Un articolo a caso


La donna dai capelli rossi, di Orhan Pamuk

 
Orhan Pamuk, La donna dai capelli rossi
Orhan Pamuk, La donna dai capelli rossi
Orhan Pamuk, La donna dai capelli rossi

 
Scheda del libro
 

Autore: Orhan Pamuk (traduzione di Barbara La Rosa Salim)
 
Titolo: La donna dai capelli rossi
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788806232115
 
Pagine: 272
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


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Aspetti positivi


Una storia, originale, che fa riflettere, che penetra le nostre corazze per mostrarci i limiti di cui siamo spesso avvolti, limiti che usiamo per proteggerci da noi stessi. Affascinanti le incursioni letterarie e il potere esercitato dalla parola scritta sull’anima del protagonista, nonché l’affrontare l’importanza dei rapporti tra padre e figlio.

Aspetti negativi


Per via di un dilungarsi troppo sulle tecniche e difficoltà del lavoro di “cavapozzi”, vien voglia di saltare interi lunghi brani per arrivare al dunque, certi che un dunque ci sia. Il medesimo problema si incontra sul finale, che dà troppe spiegazioni non sempre necessarie ad abbellire, ma purtroppo in grado di appesantire.


In sintesi

«La donna dai capelli rossi» di Orhan Pamuk è una storia interessante e originale tuttavia difficile da leggere o giudicare.

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pubblicatolunedì, 30 gennaio 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Orhan Pamuk, La donna dai capelli rossi

Orhan Pamuk, La donna dai capelli rossi

La donna dai capelli rossi (Einaudi) è un romanzo dell’autore turco Orhan Pamuk, premio Nobel 2006; la casa editrice Einaudi, ha da tempo in corso di stampa tutti i suoi romanzi, tradotti per noi da Barbara La Rosa Salim.

La donna dai capelli rossi non è soltanto la storia di una ossessione giovanile che lascerà un segno indelebile in età adulta, ma è anche uno sviscerare nel profondo quali cicatrici o devastazioni interne possa lasciare un rapporto tra padre e figlio mai realizzato appieno. Si racconta, di questo libro, che sia impregnato di gelosia, passione, ma noi troviamo che vi sia molto di più.

Cem, personaggio principale e voce narrante, è un ragazzo dal padre assente – ora per questioni politiche, ora per passioni segrete – che sogna di diventare scrittore ma, per guadagnare qualche soldo, comincia a lavorare per Mahmut Usta, come aiuto «cavapozzi»: siamo sul finire degli anni ’70, ci si arma di badile e piccone, c’è l’argano di legno che ruota, il secchio che va giù… dieci anni dopo saranno altri gli strumenti, a facilitare la ricerca dell’acqua e la costruzione dei pozzi, ma in quel tempo Cem fatica in questo modo, instaurando con Mahmut un rapporto che compensa l’assenza del padre.

«Mio padre non si era mai interessato a me come Mahmut Usta. Non potevo passare la mia giornata insieme a lui così come invece facevo con il mastro. Perché volevo obbedirgli e piacergli a tutti i costi?».

Maestro nel lavoro ma anche di vita, l’incontro tra i due prenderà tuttavia una piega inaspettata modificando la vita del ragazzo e influenzandone le scelte. In tutto ciò, un altro incontro segnerà l’intera esistenza di Cem, quello con una donna dai capelli rossi, più grande di lui, con la quale scopre l’attrazione, il fascino del proibito, il sesso: una mescolanza che facilmente può tramutarsi in ossessione.

