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Un articolo a caso


La fantascienza metafisica di Arrival

 

 
Scheda del film
 

Titolo: Arrival
 
Regista: Denis Villeneuve
 
Attori e attrici principali: Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma, Mark O'Brien
 
Anno: 2016
 
Paese: USA
 
Durata: 116
 
Genere:
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
3/5


Voto degli utenti
Non ci sono ancora voti.

 

Aspetti positivi


Grande bellezza delle immagini, ottime prove degli attori.

Aspetti negativi


Un finale affrettato e confuso, aggravato da un montaggio che rende a tratti poco comprensibile l’intero film.


In sintesi

«Arrival» è un film di fantascienza diretto da Denis Villeneuve, basato sul racconto «Storia della tua vita» di Ted Chiang. La nostra recensione.

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pubblicatodomenica, 22 gennaio 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Locandina del film «Arrival»

Locandina del film «Arrival»

Lo scorso settembre 2016 è stato presentato a Venezia, alla 73° Mostra internazionale d’arte cinematografica, il film Arrival. Diretto dal regista canadese Denis Villeneuve, già in quell’occasione è stato accolto molto bene, con recensori che in qualche caso si sono spinti a gridare al capolavoro.

Si tratta, almeno per la prima parte del film, approdato al cinema il 19 gennaio, di fantascienza classica. Direi quasi vecchia maniera, quando vediamo comparire, in dodici differenti luoghi del nostro pianeta, altrettante misteriose astronavi dal design affascinante.

Come prevedibile, seguiamo ciò che accade negli USA, dove l’inquietante apparizione aliena è tenuta d’occhio naturalmente dagli immancabili militari, guidati dal Colonello Weber, ben reso da un granitico Forest Whitaker, presto affiancato dalla linguista Louise Banks (la bella e intensa Amy Adams) e dal fisico matematico Ian Donnelly (il simpatico Occhio di Falco nei film della serie Avengers).

In tal senso tutto l’avvio del film Arrival, solenne e forse sin troppo serioso nei toni e nel montaggio, mi ha fatto pensare a certo cinema SF degli anni ’50, o alle incantevoli storie brevi di SF a fumetti firmate da Stan Lee e Jack Kirby. La pellicola è invece ispirata al racconto Storia della tua vita, inserito nell’antologia Storie della tua vita (Stories of Your Life) di Ted Chiang.

Assistiamo poi allo sviluppo di una forma di comunicazione – resa con grande maestria visiva – con i mostruosi alieni tentacolari, eptapodi senza volto, avvolti da nebbie imperscrutabili, che sarebbero piaciuti a H.P. Lovecraft, mentre il nervosismo tra i vari potenti della Terra sale.

E fin qui tutto bene. Ma quando la situazione sembra ulteriormente degenerare, la sceneggiatura prende a ingarbugliarsi, tra flashback, balzi in avanti, discorsi parascientifico-filosofici e sfumature sentimentali al limite dello strappacuore. Il tutto raccontato non senza affettati manierismi, a metà tra il Solaris di Tarkoskij e l’Interstellar di Cristopher Nolan.

Non starò a rivelare troppo della trama, che del resto è ardua da riferire – e da comprendere, aggiungo, viste le espressioni spaesate degli spettatori all’uscita dalla sala cinematografica – per non privarvi della sorpresa.

Sorpresa che non manca comunque, alla fine delle tante contorsioni mentali cui costringe lo spettatore il pur talentuoso Villeneuve, tra distorsioni spaziotemporali, misteri profusi a piene mani, dotte dissertazioni sulle modalità di scorrimento del tempo e un montaggio cinematografico che complica ulteriormente la già difficile visione di Arrival.

Dalla fantascienza classicheggiante d’inizio film si approda dunque a un’opera complessa, di grande raffinatezza visiva ma appesantita da manierismi calligrafici e da una sorta di cerebralismo che inficiano la narrazione, confondendo e a volte persino annoiando lo spettatore. Troppe le domande che restano senza risposta, il commento più ascoltato lasciando la sala.

Si direbbe che Villeneuve abbia forse osato troppo, per la smania di spiazzare a tutti i costi. L’esito finale dell’operazione però è che la fruizione del film ne risulta irrimediabilmente gravata da un’oggettiva difficoltà di comprensione. Peccato: pur consigliandone la visione, in definitiva il film si è rivelato un’occasione almeno in parte mancata.

Auguriamoci che Villeneuve sappia far di meglio con il sequel di Blade Runner, la cui uscita è prevista per il prossimo autunno. Ma l’impresa è di quelle da far tremar le vene ai polsi, dunque speriamo bene…




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.








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