Un articolo a caso


Gli sdraiati, di Michele Serra

 

 
Scheda del libro
 

Autore: Michele Serra
 
Titolo: Gli sdraiati
 
Casa editrice: Feltrinelli
 
Anno: 2013
 
ISBN: 9788807018343
 
Pagine: 112
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
2/5


Voto degli utenti
6 Voti totali

 

Aspetti positivi


È facile condividere e immedesimarsi in alcune problematiche tipiche della convivenza con un adolescente, a volte percepito come “alieno” dai genitori.

Aspetti negativi


Lo stile pretenzioso della scrittura riesce a cancellare la simpatia di certe situazioni.


In sintesi

Un padre racconta in prima persona l’incomunicabilità con il figlio diciottenne. Fra ironia e provocazione, il divario fra le due generazioni sembra quasi incolmabile.

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pubblicatomercoledì, 12 febbraio 2014 da

 
La nostra recensione
 
 

Michele Serra, Gli sdraiatiCredo che il libro di Michele Serra sia diventato un best-seller perché i genitori degli adolescenti hanno bisogno di conferme. Vogliono sentirsi uguali agli altri. Condividere la paura di mettersi in discussione per poter comunicare con un figlio che crescendo si è trasformato in un estraneo. In un ribelle più o meno apatico e antipatico. Da qui il titolo, Gli sdraiati, per descrivere i ragazzi che passano gran parte del loro tempo in posizione orizzontale. Dormono o sono stravaccati sul divano, ad ascoltare musica, guardare la televisione, chattare usando lo smartphone. Ma anche mangiucchiare e fare magari, se va bene, i compiti. Sono nativi digitali, multitasking e di solito riescono a gestire tranquillamente la loro vita stanziale e parallela al pavimento. Non amano invece pulire, mettere in ordine, parlare con i genitori, chiudere ante e cassetti, spegnere il computer, camminare.

Con queste premesse chi legge si diverte e identifica con l’autore. Fa anche il tifo affinché, prima della fine del libro, si realizzi il suo sogno educativo: portare il figlio a fare una lunga e istruttiva camminata in montagna. La classica gita incubo per un adolescente indolente. Sveglia all’alba, sei ore a piedi in mezzo alla natura, per suggellare il legame padre figlio. Una bellissima idea, peccato che il ragazzo la rifiuti. E la proposta diventi un tormentone. Una minaccia o una preghiera a seconda dell’umore e dell’oscillare del senso di colpa, per assenza o mancanza di coerenza educativa, dell’io narrante.

Dopo un inizio così promettente è un peccato che, andando avanti nella lettura, il coinvolgimento e l’empatia verso questo padre in crisi comincino a calare. Il primo sintomo l’ho avvertito nella descrizione di un’altra eventuale occasione di quality-time per padre e figlio.

Serra vuole convincere il ragazzo ad apprezzare la bellezza di un giorno di vendemmia nelle Langhe, equiparando l’esperienza a qualcosa di unico e magico.

… un privilegio vero, come sentire il Rigoletto in loggione al Regio di Parma, o mangiare frutti di mare in Bretagna, o comprare un cappello da donna a Parigi, o vedere la prima di un musical a Broadway…

È stato proprio qui che ho cominciato a parteggiare per il ragazzo (anche se sono madre di due adolescenti). Perché comunque avere un padre snob non è una bella cosa. Frutti di mare in Bretagna? Magari si poteva anche volare più basso, descrivendo qualcosa di altrettanto sublime ma alla portata di tutti. Tipo una piadina in un chiosco di Rimini.

Andando avanti a leggere ho scoperto che Serra junior, come prevedibile, non si sveglia presto per catapultarsi fra le vigne a raccogliere grappoli di Nebbiolo e, forse a causa di questa delusione, Serra padre nelle pagine seguenti diventa sempre più tignoso.

Nonostante alcuni spunti esilaranti, come gli incontri con le altre madri al colloquio scolastico, riempie le poche pagine della seconda parte libro con uno stile di scrittura noioso. Anche l’idea che per sanare le incomprensioni generazionali potrebbe scatenarsi una fantascientifica e apocalittica guerra fra i vecchi e i giovani non riesce ad appassionare. Mentre le descrizioni dello shopping milanese demenziale e griffato, ragazzi che stanno in fila per ore pur di aggiudicarsi le felpe di Abercrombie&Fitch, che Serra chiama Polan&Doompy, sono roba decisamente vecchia.




Patrizia Violi

 

Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.



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