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Un articolo a caso


Il problema della cella numero 13 di Jacques Futrelle, un giallo logico

 

 
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In sintesi

Se amate i gialli classici, quelli complicati, dove l’assassino inesorabile sospira senza mai farsi scoprire dal lettore attento, suggerisco la collana I bassotti della Polillo Editore. Gialli dalla copertina rossa, storie intramontabili scritte da curiosi autori, probabilmente vittime dello stereotipo dello scrittore tanto analizzato da Rogelio Guedea in Il mestiere di leggere, un po’ scontrosi, […]

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pubblicatolunedì, 28 gennaio 2013 da

 
La nostra recensione
 
 

Se amate i gialli classici, quelli complicati, dove l’assassino inesorabile sospira senza mai farsi scoprire dal lettore attento, suggerisco la collana I bassotti della Polillo Editore. Gialli dalla copertina rossa, storie intramontabili scritte da curiosi autori, probabilmente vittime dello stereotipo dello scrittore tanto analizzato da Rogelio Guedea in Il mestiere di leggere, un po’ scontrosi, geni indiscussi, focalizzati sui e dentro i libri.

L’appuntamento mensile con la Polillo Editore mi ha fatto scoprire Il problema della cella n° 13 di Jacques Futrelle (1875-1912, sul Titanic), un racconto talmente lineare e pulito nel suo ragionamento “impossibile” da infastidire le menti pronte a cogliere in fallo la frase rivelatrice. Nessun morto, nessun delitto, solo una scommessa tra il professor Van Dusen “la Macchina Pensante” e i dottori colleghi Charles Ransome e Alfred Frielding. Una scommessa un po’ stramba: in sintesi “la Macchina Pensante” sostiene di riuscire a scappare da una qualunque prigione, anche da una cella dove sono rinchiusi i condannati a morte, una cella di massima sicurezza.

Chiudetemi in una cella qualsiasi di una qualsiasi prigione, in qualunque momento voi vogliate, lasciandomi addosso solo quello che è indispensabile e io, nell’arco di una settimana, evaderò.

Presuntuoso? Forse, ma certo il professore sa bene che:

Un uomo può concentrare il proprio pensiero e la propria ingegnosità in modo da uscire dalla cella.

Jacques FutrelleLa storia inizia così, con una scommessa dai toni divertiti e prosegue all’interno della prigione di Chisholm, una fortezza vigilata in ogni istante da delle guardie armate, muri spessi, cancelli d’acciaio e illuminata anche di notte. Una prigione considerata assolutamente sicura. Nessuno ne era mai evaso.

Certo il direttore di tale penitenziario non avrebbe mai pensato che il primato potesse venire infranto solo per scommessa.

Il professor Van Dusen era di lontana origine tedesca. Per generazioni i suoi antenati si erano distinti nelle scienze, e lui ne era il naturale risultato: un genio. In primo luogo, e soprattutto, era un logico. Almeno trentacinque anni del mezzo secolo circa della sua esistenza erano stati dedicati unicamente a provare che due più due fanno sempre quattro, fatti salvi certi casi particolari quando fanno tre o cinque, a seconda delle circostanze. In linea di massima partiva dall’affermazione generale secondo la quale tutte che hanno un inizio devono andare da qualche parte, ed era perfettamente in grado di applicare la potenza mentale dei suoi antenati a qualunque problema gli venisse sottoposto. Per inciso, si può anche rimarcare che il professor Van Dusen portava cappelli della misura numero otto.

Jacques Futrelle
Il problema della cella n° 13
Pubblicato sul Boston American nel 1905
Traduzione di Giovanni Viganò
Marco Polillo Editore, 2002
ISBN 978-88-8154-168-3
pp 60, euro 5,50








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Anna Fogarolo

 
Fotogiornalista per le maggiori testate italiane come Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Gente, Oggi, Focus... Dal 2009 sposta la sua attenzione sulle nuove tecnologie iniziando la carriera di Web content e blogger per alcuni noti portali e Network, successivamente si specializza come Social Media Manager. Attualmente: consulenza di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR per le Edizioni Centro Studi Erikson.


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