Un articolo a caso


«Il mio cane del Klondike» di Romana Petri: storie d’anime inquiete

 
Romana Petri, Il mio cane del Klondike
Romana Petri, Il mio cane del Klondike
Romana Petri, Il mio cane del Klondike

 
Scheda del libro
 

Autore: Romana Petri
 
Titolo: Il mio cane del Klondike
 
Casa editrice: Neri Pozza
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788854515611
 
Pagine: 205
 
Formato: cartaceo, eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
5/5


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Aspetti positivi


Una storia avvincente, che commuove, diverte, intenerisce, ben raccontata da chi fa buon uso delle parole per far vivere al lettore ogni situazione.

Aspetti negativi


La conclusione, inevitabile, appare disturbante e lascia l’amaro in bocca. Nondimeno è proprio questo il segno evidente della sua capacità di coinvolgere. Non è un libro per chi è solito dire «è soltanto un cane».


In sintesi

«Il mio cane del Klondike» è una storia avvincente in cui Romana Petri fa buon uso delle parole per far vivere al lettore ogni situazione.

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pubblicatomercoledì, 3 gennaio 2018 da

 
La nostra recensione
 
 
Romana Petri, Il mio cane del Klondike

Romana Petri, Il mio cane del Klondike

Il mio cane del Klondike, Neri Pozza Editore, è un romanzo di Romana Petri, autrice pluripremiata che vi abbiamo presentato in occasione del suo indimenticabile Le serenate del ciclone come anche di Figli dello stesso padre.

Non vi è alcun dubbio sulla sua capacità di inchiodare il lettore con quel suo stile apparentemente semplice, che tuttavia rivela la maestria nell’uso delle parole giuste e un’abilità di narrazione degna di nota. E, soprattutto, sa ben raccontare Romana di animi inquieti, di indole ribelle, tanto da farci pensare che ve ne sia anche in lei una buona dose!

Giganti buoni, a due o quattro zampe…

Così come ne Le serenate del ciclone abbiamo conosciuto un gigante buono che non solo per il tempo della lettura ci è rimasto dentro (suo padre), anche qui ne Il mio cane del Klondike ci apprestiamo a incontrarne uno. Suscettibile, certo, a volte prepotente e indomabile, ma capace di un amore grande, assoluto, di una portata che forse l’uomo non conosce. Si chiama Osac, ed è un cane. Soltanto un cane?

Il mio cane del Klondike: restituire una vita

La sua storia, prima dell’incontro con l’autrice, non la conosciamo ma la si può ipotizzare insieme a lei: adottato per dare un nuovo giocattolo a un bambino, poi abbandonato perché ingombrante, impegnativo, o forse semplicemente perché sostituibile con altri giochi.

Romana Petri lo trova in un settembre denso di calura ancora estiva, e pare moribondo. Sta là, sul ciglio della strada, ridotto in condizioni davvero pietose. Pare in fin di vita e lei, l’autrice, la vita decide di restituirgliela, senza neppure un dubbio a trattenerla.

Il problema nasce quando il giovane cane già di grosse dimensioni, rivive il piacere di qualcuno che gli parla con amicizia e amicizia gli dimostra: al nero gigante Osac basta un colpo di coda per far danni!

Ma l’abbandono non si dimentica

E così, pagina dopo pagina, affianchiamo la pazienza di una giovane Romana, al tempo insegnante precaria, ridendo di gusto per l’esuberanza del suo nuovo cane che – a dire il vero – non piace alla boxer che vive con lei da anni, altro problema non di lieve entità.

Osac è possessivo, gelosissimo, morboso nel suo amore per la salvatrice, e si porta dentro ben altre ferite rispetto a quelle oramai curate.

L’abbandono non si dimentica… Resta sotto la pelle pronto a riaffiorare con una logica che l’uomo non sempre afferra, ridimensionando piccole cose che in realtà sono grandi.

Difendersi dal dolore

Si fa presto a dire un cane. Muscoli, carne, ossa, viscere e un cervello, un cuore, un’anima. Tutto molto esplosivo. Ogni cane solo se stesso, come noi. Era lui a rovinarci la vita? Eroico com’era, furibondo, sempre temerario… Per forza che spesso rasentava l’ottusità. Come poteva essere altrimenti?

Quella rabbia era difesa dal dolore, l’esuberanza era indomabilità, le fughe il non assoggettarsi ad alcun tipo di costrizione.

Questo era la furibondità perché così gli era stato imposto: la vita presa d’istinto, vantaggi e svantaggi mai ponderati. Furia. Solo quella a spingerlo contro l’impatto doloroso delle disillusioni. Un sentimentale senza cura, feribile più degli altri nel suo cuore di tortora.

Quando la vita impone delle scelte

Percorriamo degli anni in cui molte cose cambiano nella vita dell’autrice; cambiamenti naturali che trasformano anche le priorità, costringendo a scelte che al momento il lettore non condivide, poiché è stato spinto pagina dopo pagina a legarsi a Osac. Lei lo ama, quel gigante nero, ma non potrà mai più metterlo in primo piano.

Eppure, usando la seconda persona anche noi, domandiamo a te lettore se – nella stessa situazione – avresti agito diversamente. Siamo sicuri di no.

Il disagio di una colpa

C’è un grande disagio, in questa storia: quello del senso di colpa affiancato dall’ineluttabilità. Lo vivrete leggendo, e mal sopporterete la frase finale, deduzione sincera e coraggiosa dell’autrice.

Ma c’è anche qualcosa che commuove ne Il mio cane del Klondike: la capacità d’amare degli animali, ben raccontata, così spiazzante e senza eguali, che spesso ci fa vergognare di quella tanta superiorità che tendiamo a decantare, e che in realtà non è a noi che appartiene.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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