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Posted mercoledì, 4 aprile 2018 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

50 anni fa moriva Martin Luther King, profeta dell’uguaglianza

Martin Luther King Jr. (1929-1968)
Martin Luther King Jr. (1929-1968)

“Early morning, april 4, a shot rings out in the Memphis sky. Free at last, they took your life, they could not take your pride…”. (Pride, U2)

Di Martin Luther King si è letto e scritto davvero di tutto e da penne ben più prestigiose e meglio informate della mia, ma ricorrendo in questo 2018 i cinquant’anni dalla sua morte – un anniversario “tondo” come si dice in gergo giornalistico – proprio non lo si poteva far passare sotto silenzio. In fondo questo è proprio il suo più grande insegnamento, destinato non solo alla comunità nera che lo celebra giustamente come un eroe, ma all’umanità tutta: smettere di tacere, di subire, invece alzare la testa e combattere, saldamente, uniti, per i propri diritti, pur nel rispetto dell’altro, nella non violenza e nell’amore, l’arma più efficace e micidiale di tutte.

La parole di Martin Luther King

King combatté anche molto con le parole (era un ottimo predicatore, pastore battista di formazione) e le sue lotte vennero poi impresse con l’inchiostro nella pagine di molti libri che portano, per così dire, la sua firma: vista la cornice che ospita queste nostre chiacchiere ci è sembrata questa la chiave di lettura vincente per un ricordo e un omaggio all’immenso attivista.

Lettera dalla prigione di Birmingham

Mi piace iniziare con Lettera dalla prigione di Birmingham, una lettera aperta che il pastore scrisse il 16 aprile 1963 dal carcere dell’omonima cittadina dell’Alabama in cui era stato rinchiuso per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata contro la segregazione razziale.

Proprio a Birmingham, già da qualche anno, King aveva promosso una campagna in favore dei diritti civili degli afroamericani – tra cui il basilare diritto al voto – e contro le discriminazioni sociali ed economiche destinata a rimanere nella storia e che fece di lui un simbolo conosciuto a livello nazionale. Qui incontrò il governatore Wallace, sperando di fare appello alle comuni radici cristiane, ma finì come sempre con l’arresto in conseguenza di un sit-it, protesta che consisteva nel sedersi – letteralmente – per terra in un luogo interdetto alla popolazione nera finché non sopraggiungeva la polizia a sgomberare. Questa lettera arriva come una risposta a un documento redatto quattro giorni prima da alcuni esponenti ecclesiastici che si auguravano le battaglie contro la segregazione restassero confinate ai tribunali e ai luoghi della politica.

“Quando ci dicono aspettate significa mai”, scrive Martin Luther King, citando il Sant’Agostino che credeva che “una legge ingiusta non è una legge”. Responsabilità morale e disobbedienza civile, dunque, ma anche diritti e non-violenza sono concetti che iniziano a circolare insistentemente nella società americana dell’epoca.

La forza di amare

Del 1963 è anche La forza di amare, forse tra le opere di Martin Luther King quella di più chiara ispirazione cristiana: sono sermoni, infatti (le prediche che effettuano i sacerdoti dai pulpiti per noi cattolici), che hanno come obiettivo insegnare ad applicare l’amore a ogni gesto della vita quotidiana. Solo l’amore può portare alla pace, mentre la violenza non è mai la risposta giusta all’oppressione perché porta solo altra oppressione. Sono impressionanti queste parole, specie se lette con l’occhio della storia, cioè del lettore che sa che chi le ha scritte per quel mondo di pace e amore ha dato la vita non a chiacchiere, ma pagando con la propria carne e il proprio sangue. Una battaglia, comunque – insiste il predicatore – che l’uomo non è chiamato a combattere da solo, ma unendosi ad altri che, come lui, scelgono di amare senza riserve e di dotarsi di questa unico potentissimo strumento.

I have a dream

Anche chi non conosce la storia di Martin Luther King nel dettaglio, probabilmente conosce il celeberrimo discorso I have a dream, pronunciato dal pastore il 28 agosto 1963 in occasione della nota marcia per il lavoro e la libertà che si svolse nella capitale Washington. Passato alla storia come esempio di oratoria americana, pare che il discorso fosse stato scritto da King su un’ispirazione improvvisa appena poche ore prima e anche nel suo continuo ritornello del sogno che si coltiva ma è ancora lontano dall’essere realizzato ripercorre le strutture tipiche dell’orazione più persuasiva.

Ed è proprio così che King stesso ha voluto intitolare la sua autobiografia, in cui la sua vita è ripercorsa attraverso scritti pubblici e privati che ne descrivono la famiglia d’origine, l’educazione, la vocazione religiosa, fino alle discriminazioni subite e al crescente impegno politico che lo condusse a diventare un punto di riferimento per l’emancipazione nera negli Usa. A questo si aggiunge, naturalmente, un ritratto del King marito di Coretta e padre amorevole di quattro figli.

Il sogno della non violenza

Ed è proprio la sua vedova che, come spesso accade ai grandi, tenta di raccogliere anche l’eredità spirituale e ideale del marito e lo fa curando la pubblicazione di Il sogno della non violenza, raccolta postuma di pensieri inediti e non, su questioni ancora purtroppo attualissime quali il razzismo, l’uguaglianza, la pace, la giustizia e la libertà, la fede. Quasi come un testamento, viene inserito nel volume l’ultimo discorso pronunciato da King a Memphis poco prima di morire e rivolto agli scioperanti del settore sanitario. Qui per la prima volta esplicita la possibilità di una sua scomparsa prematura. In chiusura, infine, la proclamazione del Martin Luther King’s Day, festività nazionale americana più volte osteggiata e finalmente istituita per legge dal presidente Reagan negli anni Ottanta. Si celebra ogni terzo lunedì di gennaio, in ricordo della sua nascita, perché dei grandi si deve ricordare la vita e non la morte.

Foto | By Dick DeMarsico, World Telegram staff photographer [Public domain], via Wikimedia Commons




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.