Un articolo a caso


Bruno Giordano, di Giancarlo Governi

 
Giancarlo Governi, Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe
Giancarlo Governi, Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe
Giancarlo Governi, Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe

 
Scheda del libro
 

Autore: Giancarlo Governi
 
Titolo: Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe
 
Casa editrice: Fazi
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788893251273
 
Pagine: 221
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
3/5


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Aspetti positivi


Scorrevole, ricco di aneddoti e curiosità

Aspetti negativi


A volte la voce del narratore appare troppo presente, nonostante il racconto in prima persona.


In sintesi

Recensione della biografia di Bruno Giordano scritta da Giancarlo Governi e pubblicata da Fazi con il sottotitolo: «Una vita sulle montagne russe».

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pubblicatomartedì, 7 novembre 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Giancarlo Governi, Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe

Giancarlo Governi, Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe

Devo fare una doverosa premessa: non amo il calcio, non mi interessa per niente. Trovo però interessanti alcune storie legate ad esso legate, soprattutto alcuni personaggi. Banalmente, sono una di quelle ragazzine che visse i mondiali dell’82 e che ora, da persona di una certa età, pur non capendone niente, va in giro commentando che comunque i tempi di Mazzola erano tutt’altra cosa. Quindi, come farmi sfuggire l’occasione di leggere la biografia di Bruno Giordano, giocatore della Lazio, considerato uno dei migliori persino da Maradona, con cui giocò nel Napoli, richiesto dallo stesso Diego?

Se non vi fidate della sottoscritta, potreste prendere in considerazione il pensiero di Albinati (che redige la prefazione): «Lo schema di questo libro si rivela poco alla volta romanzesco, o epico la storia della formazione di un ragazzo attraverso imprevedibili peripezie. Impersonandosi in Bruno Giordano, Giancarlo Governi racconta uno dei tanti modi possibili di raggiungere la maturità, sicuramente il più paradossale, beffardo e pieno di gioia: e cioè come diventare grandi giocando».

Chi è Bruno Giordano

In effetti, la parabola di Giordano ha davvero dei toni epici. A cominciare, impossibile non notarlo, dall’accoppiata nome/cognome, che rimanda, sia pure a termini invertiti, a Giordano Bruno, filosofo mandato al rogo nel 1600 a Campo de’ fiori a Roma. Non è un caso, perché fu proprio il padre del calciatore, ispirato da questa figura a voler giocare con il nome di suo figlio.

Alla nascita e al nome sotto grandi auspici, seguono la vita da ragazzino a Trastevere, la passione per il calcio, la mancanza praticamente di tutto: scarpini, pallone, spazi in cui giocare. Fino all’arrivo del primo mentore, grazie all’oratorio, e dei primi sacrifici per poter giocare in una vera squadra.

In tutta la narrazione si avverte il respiro di un’Italia che sta cambiando, di una Roma scomparsa, di passioni messe costantemente alla prova, di personaggi curiosi, come Er Ciriola che salvava gli innamorati delusi che si buttavano dal ponte (sapendo di essere salvati da lui). Ci sono gli autobus da prendere, la prima fidanzatina dotata di vespino utile per non prendere sempre quegli autobus, una famiglia sempre presente e una madre attenta al futuro del figlio, senza però mai vessarlo o costringerlo. Ci sono i pizzoni degli allenatori, per rimettere in riga gli indisciplinati.

C’è insomma una vita intera affiancata costantemente dal calcio, istinto naturale; dal lavoro duro ma mai percepito come tale, proprio perché l’amore non fa percepire quella fatica; dall’incredulità, a tratti, nel raggiungere i primi risultati non solo di prestigio, ma anche economici.

Tra passione e stupore

Ecco, in qualche modo la storia di Giordano è costellata sì di passione, fatica e a volte amarezza, ma anche di un costante stupore, nato da una inclinazione genuina, mai cresciuta all’ombra di obiettivi che oggi, ahimè mi tocca essere banale, sembrano più importanti del gioco stesso: il primeggiare, la ricchezza, la fama.

Questa biografia, nella sua semplicità, ci regala non solo tanta nostalgia per il calcio e per un modo di vivere che non esiste più, ma anche la certezza che per molte persone ancora conta un modo di giocare, di vivere il calcio, di inquadrare la propria esistenza in una prospettiva valoriale e non semplicemente narcisistica.




Mariantonietta Barbara

 

Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.



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