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Un articolo a caso


Rosso Istanbul, recensione del film di Ferzan Özpetek

 

 
Scheda del film
 

Titolo: Rosso Istanbul
 
Regista: Ferzan Özpetek
 
Attori e attrici principali: Halit Ergenç, Nejat Isler, Mehmet Günsür, Çiğdem Selışık Onat, Tuba Büyüküstün, Serra Yılmaz, Zerrin Tekindor, Ayten Gökçer, İpek Bilgin
 
Anno: 2017
 
Paese: Turchia, Italia
 
Durata: 115 minuti
 
Genere:
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
2.5/5


Voto degli utenti
Non ci sono ancora voti.

 

Aspetti positivi


Intimo e nostalgico, un omaggio alla città natia del regista raccontata attraverso una bellissima fotografia e un’ottima colonna sonora.

Aspetti negativi


A tratti lento. Alcuni dei dialoghi sono troppo letterari e poco realistici.


In sintesi

«Rosso Istanbul» è un film di Ferzan Özpetek ispirato all’omonimo romanzo scritto sempre dal regista di origini turche. La nostra recensione.

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pubblicatovenerdì, 3 marzo 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
<em>Rosso Istanbul</em>: il film di Ferzan Özpetek ispirato al romanzo omonimo

Rosso Istanbul: il film di Ferzan Özpetek ispirato al romanzo omonimo

È essenzialmente un romanzo d’amore, Rosso Istanbul (Mondadori 2013), la biografia di Ferzan Özpetek. Le sue pagine piene di ricordi e nostalgia, per la madre a cui è dedicato, ma anche verso l’infanzia, l’adolescenza, gli amici, i parenti e soprattutto la città, sono cariche di affetto. Dolci e coinvolgenti, raccontate con uno stile intimo e fluido.

Il regista torna a casa per salutare la madre, oramai stanca e anziana. Per esserle vicino in un momento delicato come la vendita della grande ed elegante casa di famiglia, teatro delle vicende di tutta una vita. E questa è l’occasione per ripercorrere momenti importanti, lontani e a volte un po’ sbiaditi.

Diventa il momento per trovare il coraggio di fare la pace con il ricordo del padre, troppo assente e duro, e anche vedere con occhi nuovi la situazione precaria del suo Paese. Assiste con sgomento ai disordini e alle proteste in città e queste descrizioni sono molto interessanti, raccontate da uno spettatore d’eccezione come Özpetek.

Per narrarle usa un escamotage letterario e infatti nel romanzo le parti biografiche vengono mischiate alla vicenda d’amore di una donna incontrata casualmente in aereo, una turista italiana a cui il soggiorno a Istanbul rivoluzionerà la vita.

Ma le pagine più toccanti del romanzo sono quelle dedicate al primo amore del regista, Yusuf un compagno di giochi dell’adolescenza.

Avevamo undici, dodici anni, e fuori dalla porta di casa c’era un mondo intero da scoprire. Ma dentro, dentro il chiuso e la penombra della mia stanza, c’eravamo solo noi. Noi e il mio giradischi, i miei 45 e 33 giri.

Il film «Rosso Istanbul»

Venti anni dopo Il bagno turco, Özpetek torna a filmare la sua Istanbul ma con uno spirito molto diverso, nostalgico e crepuscolare che mutua dalla sua biografia, anche se il film Rosso Istanbul non è la trasposizione del romanzo, ma un libero adattamento.

L’alter ego del regista è un editor, già scrittore, che dopo un lungo esilio in Inghilterra, torna in patria, nella sua città natale, per lavorare con un famoso regista. La famiglia di quest’ultimo è quella descritta da Özpetek nella sua biografia: la madre, le zie, il fratello, la servitù. C’è la villa di famiglia da vendere e anche un inaspettato Yusuf adulto, molto diverso da quello che si può immaginare leggendo il libro.

Poi il resto della trama della pellicola si discosta da quella del romanzo. Anzi si tinge di giallo, anche se purtroppo la tensione promessa da questa svolta non arriva e il film prosegue inesorabilmente lento. Tanto Bosforo e poca azione.

I protagonisti, tutti attori molto noti in Turchia, recitano bene. Sono molto espressivi ma i loro primi piani pensosi, arrivati a metà film, risultano estenuanti per lo spettatore.

Il fil rouge della nostalgia si dipana in una Istanbul filmata benissimo ma attraverso dialoghi troppo letterari. Frasi come: «Tu potresti essere l’uomo che ho cercato per sempre» ,«Non ho paura della parola amore» e ancora «Chi guarda il passato non vede il presente», pronunciate con nonchalance a cena o al cellulare, risultano posticce e un po’ da soap opera.

Mentre le battute migliori se le aggiudica come sempre Serra Yalmaz, l’attrice feticcio del regista, che è riuscita a essere fulminante anche qui. Naturalmente nella scena migliore del film, quella che si svolge a tavola, nella cena dove sono riuniti tutti i protagonisti, un grande classico nei film di Özpetek.

Foto | screenshot da YouTube

 




Patrizia Violi

 
Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.








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