Un articolo a caso


Il collezionista di quadri perduti, di Fabio Delizzos

 
Fabio Delizzos, Il collezionista di quadri perduti
Fabio Delizzos, Il collezionista di quadri perduti
Fabio Delizzos, Il collezionista di quadri perduti

 
Scheda del libro
 

Autore: Fabio Delizzos
 
Titolo: Il collezionista di quadri perduti
 
Casa editrice: Newton Compton
 
Anno: 2017
 
ISBN: 978-88-227-0066-7
 
Pagine: 384
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


Voto degli utenti
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Aspetti positivi


La cura dei dettagli (tecniche di pittura, metodi di tortura, formule alchemiche, descrizioni) rendono la lettura estremamente piacevole.

Aspetti negativi


Giusto per fare il pignolo: i conigli sono lagomorfi e non roditori, come scritto nel romanzo.


In sintesi

Fabio Delizzos si mette alla ricerca di misteriosi quadri e abilissimi pittori nel suo giallo storico «Il collezionista di quadri perduti».

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pubblicatolunedì, 2 gennaio 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Fabio Delizzos, Il collezionista di quadri perduti

Fabio Delizzos, Il collezionista di quadri perduti

Con Il collezionista di quadri perduti (Newton Compton) Fabio Delizzos ambienta la sua storia in uno di quei cosiddetti periodi bui della chiesa cattolica, quando la corruzione e il lassismo dilagavano nella corte papale e in tutto il regno pontificio.

Siamo nel maggio del 1555, durante il conclave che portò all’elezione di papa Paolo IV (Gian Pietro Carafa), il pontefice che istituirà il ghetto a Roma. E proprio uno dei due personaggi del romanzo Il collezionista di quadri perduti è un ebreo, Ariel Colorni, esperto in arti alchemiche. L’altro personaggio, il protagonista, è Raphael Dardo, che con Ariel è a Roma, su mandato di Cosimo de’ Medici, per recuperare opere d’arte. Soprattutto quei quadri che l’Inquisizione censurava perché ritenuti, in un modo o nell’altro, blasfemi. Tra questi quadri spiccano quelli di un misterioso artista, l’Anonimo, capace di raffigurare i soggetti in una maniera così realistica da sembrare veri: secondo l’Inquisizione una tale perfezione si poteva raggiungere solo con l’aiuto del demonio. Motivo per cui i quadri dell’Anonimo erano banditi, chi li possedeva veniva torturato e messo in carcere e la caccia al misterioso autore era serrata.

Anche Raphael cerca questi quadri, ma non per gli stessi motivi dell’Inquisizione. Suo fratello Leonardo, infatti, condannato dall’Inquisizione anni prima, era pittore e nel registro dei suoi lavori figuravano diverse modelle che poi avevano posato anche per l’Anonimo. Spinto dal voler conoscere di più sulla fine di suo fratello (ai tempi della condanna, Raphael era fuori Italia) si imbatte nell’Anonimo e lo porterà a scoprire cose che, forse, non gli piaceranno.

Ovviamente si tratta di un giallo e, come tale, si apre con un omicidio: una ragazza, bellissima tra l’altro, viene trovata esanime nel Tevere. Per il Santo Uffizio la ragazza è morta per mano dell’Anonimo e dei suoi amici. Ma, come sempre, le cose non stanno proprio così.

Nelle pagine de Il collezionista di quadri perduti camminiamo per la Roma di metà secolo XVI, tra nobili e gente comune che, pur vivendo gomito a gomito, restano comunque due realtà completamente diverse. I loro mondi sono lontanissimi e in mezzo essi si muove Raphael Dardo. Una vita a margine, potremmo dire, ma non da emarginato: sceglie di vivere nella maniera più silenziosa possibile per poter agire indisturbato. Anche se sappiamo bene che vivere in maniera così defilata attira ancora di più l’attenzione. A tal proposito, ho trovato molto bella la figura di padre Girolamo Arquez, domenicano, inquisitore, che all’inizio del romanzo rispecchia fedelmente l’idea comune di questi personaggi, ma che poi si riscatta e, in un certo senso, dà un nuovo senso alla storia.

Fabio Delizzos descrive con maestria gli ambienti, le giornate, le situazioni. Del resto, l’argomento principale del romanzo sono i quadri e non mancano espressioni che rimandano proprio al mondo della pittura. Colori, sensazioni, emozioni: spesso si ha l’impressione di trovarsi dinanzi a un grande affresco.

Il collezionista di quadri perduti è un romanzo, certo, e, come altre opere di Fabio Delizzos, si muove tra segreti, veri o presunti tali, e verità inconfessabili. L’impianto storico rimane comunque saldo e curato, come, per esempio, il menù della cena presso Casa Strozzi a Roma, di cui Delizzos spiega alcuni particolari nella nota finale.

Forse qualche capitolo (penso, per esempio, a quello in cui veniamo a conoscere Carlo Carafa, il futuro cardinal nipote), come anche la conclusione, meritavano un po’ più di sviluppo per non sembrare troppo veloci, ma nel compenso Il collezionista di quadri perduti è una buona lettura, se vi piace il genere.




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.



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