Un articolo a caso


Gli eredi della terra, di Ildefonso Falcones

 
Ildefonso Falcones, Gli eredi della terra
Ildefonso Falcones, Gli eredi della terra
Ildefonso Falcones, Gli eredi della terra

 
Scheda del libro
 

Autore: Ildefonso Falcones (traduzione di Marco Amerighi)
 
Titolo: Gli eredi della terra
 
Casa editrice: Longanesi
 
Anno: 2016
 
ISBN: 9788830446694
 
Pagine: 905
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
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Aspetti positivi


Incredibile ricostruzione storica e ritmo incalzante.

Aspetti negativi


A doverlo cercare, forse la lunghezza.


In sintesi

«Gli eredi della terra» è uno splendido romanzo di Ildefonso Falcones, con una incredibile ricostruzione storica e dal ritmo incalzante.

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pubblicatomercoledì, 23 novembre 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Ildefonso Falcones, Gli eredi della terra

Ildefonso Falcones, Gli eredi della terra

Uscito in Italia a ottobre, Gli eredi della terra è l’ultimo romanzo di Ildefonso Falcones, già notissimo su scena internazionale dopo il successo de La cattedrale del mare, pubblicato in Italia da Longanesi nel 2007. Piuttosto impropriamente, Gli eredi della terra è stato definito – e quindi atteso – come un sequel del primo: a quanti cercheranno in queste pagine gli sviluppi delle vicende di Arnau Estanyol, abbandonate ogni speranza. O meglio, se vi accontentate di lasciti morali, allusioni, riferimenti più o meno impliciti, non rimarrete certamente delusi, ma delle sue avventure più nulla si saprà, eccettuate le circostanze della morte.

Se però questo vi distogliesse dalla tentazione di leggerlo, sbagliereste.

Gli eredi della terra

La Barcellona che apre il romanzo è una città brulicante di vita, in costante espansione e affacciata sul mare, sfiorato e scrutato dal piccolo Hugo Llor, orfano di padre e accolto sotto l’ala protettrice proprio di Estanyol. Il ragazzino lavora nei cantieri navali della città, dove si fa benvolere da tutti i bastaixos e comincia ad apprendere alcuni segreti del mestiere dai migliori mastri d’ascia. Sogna un futuro luminoso come costruttore di grandi navi, ma la sorte ha progetti ben diversi per lui, e non aspetta a metterlo in difficoltà. I rintocchi del campanile di Santa Maria del Mar scandiscono lugubri la morte di re Pietro: i Puig, acerrimi nemici di Estanyol, esiliati dalla città anni prima, possono farvi ritorno e condannare a morte il vecchio Arnau. A difenderlo, solo un ragazzino di dodici anni.

Il gesto disperato, il tentativo di salvare la vita al suo protettore lo allontanerà definitivamente dai cantieri e, reietto della società, troverà accoglienza solo presso la comunità ebraica di Barcellona, anch’essa debitrice nei confronti di Estaynol. Pur nella sventura, questo cambiamento significherà la vita per Hugo: dalle distese d’acqua il suo interesse si sposterà sui grandi vigneti. È proprio questo il nodo centrale di tutte le vicende, questo rapporto viscerale con la terra, la vite, il vino accompagnerà Hugo per il resto dei suoi giorni, ne motiverà le scelte, ne determinerà l’umore.

La nostra recensione del libro di Falcones

Gli eredi della terra è un grande romanzo storico, che si perde e fa perdere in un mondo vivido, così perfettamente ricostruito da sembrare ridicolmente attuale, in cui le logiche civili, religiose, politiche non sono lasciate sullo sfondo come pallidi accessori di scenografia, ma entrano prepotenti nella narrazione divenendone talvolta protagoniste. Sono molte le digressioni di carattere ricostruttivo, inserite distrattamente sotto forma di discorso diretto o intenzionalmente in lunghe panoramiche, ma il primo, fondamentale, merito di Falcones è di sorprendere il lettore e di riuscire a renderlo avido di queste informazioni. La parentesi, pure talvolta lunghe, scorrono agili e contribuiscono all’immedesimazione, alla partecipazione delle vicende che coinvolgono il protagonista.

E qui viene il secondo, grande, merito dell’autore: il ritmo della trama. Conosciamo Hugo Llor poco più che bambino, coraggioso al limite dell’ingenuità, e le novecento pagine lo vedranno crescere fino alla soglia dei cinquant’anni. Mezzo secolo di avventure rocambolesche, fughe, ritorni, sotterfugi, rapimenti, delusioni, tradimenti e tanto, tanto amore. Amore per le donne della sua vita: sua madre, sua sorella Arsenda, l’ebrea Dolça, suo primo amore, la timida Eulalia, la giunonica Barcha, Caterina, la liberta russa e, sopra tutte, Mercè, sua figlia. Amore per i vitigni, per il vino e per l’aqua vitae. Amore per i sani principî, come l’onestà, la lealtà. Tutti questo moventi trovano nel calderone di Falcones una mescita sapiente ed equilibrata, certo un po’ romanzesca, ma più che mai adeguata a un’opera letteraria. I cenni della fortuna si abbattono sul protagonista incessantemente, non lo abbandonano mai e lo trascinano in un vortice di avventure che a stento dieci uomini potrebbero effettivamente affrontare in una vita mortale, ma se quest’accanirsi della sorte può risultare eccessivo, occorre tenere presente la finzione del romanzo, e premiare piuttosto la fantasia di chi ha concepito tutta quest’architettura. Un genio creativo che permette di ingoiare pagine su pagine con poco sforzo e crescente curiosità, al quale si aggiunge il pregio del “disincanto”. Nonostante i sentimenti, la morale di Hugo, la sua non è una storia perfetta. Il lieto fine è lieto, bien sûr, ma umano: il romanticismo non prende il sopravvento sul buonsenso nemmeno una volta, in tutto il libro. Le alterne vicende del protagonista non si macchiano di gesta grandiose, redenzioni miracolose o emancipazioni improbabili, ma rimangono sempre all’interno dei binari ideali delle sue possibilità. Ancora una volta il lettore è portato a simpatizzare con Hugo, a considerarlo un personaggio reale, proprio in virtù di questo realismo.

La scrittura è poi piana, senza eccezionali meriti ma di buon livello. Non si perde tra tecnicismi, arcaismi o inutili, oscure, circonlocuzioni, ma si presta a una lettura agevole e piacevole, pur mantenendo un’ottima padronanza della sintassi e senza scadere in una prosa scontata.

Si tratta, in conclusione, di una lettura assolutamente raccomandabile: disimpegnata e allo stesso tempo formativa, scorrevole e appassionante. Un ottimo romanzo, ad esempio, da divorare durante le vacanze natalizie.




Anna Clara Basilicò

 

(Quasi) laureata in Lettere classiche, vivo tra Milano e Palermo per soddisfare il bisogno di agire e quello di sognare. Il mio motto è il kantiano “Sapere aude”, ma nel mondo dello scibile sono attratta soprattutto dalla letteratura e dalla filosofia medievale. O almeno per ora.



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