Un articolo a caso


La notte ha la mia voce, di Alessandra Sarchi

 
Alessandra Sarchi, La notte ha la mia voce
Alessandra Sarchi, La notte ha la mia voce
Alessandra Sarchi, La notte ha la mia voce

 
Scheda del libro
 

Autore: Alessandra Sarchi
 
Titolo: La notte ha la mia voce
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788858424926
 
Pagine: 176
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
3/5


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Aspetti positivi


Grande padronanza della scrittura. Leggerlo è un piacere.

Aspetti negativi


Claustrofobico.


In sintesi

«La notte ha la mia voce» di Alessandra Sarchi apre uno squarcio su un episodio drammatico della sua vita e risucchia, come un buco nero, chi legge.

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pubblicatolunedì, 31 luglio 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Alessandra Sarchi, La notte ha la mia voce

Alessandra Sarchi, La notte ha la mia voce

Ero su divano a leggere La notte ha la mia voce, di Alessandra Sarchi, entrato nella cinquina finalista del Campiello. Mia figlia undicenne scruta la mia espressione concentrata, mi chiede di cosa parla il libro e poi sentenzia: «Non dovresti leggere libri così prima di andare a letto».

Aveva ragione: ho avuto una nottata piena di incubi. Perché il romanzo di Sarchi, che apre uno squarcio su un episodio drammatico della sua vita, ti risucchia come un buco nero. Che sia un pregio o un limite, dipende dal lettore, ma di sicuro è uno di quei libri che ti cattura e ti trascina con sé.

La notte ha la mia voce

La protagonista di La notte ha la mia voce, durante l’incidente che le cambierà la vita, ha la percezione di essere l’unica che ne verrà devastata. Non sua figlia, non il suo compagno, soltanto lei.

Non sbaglia perché perderà il controllo di più di metà del proprio corpo, perché cambierà la percezione che ha di sé, aumenteranno insieme la paura e il desiderio di non esserci più.

Ricordo invece il mio sentirmi tutt’uno con il linoleum a bolle dell’ospedale, calpestato e smangiato, e pure col cemento nero fumo del muro esterno, in cui si aprivano crepe infestate di erba e cicche di sigarette, acqua che scendeva dalla grondaia e arrugginiva il muro. Tutte queste cose in cui dissolversi senza pretese, nell’ordinario fango del vivere.

Finché nella sua vita non entra una donna, conosciuta durante la fisioterapia. Sembra avere una forza che a lei è negata o si nega. Sfida continuamente il mondo che si rifiuta di vedere quello che accade a chi subisce un danno permanente o a chi con quel danno ci è nato:

Cosa vede una persona che cammina quando ne incontra una che non cammina più, o che non ha mai camminato? Un pericolo scampato per sé, qualcosa che in teoria poteva o potrebbe capitarle. Ad esempio, come lei mi sta guardando, non creda che non ci abbia fatto caso. Ci abbiamo fatto caso tutti e due, e il resto di questa sala. Bisogna partire dalla propria paura, prima che dalla propria supposta tolleranza. Se si tollera, vuol dire che comunque ci si considera superiori.

Giovanna, la Donnagatto, trascina la protagonista in un bagno di realtà che in parte le restituisce forza e consapevolezza, in parte le mostra che i buchi neri non sono una sua specialità.

Una scrittura serrata

La scrittura di Alessandra Sarchi è serrata e feroce, senza sconti, di alto livello. Di pagina in pagina mi sembrava di percepire la densità, la vischiosità di certi pensieri. Certo, non ho potuto fare a meno di cercare la storia del compagno e della figlia della protagonista, che non possono però esserci, credo di aver capito, in quello che è proprio uno squarcio, che elargisce il permesso di entrare e di toccare solo una parte del dolore e della storia raccontata.




Mariantonietta Barbara

 

Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.



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