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Posted giovedì, 29 marzo 2018 by Graziella Toscano in Mondolibri
 
 

Volete che vostro figlio legga? Date l’esempio

Come invogliare un bambino a leggere
Come invogliare un bambino a leggere

I ragazzi non leggono più, la scuola non invoglia, ai miei tempi era diverso… Va bene. Ma noi, a casa nostra, coi nostri figli, cosa facciamo? Perché ricordiamo che ai bambini e ai ragazzi possiamo tenere tutti i sermoni che vogliamo, ma esiste un solo, autentico modo per insegnare qualcosa: dare l’esempio.

Perché ho iniziato a leggere

Se il traguardo dei miei 18 anni era il diritto di voto, andando a ritroso, quello dei miei 5, 6 anni era la possibilità di leggere autonomamente. Ero una bambina particolarmente sveglia, intelligente, dotata? No, volevo imitare la mia mamma e mia sorella. Stanca di dover sempre chiedere a qualcuno di leggere per me, guardavo con invidia la mia sorella maggiore e mia madre stendersi o sedersi da qualche parte a leggere. Apparivano così assorte, così estranee a tutto che anche io avrei voluto entrare in quel mondo a me precluso. Come per un gatto: le porte devono essere sempre aperte. Attraversarle o meno è secondario.

Così, un po’ all’asilo, un po’ grazie alla pazienza di mamma, iniziai almeno a poter leggere etichette, insegne e tutto ciò che mi capitava a tiro. Scoprire che il dentifricio, in realtà, aveva un nome ben preciso al pari del generico “shampoo”, fu una rivelazione. Piano piano, e grazie alle scuole elementari, riuscii in breve a leggere più di due semplici parole di seguito. E, un bel giorno, il salto: afferrai uno dei vecchi libri di mia sorella, Il mago di Oz. Non solo non staccai gli occhi finché non ebbi finito, ma lo lessi una volta al giorno per una settimana di fila. Iniziò un grande amore che, come tutti i grandi amori, chiede sempre di più. In famiglia accolsero la mia nuova passione fornendo sempre nuovi libri.

Amori maturi

Col tempo avrei iniziato a sceglierli da sola, a spendere i miei soldi dopo aver trascorso ore in libreria, a polemizzare coi miei stessi familiari sulla bellezza o meno di un testo. Arrivai persino a riorganizzare la biblioteca di casa (adesso non immaginatevi quella di Petrarca, eh!) dietro richiesta sempre di mia madre, che sperava di tenermi occupata per qualche giorno facendomi inventariare tutto. Il problema fu che il metodo seguito fu personalissimo: i libri che mi piacevano a portata di mano, tutti gli altri in alto e nascosti alla vista. Quindi, se qualcuno cercava un libro, si chiedeva prima se mi piacesse o meno, in modo da sapere dove cercare.

Molti lustri dopo, mia figlia vede stendermi sul divano mentre gioca: «Cosa stai leggendo? Di cosa parla?» Dà una sbirciata, e poi va a prendere uno dei suoi libri. «Mi leggi una storia di Lotta? Guarda, questa è una L, questa una A. Anche io da grande voglio stendermi sul divano per leggere.» Bene, un’altra generazione è salva.

Foto | Pixabay




Graziella Toscano

 
Vesuviana. Divenni lettrice perché ero una bambina sempre stanca.