Un articolo a caso


Per capire davvero Bob Dylan: Chronicles – Volume 1

 
Bob Dylan, Chronicles - Volume 1
Bob Dylan, Chronicles - Volume 1
Bob Dylan, Chronicles - Volume 1

 
Scheda del libro
 

Autore: Bob Dylan (traduzione di Alessandro Carrera)
 
Titolo: Chronicles - Volume 1
 
Casa editrice: Feltrinelli
 
Anno: 2008
 
ISBN: 9788807720116
 
Pagine: 270
 
Formato: cartaceo
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


Voto degli utenti
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Aspetti positivi


Un libro prezioso per i tanti cultori di Bob Dylan e anche per chi l’ha scoperto solo dopo la contestata vittoria del Premio Nobel.

Aspetti negativi


Una discreta frammentarietà e discontinuità dell’opera, del resto in linea con la produzione musicale dell’artista


In sintesi

«Chronicles – Volume 1» è il primo volume dell’autobiografia di Bob Dylan: la prima parte della sua vita, indissolubilmente legata alla musica.

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pubblicatolunedì, 19 dicembre 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Bob Dylan, Chronicles - Volume 1

Bob Dylan, Chronicles – Volume 1

Mai come in questo periodo si è parlato tanto di Mr. Robert Allen Zimmerman, in arte Bob Dylan. Da quando il grande, e diciamocelo pure, un bel po’ scorbutico cantautore è stato insignito del prestigiosissimo Premio Nobel per la Letteratura, è divenuto il protagonista preferito di articoli di varia natura, non di rado improntati ahinoi al gossip più becero.

Dapprima si è esaltato l’ovvio valore del riconoscimento, del resto a lungo atteso. Alcuni, com’era prevedibile, hanno obiettato che quella di Dylan non sarebbe vera e propria letteratura: polemiche sterili, a ben vedere. Poi si è scatenata la querelle sulla mancata reazione iniziale dell’artista alla vittoria. Dopodiché è stato fatto oggetto di critiche feroci e sarcasmo velenoso quando ha annunciato che non avrebbe partecipato alla cerimonia di premiazione, alla quale invece ha presenziato in sua vece un’emozionata Patti Smith.

Il grande assente dal canto suo ha comunque inviato per l’occasione una bella lettera, nella quale ha ringraziato per essere stato incluso tra giganti della letteratura come Kipling, Shaw, Thomas Mann, Pearl Buck, Camus, Hemingway, aggiungendo che mai si sarebbe aspettato di ricevere il prestigioso riconoscimento. In merito alle polemiche suscitate dal conferimento del premio a un «non scrittore» ha argutamente commentato: “Quando Shakespeare ha scritto Amleto probabilmente pensava a quali attori scegliere e dove trovare un teschio. Sono sicuro che l’ultima cosa a cui pensava è: “È questa letteratura?”». Ha poi soggiunto che neanche lui ha mai avuto tempo per pensare se le sue canzoni fossero o meno letteratura…

Chronicles – Volume 1, di Bob Dylan

Forse anche noi dovremmo sforzarci di ignorare le polemiche legate alla vincita del Nobel e fare invece riferimento a ciò che ha scritto egli stesso nella prima parte – dovrebbero infatti seguirne altre, ma a tutt’oggi non sono ancora uscite – della sua autobiografia, Chronicles – Volume 1.

Apparsa nel nostro Paese nel 2005, un anno dopo la pubblicazione negli USA, il libro rappresenta una sorta di summa del “Dylan pensiero” con riferimento soprattutto alla prima parte della sua vita, indissolubilmente legata alla musica.

La forma scelta, spesso condita di slang, e la struttura narrativa, frammentaria e non rispettosa delle sequenze cronologiche, basterebbero da sole ad attribuire a Dylan, se mai ve ne fosse davvero bisogno, la qualifica di scrittore, e di razza aggiungo io, un po’ alla Kerouak per intenderci. D’altronde le suggestioni beatnik e le istanze libertarie nate nei campus universitari negli anni Sessanta devono aver sedimentato a fondo nell’animo dell’allora menestrello folk, prima cioè della famosa e all’epoca criticatissima conversione elettrica del ’65. Curiosamente, proprio questo aspetto è sottaciuto dall’autore, a differenza delle cronache appassionate dei viaggi a New Orleans, Woodstock e nell’Ovest statunitense.

In un certo senso la scrittura testuale assomiglia alla scrittura musicale di Dylan: sincopata, a tratti frenetica e tesa oppure al contrario poetica e rilassata, restituisce bene l’immagine sfaccettata di un artista dalla carriera lunghissima – quando gli è giunta la notizia del Nobel si trovava in tournée, tanto per cambiare – e in perenne mutamento.

L’influenza esercitata da Dylan su intere generazioni di musicisti è risaputa, penso anche anche a certi fortunati epigoni di casa nostra, come Edoardo Bennato o Francesco De Gregori (quest’ultimo gli ha da poco dedicato un disco di cover tanto affettuose quanto fedeli).

Tuttavia il peso di Dylan non si esaurisce solo nell’ambito musicale: Premio Nobel a parte, l’artista è stato una vera e propria icona della controcultura degli anni ’60 e di gran parte dei ‘70, ma anche punto di riferimento per gli intellettuali più aperti alle provocazioni che nel corso di quei decenni ha lanciato al suo pubblico.

A dispetto di tante critiche dettate temo perlopiù da invidia, mi piace infine ricordare che Dylan si è anche guadagnato nel 2008 una citazione speciale al Premio Pulitzer. Insomma, chi può onestamente dubitare ancora che l’autore di Blowin’ in the wind e Hurricane sia anche un grande scrittore?




Luigi Milani

 

Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.

Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.



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