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Un articolo a caso


Educare bellezza e verità, di Marco Dallari e Stefano Moriggi

 
Marco Dallari e Stefano Moriggi, Educare bellezza e verità
Marco Dallari e Stefano Moriggi, Educare bellezza e verità
Marco Dallari e Stefano Moriggi, Educare bellezza e verità

 
Scheda del libro
 

Autore: Marco Dallari – Stefano Moriggi
 
Titolo: Educare bellezza e verità
 
Casa editrice: Erickson
 
Anno: 2016
 
ISBN: 9788859012351
 
Pagine: 284
 
Formato: cartaceo
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4.5/5


Voto degli utenti
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Aspetti positivi


Il linguaggio è accessibile pur non sacrificando professionalità e precisione. Il testo è ricco di esempi, e vi sono riquadri con consigli per varie attività didattiche.

Aspetti negativi


L’impostazione grafica, sia del testo che della copertina, non è delle migliori.


In sintesi

«Educare bellezza e verità» è un libro (edito da Erickson) che raccoglie di due interventi: uno di Marco Dallari e l’altro di Stefano Moriggi.

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pubblicatomartedì, 22 agosto 2017 da

 
La nostra recensione
 
 

«Ciò che in generale è noto,
proprio perché è noto, non è conosciuto»
(Hegel, Fenomenologia dello spirito)

Marco Dallari e Stefano Moriggi, Educare bellezza e verità

Marco Dallari e Stefano Moriggi, Educare bellezza e verità

Quando si discute di educazione nel senso più comune del termine, il presupposto dell’educare (uno tra gli altri, almeno) riguarda l’istituzione di una trasmissione, un canale che funga da collegamento tra qualcuno che assume la posizione di educatore e qualcuno che riceve i contenuti trasmessi. Dunque, è comprensibile come buona parte del dibattito su che cosa significhi educare è rivolta 1) alla natura di questa trasmissione, e 2) alla natura di questi contenuti. Educare vuol dire impacchettare nozioni accuratamente selezionate da ambiti disciplinari impacchettati a loro volta (cioè mantenuti separati tra loro da una pretesa di autosufficienza) e poi serviti a studenti che dovranno impararle a memoria, o significa piuttosto creare le condizioni perché si formi un’attitudine alla conoscenza? Educare significa far acquisire conoscenze specializzate, o favorire lo sviluppo di una capacità di comprensione più ampia e autonoma, che riguarda certamente le conoscenze nozionistiche, ma anche, e soprattutto, il nostro modo di abitare il mondo e le intrattenere relazioni con gli altri e con la conoscenza stessa? Se il senso dell’educare è quello di aiutare gli studenti a porsi domande e ad aprire orizzonti, e se questo orizzonte è quello del mondo che viviamo e in cui costruiamo le nostre vite, allora comprenderlo (o meglio: saperlo interrogare) diventa il fine dell’educazione. Da qui, la necessità di inserire nel processo didattico un’ampia riflessione sulla verità, sulla sua natura, e sulla bellezza, che, nonostante le difficoltà nel fornirne una definizione, è parte cruciale dell’educazione, poiché affina la creatività, la sensibilità e l’immaginazione. Proprio questo è l’obiettivo del libro (nel cui titolo – Educare bellezza e verità – riecheggia Gardner1)Gardner H., Verità, bellezza, bontà. Educare alla virtù nel ventunesimo secolo, Feltrinelli, Milano 2001.): cercare di capire se la bellezza e la verità possono essere fini educativi, se è possibile un’educazione al bello e al vero, che non significa insegnare cosa è bello e cosa è vero, bensì costruire il «saper vivere», la competenza dei sensi, la capacità di pensare autonomamente il mondo e i suoi significati. L’opera è divisa in due parti, dedicate, appunto, alla bellezza e alla verità e curate rispettivamente da Marco Dallari e Stefano Moriggi. Nel testo sono presenti svariati riquadri contenenti consigli per attività didattiche rivolte alle classi, in linea con le tematiche affrontate di volta in volta.