Tuttavia, accade qualcosa che lo spinge a lasciare la Turchia, ed è in Iran che compie i suoi studi, vive realtà differenti, osserva la politica e trae le sue conclusioni (le differenze tra l’Iran dove studia e la Turchia dove è cresciuto, sono per lui affascinanti), ed è là che gli si rivela il potere della letteratura. L’incontro con la versione turca de L’Edipo re assume uno strano significato, per il protagonista, che già conosceva la storia sebbene in una versione differente: un figlio che senza saperlo uccide colui che è suo padre, sposa sua madre e i suoi figli sono in realtà fratelli. Una tragedia che lo spingerà poi ad accecarsi. Divora quelle pagine quasi come «a voler scoprire un segreto che riguardava la mia vita», colpito nel profondo. Una brava persona che diventa assassino e che non può accettarlo… Sofocle era con lui che parlava? Voleva indurlo a riflettere sui propri errori? Sulle proprie «vergogne»? E poi Freud, Nietzsche, o «Il libro dei re», altra folgorazione; padri che uccidono figli, figli che uccidono padri, demoni privati che riaffiorano dinnanzi a quadri che in qualche modo li raffigurano e li riportano a galla, come spesso succede a tutti noi al cospetto della letteratura o di opere d’arte d’altro genere che sentiamo vicine al nostro intimo.

«Fu proprio in quegli anni che presi l’abitudine di paragonare a Edipo e Rostam i padri e i figli che incontravo nel quotidiano fluire dell’esistenza».

Nel suo percorso di crescita impregnato di fantasmi privati, qualcosa lo induce a scommettere sull’edilizia. Si sposa, si cimenta in un lavoro che dà soddisfazioni, sente di desiderare un figlio. Coinvolge sua moglie Ayse nelle sue passioni letterarie, tanto che

«a volte classificavamo le persone dividendole in due categorie: i tipi come Rostam e quelli come Edipo. Dicevamo che i padri che esercitavano inquietudine nei figli, seppur con le migliori intenzioni e con tutto l’affetto, appartenevano alla categoria dei Rostam, che però aveva lasciato il figlio…»

E chi apparteneva alla categoria degli Edipo? I figli adirati e ribelli con il padre.

Ma… è a questo punto che tutto cambia, che accade ciò che rivoluziona davvero ogni suo progetto, ogni sua convinzione, ogni sicurezza finalmente acquisita. Cem dovrà fare i conti con deleterie scelte giovanili, con debolezze e codarde azioni quasi dimenticate.

Le sue letture, in qualche modo, gli avevano già mostrato ciò che può accadere quando la vita presenta il conto: non si sfugge per sempre ai propri errori, si può essere brave persone con grandi colpe a pesare sulla coscienza, messe a tacere per quieto vivere. E se a ciò si sommano rivelazioni inaspettate, è ben altro a riemergere dal pozzo e a far comprendere che le nostre teorie costruite per costringerci a metabolizzare mancanze, non sono altro che teorie.

«Eppure, se avessi avuto un padre, avrebbe preteso la mia obbedienza… con il suo affetto e il suo potere avrebbe soffocato la mia individualità».

E se invece, al di là di ogni teoria, un padre fosse «il principio e il centro del mondo»?

La donna dai capelli rossi è una storia interessante, originale, intensa nel suo collegarsi ai grandi della letteratura, tuttavia difficile da leggere o giudicare. La bellezza dell’insieme infatti, è in parte attutita dai primi dieci capitoli, nei quali per troppo tempo Pamuk ci spiega il lavoro dei cavapozzi; comprendiamo la sua volontà di farci vivere la realtà di Cem e il rapporto con il suo maestro, o ancora i suoi pensieri che si fanno ossessione, mentre lavora. Nondimeno, si fatica non poco ad andare avanti, consci che il climax ci aspetta, ma dubbiosi che arrivi.

Scopriamo dopo tante pagine e capitoli, che il romanzo lascia il segno, per via del colpo di scena e degli stravolgimenti che comporta nei personaggi, e ne veniamo catturati. Ma poi, quando il finale che ci aspettiamo sia breve, d’effetto, dinamico e risolutivo, si rivela ancora una volta troppo lungo e denso di spiegazioni, e non vediamo l’ora si giunga all’ultima pagina.

Peccato per questa costruzione, poiché la storia val la pena d’essere letta.




Susanna Trossero

 

Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.



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