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Un articolo a caso


Americana, di Don DeLillo: l’esordio di un grande autore

 

 
Scheda del libro
 

Autore: Don DeLillo (traduzione di Marco Pensante)
 
Titolo: Americana
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2008
 
ISBN: 9788806189877
 
Pagine: 400
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
3.5/5


Voto degli utenti
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Aspetti positivi


La scoperta interessante del primo DeLillo, già alle prese con i grandi temi che approfondirà nei libri successivi.

Aspetti negativi


Una certa prolissità nelle descrizioni e nei dialoghi, a volte sconfinanti nella noia.


In sintesi

«Americana» è stato il primo romanzo di Don DeLillo: un testo che vale la pena leggere, anche se in alcuni tratti è molto prolisso.

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pubblicatovenerdì, 10 marzo 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Don DeLillo, Americana

Don DeLillo, Americana

Di recente ci siamo occupati di Zero K, l’ultima, controversa opera letteraria di Don DeLillo. Oggi invece affrontiamo il primo romanzo del grande scrittore di origine italiana, Americana.

Apparso nel lontano 1971, è un libro per molti versi atipico nella produzione dell’autore, per certi versi autobiografico. DeLillo lavorò infatti negli anni ’60 come pubblicitario e l’ambiente aziendale è rievocato con una buona dose d’ironia e precisione in quelle che tuttavia sono forse le pagine più impegnative da leggere, anche per il fan più accanito.

Lo stile è lontano da quello cui ci ha abituati l’autore nel corso degli anni: elaborato, assertivo e a tratti solenne, caratterizzato da un’inesorabile precisione e ricercatezza lessicale. Americana al contrario presenta una forma più diretta e semplice e una struttura meno complessa di quelle che l’autore adotterà in seguito.

Scritto in prima persona, è idealmente suddiviso in tre parti distinte (ma qualcuno si limita a individuarne solo due): la prima è ambientata nel mondo dei network televisivi, preso a paradigma dell’alienante ambiente aziendale, con tutte le sue paranoie, schizofrenie e cinismi. Un mondo nel quale, sembra suggerire lo scrittore, la condizione umana viene umiliata, distorta, avvilita e dal quale è bene fuggire. Come in effetti farà nel corso della storia il protagonista del romanzo, David Bell.

La seconda parte rievoca il passato di David, la sua vita sentimentale, i pensieri più intimi: ne scaturisce il ritratto di un giovane uomo di successo, sarcastico e cinico, annoiato dal lavoro, dalla moglie – ma anche dalle amanti, se è per questo – e dal rapporto con i colleghi. Lo stile utilizzato da DeLillo è scorrevole, a tratti strepitoso, ma, come accennavo sopra, queste pagine risultano a mio avviso non troppo piacevoli da leggere, al di là dell’eleganza formale dello stile.

Curioso invece notare una certa somiglianza di David Bell con l’algido yuppie Patrick Bateman, personaggio creato una ventina d’anni dopo da Bret Easton Ellis in American Psycho. Entrambi condividono un raggelante cinismo di fondo e un’apparente svagatezza che sono il segno distintivo del malessere profondo che li pervade.

L’ultima parte del libro si trasforma in quello che ormai è un vero e proprio topos della letteratura americana, il romanzo «on the road»: David, con il pretesto di girare un documentario sui nativi americani, si avventura in un viaggio che è anche un percorso interiore, alla ricerca di un senso della vita arduo da rinvenire nella società contemporanea. Un tema, qualcuno potrebbe non a torto osservare, già ampiamente trattato in questi ultimi decenni sia dalla letteratura che dal cinema, anche se qui, volendo, si potrebbe osservare che il personaggio creato da DeLillo più che alla ricerca di se stesso è in realtà in fuga da se stesso. Cerca di perdersi, di smarrirsi.

Come qualcuno avrà ormai intuito, in Americana troviamo approcciati da DeLillo alcuni dei grandi temi che verranno poi sviluppati con maggiore compiutezza ed efficacia stilistica nei romanzi successivi, in un lungo e meticoloso lavoro di rappresentazione dell’America di oggi, con le sue paure, le sue contraddizioni, la sua grandezza ma anche le sue inconfessabili miserie.

Per onestà devo ammettere che il libro non mi ha del tutto conquistato: ho faticato non poco a smaltire i tanti dialoghi, spesso al limite del non sense, e certe descrizioni tanto accurate quanto ridondanti. Non a caso l’autore sul finire degli anni ’80 ha rivisto il libro, al fine di snellirlo un po’.

D’altro canto non dobbiamo dimenticare che si tratta del primo lavoro di un autore che crescerà enormemente nel tempo, fino a donarci un capolavoro assoluto come Underworld. Quindi apprezziamolo per quello che è: la partenza, forse non del tutto riuscita, ma comunque ammirevole, di un viaggio che condurrà DeLillo tra i giganti della letteratura contemporanea.








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Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.


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