Un articolo a caso


Come un fucile carico. La vita di Emily Dickinson

 
Lyndall Gordon, Come un fucile carico. La vita di Emily Dickinson
Lyndall Gordon, Come un fucile carico. La vita di Emily Dickinson
Lyndall Gordon, Come un fucile carico. La vita di Emily Dickinson

 
Scheda del libro
 

Autore: Lyndall Gordon (traduzione di Marilena Renda)
 
Titolo: Come un fucile carico
 
Casa editrice: Fazi
 
Anno: 2017 (seconda edizione)
 
ISBN: 9788893252089
 
Pagine: 552
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
3/5


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Aspetti positivi


Una dettagliata e affascinante ricostruzione non solo della vita, ma anche degli autentici versi della Dickinson.

Aspetti negativi


A volte prolisso e ripetitivo.


In sintesi

Lyndal Gordon in «Come un fucile carico» ci regala non un mito, ma una donna completa: la vita di Emily Dickinson (1830-1886).

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pubblicatolunedì, 4 settembre 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Lyndall Gordon, Come un fucile carico. La vita di Emily Dickinson

Lyndall Gordon, Come un fucile carico. La vita di Emily Dickinson

Come non essere affascinati da Emily Dickinson? Continua a sedurre, di generazione in generazione, anche chi, come me, non si occupa prevalentemente di poesia. Ho letto più pagine sulla sua vita che suoi versi, è innegabile, e la biografia di Lyndall Gordon, edita da Fazi in traduzione di Marilena Renda e con prefazione di Nadia Fusini, mi ha molto intrigata. Il titolo della biografia è Come un fucile carico.

Come un fucile carico

La Gordon ci restituisce una Dickinson più vicina alla realtà, meno conforme all’immagine che ci siamo fatti di lei. Di capitolo in capitolo, si svelano sotto i nostri occhi i dettagli della sua infanzia e della sua giovinezza, la verità sul suo stato di salute e persino la corretta ricostruzione dei suoi versi, che hanno sempre subito pesanti rimaneggiamenti da parte dei suoi (si può dire?) eredi avidi di notorietà.

Il tono usato dalla biografa in Come un fucile carico è inoltre partecipato. Sembra quasi di scoprire insieme a lei, passo dopo passo, quegli eventi che resero grande la poetessa.

Nel 1863, quando la poetessa aveva trentadue anni, si comportava come una donna di ottime maniere che lega il cappello mentre svolge il suo dovere quotidiano, con l’aria di avere sempre molto da fare; tuttavia questa tranquilla aria domestica nasconde la «bomba» per cui non esistono parole se non quelle usate da lei stessa come un’esplosione di trattini mentre racconta come, tempo addietro, «[…] l’esistenza – tempo fa – /si fermò – batté – infranse – il mio ticchettio».

La Dickinson si avvaleva costantemente dei trattini per spezzare il verso, per imprimergli movimento, ma anche per sottolineare fratture, rotture. Era molto meno ‘classica’ di quanto ci piaccia pensare. Non amava la vita domestica né le faccende di casa; non si piegava volentieri alle regole delle scuole da lei frequentate, alle forzate conversioni, a un certo comportamento considerato più adatto al sesso femminile; amava le materie scientifiche: molte delle immagini presenti nelle sue poesie scaturiscono dalle descrizioni di eruzioni vulcaniche, dalla descrizione di piante e pietre.

Emily Dickinson, una donna completa

Non era una timida signorina di buona famiglia, rinchiusa in casa a immaginare una vita che non poteva avere. Ostentava invece un carattere determinato e cercava costantemente di costruire nuovi legami, desiderio che spesso, nonostante le numerose lettere inviate a compagne di studio, non era destinato ad avverarsi.

Come mai una donna di tante risorse, grande capacità e autonomia di pensiero non riusciva nel suo intento? Forse proprio perché appariva, pur non essendolo, come nessun essere umano lo è, autosufficiente. Come nei confronti di noi lettori e lettrici, così nei confronti di chi la conobbe, non rispondeva mai alle aspettative che gli altri si impegnavano a proiettarle addosso.

E poi c’era la misteriosa malattia, che secondo alcuni medici del tempo poteva migliorare vestendosi di bianco. L’analisi di come l’epilessia influenzò la produzione poetica di Emily mi ha rimandata immediatamente a Dostoevskij e alla narrazione dei sintomi e dello sconquasso interiore con cui anche lui tessé le proprie storie.

Leggendo i versi, le lettere, studiando la storia della sua famiglia, l’autrice di questa biografia, con la sua perizia e la sua passione (che a volte la porta a ripetersi o a enfatizzare ancora passaggi già perfettamente chiari), ci regala non un mito, ma una donna completa, circondata da uomini e donne con pregi e difetti, che è sempre un piacere incontrare.

 




Mariantonietta Barbara

 

Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.



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