Ciò che fa Dallari nella parte da lui curata – la prima – è disegnare le linee di un percorso incentrato sulla bellezza e sulle sue forme, con lo scopo di mostrare quanto la formazione del senso del bello sia cruciale per l’educazione. Dalla concezione classica, in cui la bellezza è proprietà dell’oggetto, rintracciabile a partire da ordine e simmetrie, alla concezione moderna, in cui il focus è spostato sul soggetto e sulla sua capacità di venire incontro all’arte e alla natura, l’autore affronta vari esempi e dimensioni della bellezza: dall’illustrazione alla metafora, dal corpo all’arte ambientale, all’emotività, al sublime, ma anche, in senso più ampio, la storia della bellezza, l’evoluzione del concetto, la relazione etica-estetica. Lo fa richiamando storie e nomi, alcuni dei quali ben noti: Pareyson, Bertin, Gardner, Cassirer, Scheler. Il punto fisso in ogni discussione è sempre quello della formazione. Cosa c’entra la bellezza con l’educare? Citando Hume, che parlava di «delicatezza dell’immaginazione»2)Hume D., Trattato sulla natura umana, Bompiani, Milano 2001., Dallari sostiene che educare alla bellezza significa «educare la competenza emotiva e la sensibilità»3)Dallari, p. 173., fondamentale per garantire il necessario coinvolgimento emozionale (e quindi motivazionale) senza il quale ogni tentativo educativo appare già perso in partenza. Tutto è dunque puntato sull’incontro, che nell’aula scolastica è tra alunno e insegnante. Ed è necessario, dice Dallari, che l’educatore sappia stupire, mostrare la bellezza attraverso le sue parole, il suo stile, il suo (dover) essere esempio di curiosità e passione, perché, trovandosi d’accordo con Recalcati4)Recalcati M., L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Einaudi, Torino 2014., «la competenza relazionale e la capacità di comunicare in maniera efficace sono […] le qualità grazie alle quali un docente trasforma l’evento didattico in qualcosa di affettivamente e culturalmente significativo»5)Dallari, p. 172. (corsivo mio).

E se la bellezza viene qui intesa come obiettivo didattico, come non considerare allo stesso modo il vero, nozione sempre al primo posto in qualsiasi dibattito sulla conoscenza? Di nuovo, la precisazione: educare al vero non significa, banalmente (e sterilmente) insegnare cosa è vero. Significa, invece, secondo Moriggi, «formare artigiani della conoscenza»6)Moriggi, p. 212.. Il punto, come dice Morin, è che «la scuola e l’università insegnano alcune conoscenze, ma non la natura della conoscenza»7)Morin E., Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina, Milano 2015. (corsivo mio): da qui, la necessità di distinguere tra la dimensione nozionistica dell’istruzione, quella che eroga un catalogo di informazioni fini a se stesse, e la vera e propria educazione alla conoscenza del vero; in gioco viene messa l’idea di educazione, che a sua volta pone in discussione l’idea di verità. Quindi, educare al vero non significa solo trasmettere conoscenze vere, bensì ha a che fare con l’emancipazione intellettuale dell’allievo. Anzitutto, scrive Moriggi, «l’educarsi al vero non potrà mai ridursi a un adeguamento passivo a un qualcosa ritenuto vero»8)Moriggi, p. 192.. Dobbiamo invece chiederci: «che educazione può essere […] quella che non miri, come primo obiettivo, all’autonomia del soggetto conoscente?»9)Moriggi, p. 218.. Ciò che occorre formare è la capacità di ricercare la verità, non di imparare a memoria ciò che già si dà come vero. Esercitarsi alla libertà (e con essa alla responsabilità) che è condizione essenziale per muoversi nel mondo e per capirlo. Tutto questo deve essere spunto per l’ideazione di percorsi didattici nuovi e soprattutto diversi, che comprendano l’importanza e la necessità di un educare che «insegni a camminare da soli»; che siano, cioè, occasione di crescita e di emancipazione.

Note   [ + ]

1.Gardner H., Verità, bellezza, bontà. Educare alla virtù nel ventunesimo secolo, Feltrinelli, Milano 2001.
2.Hume D., Trattato sulla natura umana, Bompiani, Milano 2001.
3.Dallari, p. 173.
4.Recalcati M., L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Einaudi, Torino 2014.
5.Dallari, p. 172.
6.Moriggi, p. 212.
7.Morin E., Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina, Milano 2015.
8.Moriggi, p. 192.
9.Moriggi, p. 218.



Samuele Strati

 








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