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Un articolo a caso


La guerriera dagli occhi verdi, di Marco Rovelli

 
Marco Rovelli, La guerriera dagli occhi verdi
Marco Rovelli, La guerriera dagli occhi verdi
Marco Rovelli, La guerriera dagli occhi verdi

 
Scheda del libro
 

Autore: Marco Rovelli
 
Titolo: La guerriera dagli occhi verdi
 
Casa editrice: Giunti
 
Anno: 2016
 
ISBN: 9788809815179
 
Pagine: 160
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
3/5


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Aspetti positivi


Far conoscere un popolo e una storia che non tutti conoscono.

Aspetti negativi


In alcuni passi la storia va avanti lentamente, troppo lentamente.


In sintesi

Marco Rovelli ne La guerriera dagli occhi verdi racconta la storia di Avesta Harun, donna curda militante nella fila del Pkk, uccisa dall’Isis.

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pubblicatolunedì, 13 giugno 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Marco Rovelli, La guerriera dagli occhi verdi

Marco Rovelli, La guerriera dagli occhi verdi

Probabilmente il nome di Avesta Harun non risulterà del tutto nuovo alle persone più attente, soprattutto per coloro che seguono le vicende di politica internazionale. Avesta Harun era una donna curda di ventidue anni: il passato è d’obbligo perché è stata uccisa da un miliziano dell’Isis il 12 settembre 2014 durante un’operazione congiunta PKK-Peshmerga (PKK: Partito dei lavoratori del Kurdistan; Peshmerga: le forze armate della regione autonoma del Kurdistan iracheno) per la riconquista di un villaggio vicino Makhmour, nel Kurdistan iracheno. Sì, perché Avesta Harun era a capo di un commando di tredici combattenti (tra cui otto donne) del PKK. Proprio di Avesta Harun, della sua storia, della sua lotta per la libertà scrive Marco Rovelli nel libro La guerriera dagli occhi verdi in libreria per Giunti.

Con una narrazione delicata e serrata Marco Rovelli ci fa conoscere la giovane Avesta, fin dalla sua infanzia: la donna, infatti, entrò nel PKK appena quindicenne, dopo che suo fratello, anche lui militante nel Pkk, era stato martoriato. Avesta Harun divenne un leader all’interno del gruppo dei combattenti, prendendo parte a diverse battaglie, anche le più sanguinose, contro l’esercito turco. Perché il nodo della questione è tutto qua (facile a dirsi):

Nel Novecento, secolo di cancellazioni, il popolo delle montagne (i curdi, ndr) è stato negato: i curdi non esistevano semplicemente. Sparsi tra quattro stati che si volevano nazione, e perciò avevano bisogno di costruire un popolo, uno solo, e il resto va taciuto. A nord turchi, a sud iracheni, a est iraniani, a ovest siriani. Curdi, da nessuna parte. Bocche serrate, cucite col filo spinato: questo dovevano essere i curdi per i loro dominatori. E soprattutto per il dominatore turco, ché nella Turchia ricade la parte più ampia della terra dei curdi. Perfino nelle case private era un reato parlare la propria lingua. Curdi mutilati, strappati da sé, ridotti a fantasma. Fino agli anni Settanta, che ovunque furono anni di fuoco e di risveglio, anni in cui le gole gridavano e le lingue articolavano visioni, e allora è più facile scoprirsi muti. Ci fu così un nuovo inizio, e del suo compimento Avesta si sente responsabile.

Come si evince dalla citazione, la prosa di Marco Rovelli ne La guerriera dagli occhi verdi è molto poetica, con un uso interessante delle immagini e delle metafore. Con questo stile l’autore racconta la storia di Avesta e del suo popolo, ci fa conoscere gli usi e i costumi dei curdi e riflettere su una situazione politica estremamente complessa (per inciso, consigliamo di leggere in contemporanea a questo di Rovelli anche la graphic novel Kobane calling di Zerocalcare, in cui si parla anche dei combattenti del PKK e del ruolo, fondamentale, delle donne). A volte, però, questo stile ricercato è un po’ pesante, soprattutto in un testo in cui si racconta di azioni militari: forse un po’ più di concretezza avrebbe risolto qualche lentezza (en passant, segnaliamo un errore di calcolo: «Ci sono quaranta case, a Mezri, ovvero quaranta famiglie. Considerando che molte delle famiglie hanno una decina di bambini, gli abitanti totali saranno tra i tre e quattromila»).




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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