Un articolo a caso


Il taglio, di Felice Cimatti: il silenzio umano nel divenire corpo

 
Felice Cimatti, Il taglio. Linguaggio e pulsione di morte
Felice Cimatti, Il taglio. Linguaggio e pulsione di morte
Felice Cimatti, Il taglio. Linguaggio e pulsione di morte

 
Scheda del libro
 

Autore: Felice Cimatti
 
Titolo: Il taglio. Linguaggio e pulsione di morte
 
Casa editrice: Quodlibet
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788874627318
 
Pagine: 132
 
Formato: cartaceo
 
Genere: , ,
 
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Questo saggio c’insegna che esiste un altro modo di stare al mondo, nonostante il taglio che rende angosciosa la vita dell’essere umano. Il linguaggio è la chiave di volta per reggere l’animale dualista che è l’Homo sapiens, a differenza di tutti gli altri animali che partecipano all’esistenza nella più completa immanenza. Ancora una volta c’è da guardare l’animale e stare in silenziosa contemplazione davanti ad esso, perché nell’essere ciò che siamo, non serve presentarci a noi stessi e agli altri, ma basta essere presenti con il corpo che siamo. Il linguaggio del corpo è la silenziosa virtù dell’umanità che dev’essere svelata.


In sintesi

«Il taglio» è un libro di Felice Cimatti che insegna che esiste un altro modo di stare al mondo: il linguaggio del corpo e la virtù da svelare.

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pubblicatomercoledì, 25 maggio 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Felice Cimatti, Il taglio. Linguaggio e pulsione di morte

Felice Cimatti, Il taglio. Linguaggio e pulsione di morte

Il taglio, libro del 2015 di Felice Cimatti, Filosofo del Linguaggio all’Università della Calabria, gioca su alcune dicotomie formatisi dall’ontogenesi del concetto di “umanità”, dalla sua condizione storico culturale ed anche dalla sua qualità più propria: il linguaggio.

Il linguaggio è ciò che scinde l’uomo, che gli crea un’originaria mancanza, una cicatrice che lo rende ciò che è in modo costitutivo. Non è inteso in senso stretto questo taglio, ma è preso in considerazione alla sua profondità. In questo saggio le parole toccano il corpo e lo feriscono, nella misura in cui a esso si ri-feriscono.

«Il corpo umano, il corpo segnato dal linguaggio, è il corpo dell’enigma»1)F. Cimatti, Il taglio. Linguaggio e pulsione di morte, Quodlibet, Macerata 2015, p. 9., e l’enigma in questo contesto, come mette in evidenza l’autore è «appunto una domanda che non ammette risposte»2)Ibidem., ma come insegna Derrida3)J. Derrida, L’animale che dunque sono, Jaca Book, Milano 2006., la questione della domanda è sempre la questione della risposta.

Le impostazioni teoretiche del libro sono molto precise e scandite da una terminologia che ricerca sempre il proprio significato, non lasciando velato nell’ambiguità alcun termine.

Il taglio, la ferita che l’essere umano incarna attraverso la scissione “io”-corpo, è connesso con il tema della morte, più propriamente seguendo Freud e la tradizione psicoanalitica, la pulsione di morte.

Lo squarcio in questo senso è psicofisico, laddove il corpo è separato dall’essere nell’avere un corpo – l’“io” ha un corpo, non è un corpo –, la mente dal vivere il qui-e-ora al ovunque-e-sempre – connesso alla possibilità che apre il linguaggio alla trascendenza. Un rinvio simbolico che permette di fare riferimento a ciò che non c’è, ma che potrebbe esserci.

L’ontologia del libro in questione si pone all’interno della Logica del senso4)G. Deleuze, Logica del senso, Feltrinelli, Milano 2014. a mio parere, superandone i confini laddove si esplica un corpo che dona all’essere umano un modello altro, un’alterità che esiste nello stesso mondo ma in diverso modo, ovvero gli animali – non l’animot5)J. Derrida, L’animale che dunque sono, op. cit..

Il tema è scisso anch’esso in due macro sistemi, il primo è Dal corpo alla parola e il secondo Dalla parola al corpo. Ciò indica un divenire in tensione verso la parola, ma che per sua natura deve tornare all’origine, al suo vero significante, al suo primo significato, il corpo.

Tra questi due momenti dialettici s’instaura il “Parlessere”, che è compreso nella descrizione del «movimento del corpo rispetto al linguaggio»6)F. Cimatti, Il taglio, op. cit., p. 11..

La “natura umana” si gioca nella distinzione del corpo umano dagli altri corpi viventi che gli si presentano davanti agli occhi senza alcuna volontà d’attenzione, diversamente dall’“io” dell’animale umano che vive attraverso l’“eccomi”.

Con Freud, viene chiarito già dal primo capitolo l’incompletezza e la filogenetica umana, la prima collegata alla costituzione biologica dell’organismo immaturo che non è autosufficiente, mentre la seconda con la peculiare storia evolutiva della nostra specie, in particolare la sessualità dell’Homo sapiens, dove l’istinto riproduttivo è dominato. Il testo spinge quest’ultimo punto verso il limite nella proposizione, che viene dimostrata lungo il capitolo, «l’appreso viene dopo l’innato. Nel caso della sessualità umana accade propriamente il contrario: […] l’acquisito sopraggiunge non sulla base dell’innato, ma prima dell’innato»7)Ivi, p. 17..

L’inconscio per Cimatti, che è in relazione diretta con il soggetto e il linguaggio, «nasce a partire da un significante, il residuo intradotto di un messaggio che proviene dall’esterno»8)Ivi, p. 26.. Con questo movente, l’uomo è mobilitato a cercare sempre qualche cosa che non gli appartiene, ma di cui prova la mancanza.

