Un articolo a caso


La gioia, l’amore e il dolce sonno, di Andrea Di Martino

 
Andrea Di Martino, La gioia, l’amore e il dolce sonno
Andrea Di Martino, La gioia, l’amore e il dolce sonno
Andrea Di Martino, La gioia, l’amore e il dolce sonno

 
Scheda del libro
 

Autore: Andrea Di Martino
 
Titolo: La gioia, l’amore e il dolce sonno. Riflessioni sul Mito e sul Logos attraverso le figure di Ulisse ed Ermes
 
Casa editrice: Mimesis
 
Anno: 2015
 
ISBN: 978-88-5752-281-4
 
Pagine: 80
 
Formato: cartaceo
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4.5/5


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Aspetti positivi


L’argomento è curioso e interessante, esplorato con capacità e competenza, e sembra che il tema del libro venga riproposto nello stile dell’autore. Anche impaginazione e copertina risultano molto piacevoli.

Aspetti negativi


Talvolta, il filo del discorso appare confuso e caotico.


In sintesi

La gioia, l’amore e il dolce sonno è il titolo di un saggio di Andrea Di Martino: riflessioni sul Mito e sul Logos attraverso le figure di Ulisse ed Ermes.

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pubblicatomartedì, 5 aprile 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Andrea Di Martino, La gioia, l’amore e il dolce sonno

Andrea Di Martino, La gioia, l’amore e il dolce sonno

La gioia, l’amore e il dolce sonno è un breve – brevissimo – saggio di Andrea Di Martino, il cui tema è la riflessione attorno alla relazione tra mito (mythos, μύθος) e logos attraverso le figure di Ulisse ed Ermes. Si tratta del secondo libro dell’autore uscito per Mimesis Edizioni, dopo La penombra toccata dall’allegria. La prefazione è di Laura Formenti.

La prima cosa che va sottolineata è che, per quanto breve (appena un’ottantina di pagine), si tratta di un libro che richiede una notevole dose di concentrazione. Il testo è redatto con un linguaggio estremamente specifico, di difficile interpretazione per chi non possiede conoscenze preliminari in merito alla mitologia greca e alla filosofia antica, ma questo, si badi bene, non lo considero (almeno in questo caso) un tratto negativo per cui il libro andrebbe criticato. Come da sottotitolo, l’opera racchiude riflessioni, considerazioni, non ha la pretesa di “fare lezione” su qualcosa di definitivo o di universalmente approvato. Personalmente oserei definirlo un libro di “approfondimento”, e non di “introduzione”. Molto utile, cioè, per chi vuole scavare più a fondo nella questione del rapporto tra mythos e logos, ma inadatto a chi si avvicina alla tematica per la prima volta.

Questo, tra l’altro, definisce anche il target a cui è rivolto il testo. Il libro è coerente sia con il calibro dell’autore (che insegna in una scuola superiore e collabora con l’Università di Milano-Bicocca), sia con quello del suo argomento, ma non sembra essere rivolto alla comunità estranea all’area filosofico-letteraria.

Il canto di Ermes risuonò per celebrare gli dei immortali e la terra nera, come nacquero e come ciascuno ebbe il suo destino. […] Il cuore di Apollo fu soggiogato, tant’è che chiese al fratello: “Che arte è questa che consola affanni infiniti? Come la si pratica? Vedo bene che conduce a tutti e tre gli obiettivi: la gioia, l’amore e il dolce sonno.

In generale, comunque, la mia valutazione di questo libro è piuttosto positiva: il tema è curioso, di grande interesse, esplorato con capacità e competenza (e sentimento, che parlando di mitologia, non guasta di certo). Anche la veste grafica, poi, è molto piacevole. Copertina e impaginazione, con la loro qualità, fanno onore alla Mimesis Edizioni.

Mi permetto, infine, un’ultima considerazione, un pensiero emerso mentre stavo leggendo proprio le pagine conclusive. Il linguaggio usato è certamente “tecnico”, ma nello scorrere delle parole, nella loro unione in frasi, nella loro disposizione una volta unite, ho notato un certo “tono poetico”; come se la bellezza e la meraviglia suscitate dai miti di cui si sta discutendo trapelassero oltre il mito stesso, andando a colorare e affrescare il procedere dell’analisi. Come se il rapporto tra mythos e logos che costituisce il tema del libro costituisse anche il libro in sé, le sue pagine, e la sua idea di fondo. Per quanto mi riguarda, si tratta di una “coincidenza” rara, ma, soprattutto, preziosa.

Le parole degli dei sono Aletheia, dicono Verità, e le Muse che ispirano il poeta veggente cominciano “dal principio”, ex archés. Perché il tempo delle Muse e degli Dei è Aion e come tale si sottrae al divenire.




Samuele Strati

 


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