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Un articolo a caso


Dovunque, eternamente, di Simona Rondolini

 
Simona Rondolini, Dovunque, eternamente
Simona Rondolini, Dovunque, eternamente
Simona Rondolini, Dovunque, eternamente

 
Scheda del libro
 

Autore: Simona Rondolini
 
Titolo: Dovunque, eternamente
 
Casa editrice: Elliot
 
Anno: 2014
 
ISBN: 9788861924635
 
Pagine: 320
 
Formato: cartaceo
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


Voto degli utenti
10 Voti totali

 

Aspetti positivi


Una scrittura colta, ricercata, definita non a torto raffinata. Argomenti complessi come la depressione, la crudeltà verso gli animali, sviscerati con efficacia. E musica, tanta musica, raccontata con sapienza e conoscenza.

Aspetti negativi


Spesso si ha l’impressione che si creino momenti di grande immobilità, con il rischio che il lettore sorvoli passaggi per atterrare altrove, più in là, alla ricerca di qualche scossa meno lieve.


In sintesi

Dovunque, eternamente è il romanzo di esordio di Simona Rondolini, menzione speciale della giuria al Premio Calvino 2013 e in libreria per i tipi di Elliot.

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pubblicatolunedì, 13 ottobre 2014 da

 
La nostra recensione
 
 

Simona Rondolini, Dovunque, eternamenteOggi vi presentiamo l’autrice Simona Rondolini, esordiente perugina che con il suo Dovunque, eternamente (Elliot) non solo è una delle finaliste del Premio Calvino 2013, ma ha anche avuto la menzione speciale della giuria, grazie all’eleganza e raffinatezza della sua scrittura e all’importanza dei temi trattati.

A dire il vero, la scrittrice si affaccia nel panorama letterario con un romanzo piuttosto consistente, all’interno del quale le vicissitudini dei protagonisti sono raccontate più attraverso le loro stesse riflessioni, che attraverso le azioni. Pensiero che scava, dunque, e che ci presenta la cantante lirica Olga e suo marito Luigi, direttore d’orchestra, uniti dalla medesima passione ma incapaci di amalgamare al meglio due anime che si combattono o che non si comprendono abbastanza. In questa loro complessità si muove la figlia Laura, dalla personalità più semplice e dunque oppressa e schiacciata da quella dei genitori. Laura è una ragazza “normale”, o almeno così vorrebbe essere, che si avvicina alla bellezza della musica dapprima con fatica sebbene poi ne comprenda appieno la grandezza e l’importanza. Tuttavia la vive e la respira per una vita intera, fin da bambina, tra orchestre e musicisti, sinfonie e partiture, la voce di sua madre e le note di suo padre, quest’ultimo afflitto da una depressione mutilante…

Che cos’è, la depressione? L’ombra che ti segue, il male oscuro; la malattia del genitore è un argomento “scavato”, sviscerato, ingombrante per la protagonista ma spesso lento, troppo lento per il lettore, tra brani e ricordi, note per scandire momenti del passato di Laura o di Laura con i genitori, che la voce narrante elargisce pagina dopo pagina, impregnata di afflizione e nostalgia eppure spesso atona. Una narrazione che affronta, che fa un uso sapiente delle parole, ma che in molti passaggi non trasmette, seppur descrivendo al meglio.

Interessante e densa di conoscenza, è la maniera di affrontare temi musicali non facili, con passaggi che avvolgono il lettore di note vibranti:

Una pena la prese allo stomaco, perché le note si affacciavano sul silenzio indifese, nude. Il tempo lento di una delle ultime sonate di Schubert. L’andamento era ipnotico, rapace. A un tratto ancora il volo, l’apertura verso la luce , l’illusione di un desiderio che si avvera. Durava pochi minuti e poi scompariva nel nulla, come non ci fosse mai stato.

Molto interessante la figura della cantante Anna, amica fedele del padre, donna dagli occhi illuminati di luci segrete.

Poi, nella seconda parte del libro, tutto cambia: triste, amaro, crudo, è l’impatto di Laura con il lavoro nella sua nuova vita oltre la musica, via dalla famiglia e dai sentimentalismi; un monolocale privo di ricordi, la sua sensibilità che si scontra in un ambiente di macellazione (d’anime e animali), tra centinaia di conigli ora vivi e poi morti soltanto un attimo dopo. Repulsione, rabbia, la pena per quelle piccole palle di pelo tremanti, in un vero e proprio lager dove si smette d’essere coniglio e si diventa carne, ma dove l’adattabilità a qualunque orrore è dietro l’angolo che attende tutti.

Musica, temi animalistici, la complessità di un argomento delicato come la depressione, si mescolano in questo romanzo dove è difficile stabilire se la musica divida o unisca i protagonisti, ma la staticità di un male o di un rimpianto o di uno sguardo rischiano spesso di trasformarsi in staticità della narrazione, malgrado la scrittura eccellente.

Una storia che insegna ad accettare una grande scomoda verità: il passato siamo noi, è il presente, e mai ci lascia.








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Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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