La chiusura teleologica emerge da un messaggio che l’essere umano sente il bisogno di tradurre grazie al suo preconscio psichico con cui il soggetto si costituisce, ma che rimarrà nell’“io” che ancora non è in grado di rendere conto al significante nell’infanzia, laddove l’inconscio, con le parole di Lacan, «sono gli effetti della parola sul soggetto»9)Ibidem.. Diventare umano significa, in questo senso, tradurre il messaggio, sostenere l’incomprensione dell’enigma.

L’operazione che scinde l’animale umano ha origine da quel “no” che separa soggetto e oggetto, autocoscienza e “io”, in cui l’interiorità mentale riesce a comandare il corpo proibendogli delle azioni e in questo modo, attraverso il potersi dire “si” o “no”, ci si allontana per sempre dal corpo. Significa avere a disposizione un corpo, far diventare il proprio corpo un corpo-cosa. «[…] Soltanto quando il linguaggio diventa autocontrollo il piccolo umano abbandona l’animalitas per entrare nella humanitas»10)F. Cimatti, Filosofia dell’animalità, Laterza, Bari 2013, p. 38..

Particolare spessore è dato al capitolo che descrive i mondi-ambiente dell’umano e della zecca, sostenuto da Lacan e Wittgenstein con cui l’autore passeggia in mondi sconosciuti e invisibili11)J. Von Uexküll, Ambienti animali e ambienti umani. Una passeggiata in mondi sconosciuti e invisivili, Quodlibet, Macerata 2010., verso ciò che manca all’essere umano, nella sua frattura. L’uomo, nei suoi luoghi invisibili può viverci costantemente, grazie alla disposizione dell’operatore logico della negazione. In questo modo l’umano vive nella trascendenza, è sempre proiettato oltre di sé. «Per riuscire a “vedere” quello che manca, invece, occorre osservare il reale dal punto di vista del “simbolico”, cioè dal linguaggio»12)F. Cimatti, Il taglio, op. cit., p. 40.. Così, la mancanza è “presente” nella realtà umana.

Apoteosi del discorso si ha nell’asserzione che il linguaggio «è un formidabile agente di disadattamento»13)Ivi, p. 41..

Nella sezione intermedia è atta la distinzione ben definita tra pulsione e istinto, in cui c’è un intersezione comune nel corpo ed una separazione che contiene soltanto la seconda istanza nell’ambito della psiche. L’umano è l’unico animale che riesce a traslare il proprio centro dall’istinto alla pulsione.

La pulsione di morte è donata dal linguaggio, in un rendere presente ciò che non lo è e di rendere assente, morente, inesistente ciò che è. L’articolazione di quest’ultima tesi si basa principalmente sullo studio dei bambini, che giocano ripetendo l’azione-negazione.

Moltissime tesi sono affrontate nel discorso che porta nuovamente al corpo, quali: il bisogno, il ricordo, l’individualità, il desiderio, il segreto, la solitudine, ma il fondo della questione è toccato dal paradosso dell’esperienza integrale.

L’esperienza integrale, raccontata da Primo Levi nel testo, conduce a riconoscere che un’ecceità è immanente a questo tipo di esperienza, poiché «non ammette ritorno […]. Puoi essere un “testimone” solo se, in realtà, non lo sei più»14)Ivi, p. 73. proprio per la profondità di tale esperienza che abbandona il soggetto, l’“io” dimenticato in superficie, in modo che non possa essere presente nel momento in cui il corpo è immerso nell’esperienza.

Il tema è che l’incomunicabilità dell’esperire a pieno la vita, come può essere l’immanenza nell’animalità dell’animale, è il medesimo del corpo che non parla.

Ebbene, nell’ultimo capitolo, la domanda fondamentale, del fondo, del linguaggio stesso in cui ogni significato rimanda a un altro e così via infinitamente, è: come si può uscire dal linguaggio? Cosa c’è al di là del linguaggio? Alla fine della catena delle interpretazioni, delle parole «si deve trovare qualcosa che non sia ancora una parola, ecco perché alla fine c’è la prassi, c’è l’agire, c’è un comportamento»15)Ivi, p. 102..

Cimatti presenta al lettore una grammatica lacaniana denominata “lalingua” che «ha a che fare con il linguaggio, ma non con la comunicazione e con il senso intersoggettivo, e quindi con l’Altro»16)Ivi, p. 109.. Il riferimento è un saper-fare del corpo per farlo essere il corpo che è. Al di là della parola.

«Laddove “io” finalmente tace c’è il corpo»17)Ivi, p. 110..

Note   [ + ]

1.F. Cimatti, Il taglio. Linguaggio e pulsione di morte, Quodlibet, Macerata 2015, p. 9.
2.Ibidem.
3.J. Derrida, L’animale che dunque sono, Jaca Book, Milano 2006.
4.G. Deleuze, Logica del senso, Feltrinelli, Milano 2014.
5.J. Derrida, L’animale che dunque sono, op. cit.
6.F. Cimatti, Il taglio, op. cit., p. 11.
7.Ivi, p. 17.
8.Ivi, p. 26.
9.Ibidem.
10.F. Cimatti, Filosofia dell’animalità, Laterza, Bari 2013, p. 38.
11.J. Von Uexküll, Ambienti animali e ambienti umani. Una passeggiata in mondi sconosciuti e invisivili, Quodlibet, Macerata 2010.
12.F. Cimatti, Il taglio, op. cit., p. 40.
13.Ivi, p. 41.
14.Ivi, p. 73.
15.Ivi, p. 102.
16.Ivi, p. 109.
17.Ivi, p. 110.



Nicola Zengiaro

 








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