Un articolo a caso


La guerra non ha un volto di donna, di Sveltana Aleksievič

 
Sveltana Aleksievič, La guerra non ha un volto di donna
Sveltana Aleksievič, La guerra non ha un volto di donna
Sveltana Aleksievič, La guerra non ha un volto di donna

 
Scheda del libro
 

Autore: Sveltana Aleksievič (traduzione di Sergio Rapetti)
 
Titolo: La guerra non ha un volto di donna. L'epopea delle donne sovietiche nella seconda guerra mondiale
 
Casa editrice: Bompiani
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788845281099
 
Pagine: 442
 
Formato: cartaceo; eBook
 
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Il nostro voto
 
 
 
 
 
5/5


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Aspetti positivi


L’intensità delle voci narranti è tale da entrarci dentro, commuoverci, coinvolgerci. Una raccolta di testimonianze che non possono più andare perdute, e che completano la nostra ancora troppo astratta visione della guerra.

Aspetti negativi


Noi non ne abbiamo trovato, ma forse non è un libro per coloro che non amano coinvolgimenti, che prediligono la leggerezza di una lettura. Queste sono pagine che facilmente si bagneranno di lacrime: le vostre…


In sintesi

La guerra non ha un volto di donna di Sveltana Aleksievič è un libro che si legge e si ascolta e che fa vibrare corde che fanno male

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pubblicatolunedì, 14 marzo 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Sveltana Aleksievič, La guerra non ha un volto di donna

Sveltana Aleksievič, La guerra non ha un volto di donna

La guerra non ha un volto di donna, è il prezioso dono che Svetlana Aleksievič fa a noi lettori; edito da Bompiani, il libro è in realtà uno scrigno contenente incredibili testimonianze che la stessa scrittrice bielorussa – Premio Nobel per la Letteratura 2015 – ha raccolto nel tempo: voci di donne, le donne sovietiche, che hanno vissuto la seconda guerra mondiale in prima persona esattamente come gli uomini, una guerra percepita tuttavia in maniera differente; voci che allo stesso tempo raccontano anche di uomini forse come gli stessi uomini mai – per pudore – si racconterebbero.

L’orrore del sangue che si alterna con il sapore di una caramella che diviene quasi un miracolo per la bocca, la bellezza di una lettera scritta o ricevuta, bene prezioso, e i sorrisi rubati al buio di giorni terribili. La femminilità mai del tutto mortificata e messa al servizio di chi muore rimpiangendo mogli e madri…

Quanto, e come ti cambia, una guerra? “Dopo la guerra – racconta l’infermiera Ljubov’ Zacharovna – tutti mi facevano compassione: le persone, i galli, i cani… Anche adesso non posso sopportare il dolore altrui. Abbiamo un grande giardino, non ho mai venduto né una mela, né una bacca. Regalo sempre tutto… Dai giorni della guerra mi è rimasto questo gran cuore…”

Non sopportare mai più di andare al mercato o in luoghi in cui si vende la carne, non riuscire a indossare qualcosa di rosso, sentire in tempo di pace l’odore della morte anche in uno stufato, gonna e vestiti che procurano disagio dopo aver indossato per così tanto tempo – al fronte – dei pantaloni…

Ma c’è anche chi dice che la fine della guerra è come il risvegliarsi da un brutto sogno, e che dopo quell’oceano di lacrime, la vita non poteva che essere bellissima. E nasce la convinzione che dopo tante atrocità viste e vissute, gli uomini non potranno che essere solo buoni, fratelli. Si prova un nodo in gola a leggerle, queste parole, perché si comprende quanto sia facile per l’uomo, invece, dimenticare e ricadere nell’errore…

Ciò che commuove, tra queste pagine che paiono respirare, è proprio il gran cuore presente sotto i bombardamenti, nel fango, tra le barelle o gli stenti, nella paura o tra i mortai: disciplina militare che non impedisce tuttavia l’inarrestabile nascita di condivisioni, o le manifestazioni di altruismo, di amicizia, la solidarietà, lo sbocciare inaspettato di sentimenti, e i bigliettini d’amore… “Per noi l’amore laggiù non si divideva tra un oggi e un domani, contava solo l’oggi. Ovvero, tu ami in questo istante, ma qualche istante dopo tu stesso, o la persona amata, potete non esserci più. In guerra tutto si svolgeva in modo accelerato, la vita come la morte.”

E ancora: “Meglio piuttosto restare uccisi insieme, portati via nello stesso momento. O morire insieme, o vivere insieme.”

Uomini che vanno a morire, donne che divengono madri nell’ultima carezza che dà loro conforto, in un bacio, in un sorriso donati a uno sconosciuto. “Finché può ancora sentirti… Fino all’ultimo gli dici che no, no, è impossibile che lui muoia. Lo baci, te lo tieni stretto, ma va’ ma và gli dici. È già morto, gli occhi vitrei fissano il soffitto e io continuo a sussurrargli delle parole… Per tranquillizzarlo…”

A rendere ancor più prezioso questo libro, è anche la grande fatica da lui compiuta per “nascere”: La guerra non ha un volto di donna fu dato alle stampe per la prima volta nel 1983, ma venne subito censurato e bloccato per due anni per via del rifiuto della guerra che ne impregna ogni pagina, e la scrittrice fu accusata – oltre che di “pacifismo” – anche di “naturalismo”, ovvero di omettere la sua voce narrante in favore di altre voci scomode, basate sulla realtà dei fatti. L’autrice, ha invece potuto – in seguito – reintegrare nel testo altri racconti, al tempo impossibili da pubblicare, che completano un’opera davvero degna di nota e per la prima volta edita in Italia (novembre 2015).

La guerra non ha un volto di donna è un libro che non solo si legge ma si ascolta, capace di far vibrare corde che fanno male ma composto di parole e storie che val la pena di conoscere fino in fondo.




Susanna Trossero

 

Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.



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