

Fuori da questi quattro si colloca l’antefatto che non è qualcosa di esterno al libro scritto, ma ne fa parte integrante. È, in un certo senso, una variante del preambolo. In un’opera narrativa – ma anche in quella teatrale – l’antefatto è quanto accade prima della scena iniziale e che ne costituisce il presupposto. L’antefatto è spesso presente nei gialli e thriller, soprattutto quelli che affondano le proprie radici nella storia. Il libro si apre con la narrazione di un evento che sembra essere del tutto sganciato dal romanzo o avvenuto anni e anni prima. Poi durante il romanzo si capirà il legame.

Via | Reedsy




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.