Un articolo a caso


Alfabeto Poli: Luca Scarlini ci porta nel mondo di Paolo Poli

 
Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini
Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini
Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini

 
Scheda del libro
 

Autore: Luca Scarlini (a cura di)
 
Titolo: Alfabeto Poli
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2013
 
ISBN: 9788806216092
 
Pagine: 171
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4.5/5


Voto degli utenti
4 Voti totali

 

Aspetti positivi


Vale la pena leggerlo perché chi ama Paolo Poli ritroverà tutta la fantastica capacità affabulatoria dell'attore fiorentino e se ne sazierà con piacere. Per chi non lo conosce invece è un'ottima occasione per cominciare ad addentrarsi in un mondo che va scomparendo, quelli dei capocomici, nel senso più alto del termine, che una politica culturale cieca e senza memoria, sta mettendo in un angolo.

Aspetti negativi


Assai pochi gli aspetti negativi, data anche la natura antologica del testo. Forse una maggiore contestualizzazione storica delle singole voci del Sillabario avrebbe giovato ad una loro migliore comprensione.


In sintesi

“Alfabeto Pol”i è un utilissimo vademecum del pensiero di Paolo Poli attraverso la sua storia e quella del nostro teatro e della nostra società.

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pubblicatogiovedì, 17 ottobre 2013 da

 
La nostra recensione
 
 
Luca Scarlini, Alfabeto Poli

Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini

Incontrare Paolo Poli è come immergersi nella cultura del Novecento. Farsi incantare da storie, aneddoti, passioni che hanno percorso la storia del teatro del nostro Paese, della nostra società.

Elegante, raffinato, così a suo agio con il papillon al collo da destare invidia per i modi. Ammirazione per la figura e un incantato stordimento nel sentire parole di alta fattura precedere, o di poco seguire, espressioni scurrili o piacevolmente dialettali. L’età indefinibile seppur sbandierata che si dimentica non appena inizia a sorridere, a cantare o a muovere passi di danza riempiendo di sé il palcoscenico. Un personaggio o, meglio, una persona unica, portata di peso ai giorni nostri da una dimensione favolistica dove è facile trovarlo in posa con Greta Garbo, nudo al fianco di Rita Renoir o in estasi tra le vesti di Rita da Cascia. Te lo immagini sorridere appena, mentre già ha in mente un colpo di teatro per far rabbrividire alla Carolina Invernizio o per stupire passando da una mitria vescovile a un bustino da prostituta. È facile, ancora, immaginarselo tra le prime fila agli spettacoli della Osiris, a carpire ogni segreto per un sorriso o a sorseggiare un tè con Ionesco e Savinio, discutere con Apuleio di moralità, con Gozzano di trine, merletti e signore sporche di dolci nelle confetterie.

Rodolfo di Giammarco ha provato a riassumere le diverse definizioni che gli addetti al lavoro della critica teatrale hanno cercato di cucire addosso a Poli:

Pierrot saltimbanco. Ultimo dei capocomici all’antica. Uomo orchestra. Abate del 700. Show vivente. Fregoli barocco. Dissacratore. Premiata ditta di mieli e veleni. Drag-diseur. Misirizzi fiorentino (misirizzi è quel giocattolo che, comunque lo si getti in terra, mantiene l’equilibrio). Fantasista. Ballerina di fila. Dorian Gray in frack. Bambinaccia di scena. Commentator cortese. Vedette dell’intelligenza. Omo di garbo. Giullare filosofo. Comico damerino. Poeta.

Paolo Poli, Mistica...Paolo Poli, attore, regista, autore, scenografo, costumista, mimo, burattinaio, cantante, fantasista, trasformista, costituisce una delle più originali espressioni artistiche del teatro italiano e dello spettacolo, in genere; è una sorta di nutrimento stravagante, erudito e, nello stesso modo, ardito, di cui più d’uno si è alimentato, portando, come sostiene anche Arbasino, un “salubre giovamento”.

Un bagaglio di narrazione il suo che ti inonda lasciandoti amabilmente stordito e mai sazio.

Eppure per anni questa fascinazione la si poteva inseguire solo dal vivo, nei tanti teatri in cui Poli incontrava il suo pubblico e metteva in scena sé stesso. Dal 1985 alla fine della prima decade degli anni 2000 era quasi impossibile trovare dei libri che ci raccontassero di lui. Su qualche bancarella dell’usato ci si poteva imbattere in qualche storia, scritta in collaborazione con la fidata Ida Omboni, messa su carta dalle storiche edizioni del Grifo. Oppure nel primo tentativo organico di illustrare il suo teatro a opera di Rodolfo Di Giammarco per la Gremese nel 1985. Dopo di che più nulla, se non qualche speciale programma dedicatogli dai teatri in cui si esibiva. Quel senso di ingiusto vuoto è andato riempiendosi negli ultimi cinque anni. Nel 2009, quasi in contemporanea escono Siamo tutte delle gran bugiarde di Giovanni Pannacci (Sergio Perrone editore) e In scena en Travestì di Andrea Jelardi, a cura della critica Vittoria Ottolenghi (Fabio Croce editore). Il primo è una lunga conversazione che Pannacci trasforma con maestria in un vero e proprio racconto, in cui Poli parla di sé e del suo mondo. Mentre nel secondo, chi scrive anche queste righe, prova a tracciare una breve storia di Poli partendo da una intervista in camerino, dopo una replica dello spettacolo L’Asino d’oro, da cui ne uscii perdutamente affascinato.

Libri su Paolo PaoliSono seguiti poi altri libri come il monumentale Il Novecento è il secolo nostro di Marina Romiti o l’amorevole Sempre fiori mai un fioraio di Pino Strabioli.

Arriva ora in libreria Alfabeto Poli a cura di Luca Scarlini edito da Einaudi. Sulla scorta dei Sillabari di Parise (recentemente messo in scena da Poli) una serie di brevi racconti spericolati e divagazioni fulminanti, seguendo il filo dell’ironia. Un’opera, evidentemente nata dalla passione del suo curatore, che raccoglie quanto Poli ha dichiarato in moltissime interviste: a giornali, televisioni, trasmissioni radiofoniche e appunto nei libri a lui dedicati. Un utilissimo vademecum del pensiero di Poli stesso che ci porta per mano attraverso cinquant’anni e più non solo della sua storia, ma come già detto, della storia del nostro teatro e della nostra società. Pagine in cui ci si perde con piacere e dalle quali si riemerge con la voglia di saperne ancora di più.




Gianluca Meis

 








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