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In altre parole, di Jhumpa Lahiri

 
Jhumpa Lahiri, In altre parole
Jhumpa Lahiri, In altre parole
Jhumpa Lahiri, In altre parole

 
Scheda del libro
 

Autore: Jhumpa Lahiri
 
Titolo: In altre parole
 
Casa editrice: Guanda
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788823510128
 
Pagine: 156
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


La capacità di esternare una passione facendocela vivere appieno, l’uso sapiente di metafore, la ricchezza e la fluidità espressiva, ma soprattutto l’originalità del tema trattato, dell’oggetto del suo desiderio: una lingua straniera. Apprezziamo anche il racconto finale dal titolo “Penombra”.

Aspetti negativi


Difficile trovarne; forse avremmo voluto più parole, più capitoli, più dettagli in certi passaggi, così come sempre accade quando – in un buon libro – la parola fine arriva troppo presto.


In sintesi

”In altre parole” di Jhumpa Lahiri è un libro davvero diverso: sappiamo che tutto è già stato scritto ma questo non vuol dire che non si possa più raccontare.

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Postedmercoledì, 1 aprile 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Jhumpa Lahiri, In altre paroleIn altre parole, di Jhumpa Lahiri, edizioni Guanda, è un libro davvero diverso. Sappiamo che tutto è già stato scritto, è vero, ma sappiamo anche che non è importante l’originalità di un tema, di un argomento, quanto il proprio modo di raccontarlo, di affrontarlo, di regalarlo al lettore in una maniera diversa, appunto. Questa straordinaria autrice indiana, che già vi abbiamo presentato su queste pagine recensendo il suo romanzo La moglie, vinse – lo ricordiamo – nell’anno 2000 il Premio Pulitzer con una raccolta di racconti (L’interprete dei malanni), che la vide esordire in campo letterario. Da allora, non ha mai deluso i suoi lettori, ricevendo altri importantissimi premi e onorificenze del tutto meritate, sebbene – dimostrando una grande umiltà – lei stessa ne sia rimasta incredibilmente sorpresa.

Con In altre parole, possiamo oramai definirla una scrittrice italiana a tutti gli effetti, poiché si tratta di una raccolta di racconti autobiografici, di riflessioni, pensata e scritta in italiano da una autrice la cui lingua tramandatale dai genitori è il bengalese, e la lingua di appartenenza è l’inglese, avendo lei sempre vissuto in America. Ma che cosa racconta, questo libro? Che cosa ci regala di così differente rispetto ad altri? Ci racconta del suo incontro con questa terza lingua, appunto, a far da paciere nel conflitto esistente tra le due imposte da altri: i genitori pongono l’uso del bengalese come obbligo, perché lei crescendo non si uniformi agli americani e resti fedele alle sue origini, ma l’America impone come fatto naturale l’uso dell’inglese a quella bambina che frequenta scuole americane, amici americani, e si muove e cresce negli Usa. Ed ecco che, a venticinque anni, Jhumpa Lahiri incontra per caso, in vacanza nel nostro paese, una terza lingua, la sua emancipazione dalle imposizioni, la prima vera scelta: l’italiano come via di fuga, come immagine di libertà, un percorso del tutto personale e senza obblighi, una scelta, appunto. La prima. Ma non solo. Si tratta di un improvviso innamoramento, di un incontro che leva il fiato, che la fa sentire per la prima volta veramente a casa. Ecco, questo è l’insieme dei capitoli o storie che compongono il libro: un tributo alla nostra lingua, la ricerca di farla propria con tutte le difficoltà che ne conseguono, il bisogno quasi fisico di conoscerla a fondo, di saper tutto di lei e di chi l’ha fatta sua, così come accade con un amante che ci leva il sonno e ci completa, e che vorremmo non avesse alcun segreto. Leggiamo di come nasce e si sviluppa questa passione, di come viene coltivata dapprima in America con insegnati privati, dei viaggi in Italia, e poi dell’inevitabile conseguenza di questa grande attrazione: il trasferimento definitivo nel nostro paese, a Roma. Qui, l’autrice comincia a scrivere un diario in questa lingua non sua ma che fin dal primo incontro ha sentito come parte di sé, fino a quando non si lascia andare a qualcosa di più, ovvero dando vita a In altre parole, libro concepito e scritto quasi tutto tra i tavoli di una biblioteca nel ghetto di Roma.

Suggestivi sono molti passaggi di questi capitoli impregnati d’amore, coinvolgenti a tal punto da farci sentire lusingati, da farci riscoprire la bellezza di una lingua che spesso diamo per scontata o che tendiamo a deturpare, una lingua che dovremmo avere il coraggio di proteggere, cullare, una lingua da nutrire e da cui farci nutrire, così come l’autrice fa ogni giorno…

Leggo con lentezza, con scrupolo. Con difficoltà. Ogni pagina sembra leggermente coperta dalla foschia. Gli impedimenti mi stimolano. Ogni nuova costruzione sembra una meraviglia. Ogni parola sconosciuta, un gioiello. Faccio un elenco di termini da controllare, da imparare. Imbambolato, sbilenco, incrinatura, capezzale. Sgangherato, scorbutico… Dopo aver terminato un libro, mi emoziono, mi pare un’impresa.

Legge così come faceva da ragazzina, e da adulta, oramai scrittrice, riscopre il piacere e la malia della parola scritta, ma… in italiano! La metamorfosi di Ovidio la inchioda, si lascia incantare da Moravia, da Pavese, da Quasimodo, da Saba, tentando di superare scogli che per molto tempo le appaiono come insormontabili: tempi verbali, articoli, preposizioni…

Ma vince lei, determinata e appassionata, regalandoci questo libro la cui lettura arricchisce e insegna a conseguire con volontà ferrea un obiettivo. Perché nessun ostacolo è insuperabile, se sono il desiderio e la passione ad armarci.

 




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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